A Herat i talebani sparano sulla folla, a Bruxelles siedono ai tavoli dell’Ue

La Commissione Ue conferma il dialogo tecnico con Kabul sui rimpatri, assicurando che non si tratta di riconoscimento politico. Ma la repressione e le violazioni dei diritti delle donne rendono sempre più imbarazzante l’apertura europea al regime 

11 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 09:04
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Polizia talebana a Herat (foto Ansa)

Mentre la polizia dei talebani a Herat spara sulla folla che protesta contro gli arresti di massa delle donne accusate di non indossare correttamente il velo, l’invito della Commissione Ue per fare arrivare a Bruxelles una delegazione del governo afghano è ancora valido. La notizia era stata confermata a metà maggio da un portavoce del Berlaymont. Markus Lammert aveva detto che si trattava di una riunione per discutere della possibilità di rimpatriare migranti in Afghanistan. “Ma non si tratta in alcun modo di un riconoscimento” del regime islamista dei talebani, aveva rassicurato il funzionario europeo. Secondo Lammert, l’incontro era stato anticipato da altre riunioni tecniche, quindi l’invito era un semplice “follow up”.
A sponsorizzare il dialogo con i talebani sono in particolare Svezia e Regno Unito, che avevano spinto la Commissione ad approfondire i negoziati con Kabul. Destinatari dei provvedimenti di rimpatrio in Afghanistan dovrebbero essere solamente “persone che rappresentano una minaccia per la sicurezza”. Pericolosi o meno, l’iniziativa dell’Ue getta ombre sulla politica dei rimpatri che Bruxelles intende sponsorizzare in stati dove vige la sharia. All’indomani della dura repressione delle proteste a Herat, che hanno causato due morti tra i civili, un gruppo di 47 europarlamentari ha inviato una lettera al ministro degli Esteri belga, Maxime Prévot, affinché rifiuti di concedere il visto a qualsiasi membro della delegazione dei talebani. Ma a colpire è la schizofrenia dell’Ue. Appena un paio di mesi prima delle aperture diplomatiche, il Servizio europeo per l’azione esterna aveva condannato le “violazioni sistematiche dei diritti delle donne e delle ragazze” da parte dei talebani, avvertendo che “potrebbero configurarsi come persecuzione di genere”. Ora invece si attende che i rappresentanti di un gruppo terroristico sbarchino in Europa a tranquillizzare Bruxelles, perché penseranno loro ai migranti più pericolosi. Con buona pace dei valori fondativi democratici e liberali dell’Ue.