Le trappole nell’accordo di Trump con Teheran

Per l’Iran Hezbollah deve restare un coltello puntato contro Israele. Gli attacchi, le minacce, le sfuriate annunciate

14 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 18:07
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Prima un attacco di droni contro il nord di Israele, poi la reazione di Tsahal a Beirut, infine l’annuncio di Teheran: ancora non è il momento di firmare l’accordo con gli Stati Uniti. Hezbollah perde uomini e terreno, ma rimane un coltello dell’Iran puntato contro Israele e oggi il suo attacco con droni contro il nord dello stato ebraico ha causato una catena di eventi senza fine di minacce, corse dei mediatori, annunci, attacchi, liti fra alleati. Tsahal ha risposto ai colpi di Hezbollah bombardando Dahiyeh, la periferia a sud di Beirut, dove il gruppo sciita detiene affari e centri di comando. La scorsa settimana, Israele aveva imposto una linea rossa: qualsiasi attacco di Hezbollah avrebbe causato una risposta contro il gruppo nella capitale libanese. Lo schema si è riproposto oggi, fra negoziatori in affanno e tentativi di firme a distanza per il memorandum-regalo che il presidente americano Donald Trump voleva sventolare nel giorno del suo ottantesimo compleanno, nonostante il rifiuto degli iraniani di porgergli un omaggio di tale portata. Dopo la risposta di Israele ai colpi di Hezbollah, il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Ghalibaf, ha detto: “Gli attacchi sionisti a Dahiyeh dimostrano una volta di più che gli Stati Uniti o mancano della volontà di adempiere ai propri impegni o della capacità di farlo”. I funzionari di Teheran, nonostante i loro missili lanciati contro Israele, hanno iniziato a spingere l’idea che il maggior ostacolo alla pace fossero gli israeliani, l’incontenibile guerra contro il Libano e l’incapacità degli Stati Uniti di tenere a freno gli alleati.  
Gli americani sapevano che Israele avrebbe risposto al fuoco di Hezbollah, non si sa se abbiano dato il via libera, ma la reazione di Teheran indica che rimane un punto vago molto importante: il fronte libanese, che per Israele deve rimanere separato dalla trattativa con Teheran, mentre il per il regime ne è parte. Il presidente americano, Donald Trump, ha commentato: “L’attacco di questa mattina a Beirut non sarebbe dovuto accadere, soprattutto in un giorno così importante, a un passo da un accordo di pace con l’Iran. Israele ha il diritto di difendersi dalle minacce, ma l’attacco a cui ha reagito era di portata limitata e insignificante; nessuno è rimasto ferito o ucciso e non dovrebbe interrompere questo importante processo”. Già la scorsa settimana Trump aveva cercato di imporre a Israele un nuovo approccio, suggerendo di non reagire in assenza di vittime sul suo territorio. “Non può passare questo messaggio, i nemici colpiscono Israele per fare vittime, quello a cui rispondiamo non è il risultato dell’attacco, ma è la loro volontà e la volontà di Hezbollah è uccidere israeliani, anche quando non ci riescono”, dice Jacob Nagel, ex capo del Consiglio di sicurezza nazione israeliano, durante un briefing con i giornalisti a cui il Foglio ha partecipato. La posizione di Nagel è quella di Israele ed è il punto più difficile da gestire in questo momento con gli americani. La Repubblica islamica lo sa e presenta Israele come il problema del medio oriente agli occhi Trump ma soprattutto dei paesi del Golfo. La scorsa settimana c’è stato un incontro inedito fra emiratini e iraniani, segnale del fatto che la possibilità di un accordo fra Teheran e Washington piace molto nel Golfo. Per la Repubblica islamica è il momento di allontanare Israele dalla sua stagione di alleanze e normalizzazioni, presentandolo come l’elemento di instabilità a ogni costo. Oggi, dopo che Hezbollah aveva lanciato il suo attacco contro Israele, si è diffuso il sospetto che il gruppo avesse agito per volontà di Teheran, che non era intenzionato a firmare nel giorno del compleanno di Trump, ma non voleva neppure assumersi fino in fondo le responsabilità del rifiuto. L’idea però non ha sfiorato il presidente americano che, intervistato da Barak Ravid per Axios, ha raccontato di aver ricevuto una telefonata sull’attacco a Beirut “un’ora prima della firma dell’accordo”. Trump ha ripetuto: “Hezbollah ha sparato e colpito in mezzo al nulla. Nessuno si è fatto male. Ma lui (il premier israeliano Benjamin Netanyahu) doveva fare questo fottuto attacco, e per di più a Beirut”. Secondo il presidente americano, l’accordo è comunque vantaggioso anche per Israele perché impedisce all’Iran di dotarsi di armi nucleari, ma Netanyahu “non ha nessuna fottuta capacità di giudizio”. Spesso rimane il dubbio che le sfuriate del presidente americano con il premier israeliano siano un gioco delle parti. Trump ha comunque detto che l’accordo verrà firmato prima in forma elettronica, poi con una cerimonia in Europa. Il Libano al momento rimane un punto insoluto, l’Iran vuole che venga incluso nel memorandum e manda avanti Hezbollah.