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Il tempo stringe •
Fate le riforme, non le ferie. La cacofonia della Germania in ebollizione
I piccoli imprenditori chiedono al Bundestag di continuare a lavorare in estate per approvare la riforma previdenziale, quella della sanità e dell’assistenza. Ma non sono le uniche leggi su cui Merz deve accelerare, però il tempo stringe: i sondaggi sono pessimi, tre elezioni regionali si avvicinano e occorre dare un segnale al paese senza spaccarlo
13 GIU 26

Foto LaPresse
Berlino. I dati dell’economia tedesca non sono buoni già da tempo, ma da una settimana a questa parte radio e giornali non fanno che parlare di quanto la Germania sia in difficoltà. Ad aprire le danze è stata Die Familienunternehmer, un’associazione di 6.500 piccoli imprenditori dalle spiccate preferenze liberiste, la cui presidente Christine Ostermann si è appellata ai deputati al Bundestag: non andate in vacanza quest’estate ma portate avanti le riforme in modo che l’Aula già ad agosto possa approvarle in terza lettura. All’ordine del giorno ci sono la riforma previdenziale, quella della sanità e dell’assistenza. Il direttore generale del gruppo parlamentare della Cdu (il capogruppo in Germania dà le indicazioni politiche, il direttore generale fa funzionare la macchina), Steffen Billger, ha assicurato la massima attenzione all’appello della signora Ostermann spiegando che “solo perché c’è la pausa estiva, non significa che i deputati smetteranno di lavorare”. Ostermann ha fatto centro non tanto per il peso della sua lobby quanto perché ad aprile 2025, poco prima di insediarsi come cancelliere, lo stesso Friedrich Merz aveva affermato: “Quest’anno vogliamo prolungare il calendario di lavoro del Bundestag fino all’estate”, ossia fino a luglio inoltrato. In attesa di sapere, il prossimo 10 luglio, come il Parlamento tedesco organizzerà sovranamente le proprie ferie, a inizio settimana i deputati della Camera bassa hanno deciso di congelare l’adeguamento automatico delle proprie indennità, rinunciando a un ritocco all’insù per 497 euro (restando così a 11.833 euro al mese) “a causa della situazione economica e delle misure di austerità imposte alla popolazione”.
Misure che ancora non si vedono ma che bollono in pentola. Mercoledì Merz ha convocato i principali rappresentanti dell’imprenditoria del sindacato per aprire un confronto sui punti chiave dell’agenda del suo governo: la riforma del mercato del lavoro, delle politiche sociali, della fiscalità e la riduzione della burocrazia. Il tempo stringe: i sondaggi sono pessimi, tre elezioni regionali a settembre si avvicinano e occorre dare un segnale al paese senza spaccarlo. Parlando giovedì dal Bundestag, Merz si è poi rivolto all’intera popolazione affinché “partecipi al dibattito nell’interesse del paese, senza liquidare la questione con disprezzo”. Per la Confindustria tedesca (Dbi) ha parlato il numero uno Peter Leibinger ricordando che “senza migliori condizioni quadro e un contenimento dei costi, non saremo in grado di superare la debolezza degli investimenti e di mantenere la produzione sul territorio”. Ha messo invece le mani avanti la presidente della Dgb (la prima confederazione sindacale con sei milioni di iscritti) ed ex parlamentare socialdemocratica Yasmin Fahimi criticando aspramente “l’attenzione della coalizione all’austerità e ai tagli” e bocciando in partenza le proposte volte ad allentare le norme relative alla giornata lavorativa di otto ore (un’idea, questa, sostenuta dallo stesso Merz).
Ma se il dibattito fra le parti sociali sul quadro della politica macro è fisiologico, è ancora sui giornali che si percepisce un malessere più diffuso, un generatore, mai spento, di sfiducia a media intensità. Molto risalto ha avuto la notizia di come oggi in Germania si sia raggiunta la cifra record di 19,1 milioni di pensionati che solo nel 2025 hanno riscosso complessivamente 301 miliardi di euro. Fra i dati del rapporto pubblicato dalla Drv, l’Inps tedesca, si legge anche di come circa il 30 per cento di tutte le pensioni di vecchiaia maturate nel 2025 sia frutto di pensionamenti anticipati di 33 mesi in media rispetto al raggiungimento dell'età pensionabile legale. Il sistema, in soldoni, è fatto per tutelare chi ha i capelli grigi a spese dei più giovani tedeschi, che, non a caso, cercano sempre più lavoro all’estero e, quando non possono, votano per i sovranisti antisistema di AfD. Di sicuro minor valore statistico dei dati della Drv ma di forte impatto mediatico è il caso sollevato da Fred Göcken, dipendente da oltre 20 anni del Jobcenter (agenzia pubblica di collocamento) di Brema che alla Zdf ha raccontato di come il 30-40 per cento dei beneficiari del reddito di cittadinanza fornirebbe informazioni false per continuare a ricevere i sussidi. Dopo l’intervista Göcken è stato licenziato senza preavviso e smentito dall’amministrazione socialdemocratica della città – “parole infondate e dannose” – ma intanto ha instillato un dubbio nelle orecchie di chi lo ha ascoltato.
Quello tedesco è un malessere rumoroso, in cui ognuno dice la sua, e anche la Spd, il partito alleato della Cdu al governo, ha proposto un piano economico tutto suo – ma come? Ma il vicecancelliere e leader del partito Lars Klingbeil quale seguirà? – alla vigilia dell’incontro con le parti sociali illustrando la necessità di cambiare il mercato tedesco con meno esportazioni e più servizi. Merz ne uscirà vivo solo se riuscirà a riallacciare tutti i fili di questa cacofonia.