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E’ presto per dare il Seae per morto
Le fughe di notizie sul Servizio europeo di azione esterna e il gioco di potere fra von der Leyen e Kaja Kallas che indebolisce l’Ue
12 GIU 26

Foto ANSA
L’annuncio della morte del Servizio europeo di azione esterna (Seae) guidato dall’Alto rappresentante dell’Unione europea, Kaja Kallas, attraverso una fuga di notizie sul Financial Times sulla volontà di Francia e Germania di trasferire sempre più poteri alla Commissione, è decisamente prematuro. Un documento informale francese, nel quale si evoca questa possibilità, esiste. E’ una delle opzioni proposte da Parigi per riformare un sistema a più teste, che sta mostrando tutti i suoi limiti. Ma, secondo quanto rivelato da Reuters, l’obiettivo della Francia non è di far fuori Kallas e i suoi servizi, ma di rafforzare il ruolo dell’Alto rappresentante. Cioè il contrario di quanto sottinteso dal quotidiano della City. Tra le opzioni proposte da Parigi c’è quella di restituire all’Alto rappresentante il ruolo di primo vicepresidente della Commissione e, soprattutto, affidargli il controllo delle politiche che hanno una dimensione esterna, per dare coerenza e muscoli alla politica estera dell’Ue: commercio, sviluppo, aiuti umanitari, industria della difesa, visti, eccetera.
Le altre due opzioni del documento francese sono di affidare tutta la politica estera alla Commissione o spostare le funzioni del Seae nel Consiglio dell’Ue, l’istituzione dove siedono i governi e dove era collocato il primo Alto rappresentante, Javier Solana, prima del trattato di Lisbona. Tuttavia, l’annuncio della morte del Seae rivela alcuni problemi seri. Sotto Kallas il braccio diplomatico dell’Ue si sta indebolendo, con una crisi di gestione aggravata dalla partenza del segretario generale e dei suoi vice. I nuovi vertici del Seae saranno nominati solo in autunno. Nel frattempo, la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, sta conducendo una campagna per limitare al massimo le prerogative di Kallas e arrogare a sé tutti i poteri, anche quelli che il trattato attribuisce agli stati membri. E’ un gioco di potere meschino, spesso fatto di fughe di notizie, che indebolisce tutta l’Ue.