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Così si è balcanizzata l’industria europea della difesa
Dal “Future combat air system” al carro-armato Mgcs, fino al programma Eurodrone, promosso con Germania, Italia e Spagna e poi abbandonato dalla Francia. La Commissione si mostra rassicurante, ma il tentativo di allineare le priorità sulla difesa attraverso gli acquisti congiunti di Safe non sta andando a buon fine
11 GIU 26

Foto ANSA
Bruxelles. Tutta la retorica sulla volontà dell’Unione europea di costruire la difesa europea rafforzando la base industriale e l’autonomia strategica si è andata a schiantare con il fallimento del progetto franco-tedesco di caccia di sesta generazione Fcas. Nato nel 2017 su iniziativa di Emmanuel Macron e Angela Merkel, il “Future combat air system” (Fcas) è stato seppellito lunedì a Berlino a causa dei disaccordi fra la tedesca Airbus Defense and Space e la francese Dassault Aviation. Berlino e Parigi si scambiano accuse sulla responsabilità del fallimento. Dassault pretendeva la direzione tecnica del progetto – scelta dell’architettura, concezione del caccia, integrazione delle tecnologie – vantando la superiorità del Mirage. Airbus non voleva essere relegata a un ruolo di secondo piano. Le esigenze operative di Francia e Germania differivano: la prima voleva un aereo in grado di trasportare testate nucleari, la seconda un caccia convenzionale adattato ai bisogni della Bundeswehr. Di fronte agli sviluppi tecnologici della guerra della Russia in Ucraina, diversi analisti si sono messi a dubitare che il progetto sia ancora adatto alla realtà dei nuovi conflitti. Ma la fine di un programma da 100 miliardi, destinato a produrre i caccia eredi dei Mirage e degli Eurofighter all’orizzonte 2040, a cui era associata anche la Spagna, illustra la balcanizzazione dell’industria della difesa in Europa e l’incapacità dei governi di uscire da una visione nazionale. La Germania non ha perso tempo sul caccia del futuro. Secondo il Financial Times, Airbus potrebbe annunciare la creazione di Team Gen 6: un consorzio tutto tedesco. In alternativa Airbus potrebbe rivolgersi alla svedese Saab o al progetto Gcap portato avanti da Regno Unito, Italia e Giappone.
Altre grandi iniziative industriali franco-tedesche, che dovevano far avanzare la sovranità europea sulla difesa, sono in difficoltà. Il destino del carro-armato Mgcs (Main ground combat system), che dovrebbe sostituire il francese Leclerc e il tedesco Leopard 2, è sempre più incerto. Ad aprile la Francia ha abbandonato il programma Eurodrone, che era stato promosso con Germania, Italia e Spagna. La Germania ha lanciato la “European sky shield initiative”, uno scudo aereo per proteggersi dalle minacce balistiche, ma Francia, Italia e Spagna non hanno aderito. Parigi contesta il progetto perché fa affidamento sui sistemi americani e israeliani. Nel settore della difesa “è impossibile allineare le priorità politiche, militari e industriali”, spiega al Foglio un diplomatico europeo. “Il nazionalismo industriale entra in diretta contraddizione con l’obiettivo della sovranità europea”, conferma una seconda fonte. Sul fallimento del Fcas il commento più duro è arrivato dal primo ministro belga, Bart De Wever. “Abbiamo scelto di essere irrilevanti un una parte cruciale della difesa area, non solo ora ma anche nel decennio a venire. Questa è pura stupidità”, ha detto De Wever.
La Commissione si è mostrata rassicurante. “Abbiamo un obiettivo per il 2030” per rendere l’Europa in grado di difendersi, aumentando “gli investimenti nelle nostre aziende della difesa” con il programma di prestiti Safe da 150 miliardi, ha detto un suo portavoce. Ma il tentativo di incoraggiare la cooperazione industriale, favorire l’interoperabilità militare e allineare le priorità sulla difesa, attraverso gli acquisti congiunti di Safe non sta andando a buon fine. Alcuni governi che hanno chiesto i prestiti li hanno destinati in gran parte ad aziende nazionali. Il premier polacco, Donald Tusk, ha assicurato che l’80 per cento dei 40 miliardi di Safe destinati al suo paese sarà speso in Polonia. I governi nazionali ieri sono riusciti ad annacquare la proposta della Commissione sull’Omnibus difesa. Il provvedimento doveva semplificare le regole per favorire la nascita di un vero mercato unico nel settore. “E’ estremamente preoccupante che gli stati membri rimangano restii ad andare oltre i ristretti interessi nazionali, anche quando è in gioco la nostra sicurezza collettiva”, ha detto l’eurodeputato socialista Yannis Maniatis.
