La Slovenia toglie l’embargo a Israele. Senza Gerusalemme, l’Europa è strategicamente nuda

Tel Aviv ha affrontato i droni di Hamas, Hezbollah, Iran, houthi e altri attori sostenuti dall’Iran. Quando i governi europei chiedono come difendere aeroporti, basi, città e truppe, non sorprende che le risposte israeliane siano attraenti

13 GIU 26
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Foto LaPresse

“Cari israeliani, scusate: abbiamo scherzato”. Questo, in sostanza, è il messaggio che mercoledì è arrivato dalla Slovenia, che appena un anno fa era stata elogiata per essere il primo e unico paese europeo a varare l’embargo militare totale a Israele di import ed export. Il governo sloveno ha cancellato la misura: via libera all’acquisto di armi israeliane. Intanto la società israeliana Rafael e l’azienda spaziale tedesca Reflex Aerospace annunciavano un’operazione congiunta per realizzare satelliti destinati all’intelligence avanzata. Nel frattempo, la Spagna aveva fatto di meglio della Slovenia.
Nel giugno 2025, la Spagna ha annullato un contratto da 325 milioni con l’israeliana Rafael per missili anticarro guidati Spike LR2. Poi ha cancellato un accordo da 825 milioni con l’israeliana Elbit per i lanciarazzi Puls. Pochi giorni dopo ha stracciato un contratto da 242 milioni con la Rafael per i pod di targeting Litening 5. Il primo ministro Pedro Sánchez aveva fatto un’eccezione per Airbus. I componenti israeliani sono indispensabili per gli aerei e i sistemi di droni costruiti in Spagna. Poi la Spagna ha ordinato a EuroSpike – il consorzio tedesco-italiano che produce una versione su licenza europea dello stesso missile Spike israeliano che Madrid aveva appena respinto. Rafael possiede il venti per cento di quel consorzio. La Spagna non si è disconnessa dalla tecnologia israeliana; ha pagato di più per averla attraverso un brand tedesco. Questa, in una singola transazione, è la storia della Difesa europea nel 2026.
E mentre il Pentagono sarebbe pronto a ridurre il numero di caccia schierati in Europa secondo il New York Times, la difesa aerea in Europa è un mosaico di Patriot americani e dell’israeliano Iron Dome. E i sistemi di protezione per carri armati europei? Il Trophy israeliano montato su Abrams americani, Leopard tedeschi e Challenger britannici. E il pod di targeting, il sistema di acquisizione del bersaglio? Della Rafael, utilizzato dalle forze aeree di tutta Europa. E i contro droni? Un mercato dominato da israeliani e americani. Israele ha affrontato droni di Hamas, Hezbollah, Iran, houthi e altri attori sostenuti dall’Iran. Ha visto il cielo sopra Tel Aviv diventare affollato e pericoloso. Quando i governi europei chiedono come difendere aeroporti, basi, città e truppe, non sorprende che le risposte israeliane siano attraenti. Israele dal 7 ottobre 2023 combatte su sette fronti simultanei contro una rete equipaggiata con sistemi di Difesa aerea russi S-300, missili balistici cinesi e un’industria di droni iraniana. Israele non può permettersi il lusso della debolezza. L’Europa può?