Il presidente sudcoreano Lee Jae-myung in Europa vende armi e un’idea dell’Asia meno naïf
Ieri il vertice tra Unione europea e Corea del sud a Bruxelles, oggi l'incontro con Mattarella al Quirinale e domani con Meloni. Perché si è rafforzato il dialogo con la potenza emergente (e percepita più neutrale) dell'Indo-Pacifico
Il presidente sudcoreano Lee Jae-myung in questo momento è il leader asiatico più corteggiato d’Europa. Non era previsto: leader della corrente più populista del Partito democratico sudcoreano, in passato Lee aveva posizioni un po’ diverse, contro l’America, contro la vicinanza della Corea del sud alla Nato, a favore del dialogo con la Corea del nord e di un rapporto più intenso con la Cina. Ma sin dall’inizio del suo mandato, un anno fa, le aspettative degli osservatori internazionali sono state disattese. Sorprendentemente, Lee Jae-myung ha riattivato un rapporto cordiale con il Giappone di Sanae Takaichi – in questo momento la leader più oltraggiata dalla propaganda di Pechino – e ieri ha iniziato un importante tour europeo, che oggi lo ha portato anche a Roma.
Per giorni la Commissione europea si è preparata per il vertice Ue-Corea del sud che si è tenuto ieri a Bruxelles. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha scherzato molto sui social legando l’appuntamento politico alla coolness sudcoreana del K-pop, insomma alla musica, ma al centro dell’attivismo diplomatico sudcoreano c’è soprattutto la K-defense: nel 2025 la Corea del sud è diventata il secondo fornitore di armi ai paesi europei della Nato dopo gli Stati Uniti, stravolgendo il panorama dell’industria della difesa negli ultimi cinque anni. La Corea è entrata anche nella classifica mondiale dei primi dieci esportatori di armamenti, grazie soprattutto ai contratti di acquisto del carro armato K2, dell’obice semovente K9 e del caccia leggero FA-50. Da sola la Polonia ha rappresentato il 47 per cento dell’export di armamenti in Europa.
E’ un boom inaspettato ma sul quale il governo di Seul ha lavorato a lungo con i suoi conglomerati industriali, e che beneficia soprattutto di un fattore: in Asia, rispetto al Giappone e a paesi come Taiwan, la Corea del sud è considerata più neutrale, e in grande ascesa economica anche in altri settori, come quello dei semiconduttori. Per conquistare un ruolo di primo piano nell’export di Difesa e tecnologia, il governo di Seul ha lavorato anche sulla sua narrazione pubblica, cercando una specie di continuità storica. Da qualche anno una serie YouTube di un museo nazionale è diventata un caso culturale e quasi politico: si chiama “Firepower Joseon” ed è prodotta dal Museo nazionale di Jinju. Attraverso ricostruzioni e analisi storiche racconta lo sviluppo delle armi da polvere da sparo della dinastia Joseon, dalle frecce-razzo ai cannoni usati durante le invasioni giapponesi del Cinquecento. La serie ha superato le decine di milioni di visualizzazioni ed è stata raccontata dai media sudcoreani come un simbolo del modo in cui Seul vuole spiegare oggi le radici storiche del proprio boom nella Difesa, con un messaggio naturalmente più culturale che tecnico, e che spiega come il successo della K-defense ha origine in una lunga tradizione nazionale di innovazione militare.
L'accoglienza romana (di Samsung) al presidente sudcoreano Lee Jae-myung in visita di stato
A Bruxelles però non si è parlato solo di business della Difesa e del partenariato strategico su sicurezza, commercio, tecnologie digitali e catene di approvvigionamento. In un comunicato congiunto finale l’Ue e la Corea del sud hanno condannato la cooperazione militare tra Corea del nord e Russia, definendola illegale e funzionale alla prosecuzione della guerra di Mosca in Ucraina, e hanno ribadito la necessità di una denuclearizzazione della penisola coreana – quella che il leader cinese Xi Jinping, durante la sua recente visita a Pyongyang, non ha menzionato. E nel comunicato è emersa anche una posizione comune sull’Indo-Pacifico, per il sostegno alla libertà di navigazione nel Mar cinese meridionale e la contrarietà a cambiamenti unilaterali dello status quo nello Stretto di Taiwan, che non piacerà a Pechino.
A mettere in ombra la definitiva consacrazione della Corea del sud come partner affidabile c’è però la stabilità della politica, sempre un po’ in bilico. Con Lee sembrava archiviata la triste e pericolosa parentesi di Yoon Suk-yeol, il presidente conservatore che il 3 dicembre del 2024 dichiarò la legge marziale, durata per circa sei ore, nel tentativo di prendere più potere nelle sue mani (e accusando le istituzioni di essere infiltrate da spie nordcoreane). Rimosso dal suo incarico, la nuova leadership di Lee Jae-myung sembrava raccogliere sempre più consensi – fino alle elezioni locali del 3 giugno scorso. La maggior parte delle vittorie sono state ottenute dal Partito democratico, ma la gestione del voto ha aperto una crisi di fiducia verso la commissione elettorale che sta arrivando alla Casa Blu, il palazzo della presidenza di Seul. Il problema più grave è stata la carenza di schede in decine di seggi, soprattutto nell’area della capitale, ed exit poll usciti anzitempo, che hanno portato a nuove manifestazioni di piazza per chiedere l’annullamento del voto.
Il sostegno popolare resta alto, però, e anche quello internazionale a quanto pare. Lee Jae-myung arriva a Roma con un mandato chiaro da Bruxelles – cercare di avvicinare l’Asia all’Europa – e renderla meno dipendente dai paesi che rischiano di diventare un problema per la sicurezza.
È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio da più di un decennio, scrive soprattutto di Asia orientale, di Giappone e Coree, di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo, ma anche di sicurezza, Difesa e politica internazionale. È autrice della newsletter settimanale Katane, la prima in italiano sull’area dell’Indo-Pacifico, e ha scritto tre libri: "Sotto lo stesso cielo. Giappone, Taiwan e Corea, i rivali di Pechino che stanno facendo grande l'Asia", “Al cuore dell’Italia. Come Russia e Cina stanno cercando di conquistare il paese” con Valerio Valentini (entrambi per Mondadori), e “Belli da morire. Il lato oscuro del K-pop” (Rizzoli Lizard). È terzo dan di kendo.