Esteri
Il colloquio •
“È la terza guerra mondiale”. Parla l’ex generale Dayan
“C’è una guerra della Russia contro l’Ucraina, Stati Uniti e Cina poi sono coinvolti in un conflitto in medio oriente che influenza la maggior parte del globo. È una battaglia fra buoni e cattivi", dice l'ex consigliere per la Sicurezza di Barak e Sharon
9 GIU 26

Foto Ansa
“Alle tre del mattino ebbi una conversazione con il defunto re Hussein di Giordania, che mi disse: ‘Uzi, voi israeliani pensate di essere un piccolo paese circondato da nemici. Dovete capire noi: siamo un piccolo paese circondato da amici e i nostri amici sono molto peggio dei vostri nemici”. Così al Foglio Uzi Dayan spiega la situazione del medio oriente. In un altro paese e in un’altra vita, Dayan sarebbe stato professore universitario. In Israele è invece il brillante nipote di Moshe Dayan e l’ex generale che ha dimostrato il suo coraggio come comandante del Sayeret Matkal (le leggendarie unità di forze speciali note per le missioni ad alto rischio), prima di servire come capo del Comando centrale delle Forze di difesa israeliane e poi consigliere per la Sicurezza di Ehud Barak e Ariel Sharon. Veniamo alla guerra fra Iran e Israele. “Trump ha chiesto un cessate il fuoco” dice Dayan, che ha perso il padre Zorik nella guerra del 1948. “Israele lo accetterà, ma non vuole impegnarsi a non proteggere i nostri cittadini da Hezbollah, il che significa che non colleghiamo i due teatri, Iran e Libano”. Qualche giorno fa Dayan ha detto che “siamo nel mezzo della Terza guerra mondiale”. “Sì, questa è una terza guerra mondiale” ci dice Dayan, la cui famiglia viene da Odessa. “C’è una guerra della Russia contro l’Ucraina e gli Stati Uniti sono coinvolti in questa guerra contro il terrorismo in medio oriente. La Cina è coinvolta economicamente e minaccia Taiwan. E’ una guerra mondiale perché non è limitata a una certa regione e la maggior parte del globo è coinvolta o influenzata da questa guerra”.
L’Iran è ossessionate dal distruggere lo stato ebraico. “Ci sono tre diversi approcci che vengono usati in questa guerra” ci dice Uzi Dayan. “C’è quello del terrorismo. Il loro approccio è ‘vivi e lascia morire’. E’ un approccio molto profondo e religioso del terrorismo islamico. L’idea è combattere chiunque non sia della loro religione. E contro Israele è una forma di antisemitismo terroristico. Non c’è altro modo per descriverlo. Non si tratta di terra e non si tratta di conflitto di interessi. E’ una forma di odio religioso. Un altro approccio è rappresentato dagli Stati Uniti di Trump, che è un approccio molto utilitaristico al conflitto. Tutto verrà gestito e affrontato con un approccio economico: venderemo a chi pagherà. Israele rappresenta quello che chiamiamo il blocco morale, il che significa che crediamo che questa sia una guerra tra i buoni e i cattivi e lo facciamo perché non c’è altra scelta e rappresentano una minaccia per Israele. C’è un altro approccio, ovviamente, di solito quello di molti europei: noi non siamo coinvolti in niente e non ci difendiamo nemmeno, neanche dalla Russia”.
Come vincere questa guerra? “Per Israele, per vincere una guerra contro un’organizzazione terroristica devi capovolgere la sua stessa esistenza. Devi annientarli. Dall’altro lato, tutti i gruppi terroristici e i paesi per vincere è sufficiente sopravvivere”. Prendiamo Hamas o Hezbollah. “Non vincono questa guerra secondo i nostri termini, ma dal loro punto di vista è sufficiente sopravvivere e continuare. Non gli importa quante persone vengono uccise o cosa succede. ‘Stiamo vincendo questa guerra contro il sionismo’, pensano”.
Dayan trae questa visione dall’aver negoziato per anni con molti paesi arabi. “Ricordo che per molti anni mi dicevano: ‘Ti odiamo. Cioè, non tu, generale Dayan, ma voi sionisti siete venuti in questa regione, non capite la nostra tradizione e finirete come i Crociati’. Ora non lo dicono più. Dicono: ‘non ti amiamo e capiamo che resterai qui a lungo, quindi abbiamo pazienza”. Prendiamo l’Iran. “Dicono: ‘okay, abbiamo pazienza, non abbiamo elezioni ogni quattro anni e supereremo il mandato di Trump, potrebbero volerci 200 anni, ma abbiamo la pazienza’. Quindi è una forma di asimmetria, e l’unico modo per vincerla dal nostro punto di vista è minacciare la loro intera esistenza”. Chi sta vincendo questa guerra, i buoni o i cattivi? “Gli ucraini stanno resistendo. Noi israeliani crediamo di vincere questa guerra vivendo secondo i nostri valori e allo stesso tempo costruiamo il nostro paese, costruiamo la nostra società. Ricordo che dicevo ai miei figli: ‘questa non è la fine delle guerre, ma la state affrontando da una posizione molto migliore di quella che abbiamo vissuto nella guerra dello Yom Kippur e noi eravamo in una posizione molto migliore rispetto ai nostri genitori nella guerra d’Indipendenza e loro erano in una posizione molto migliore rispetto ai nostri nonni e nonne nell’Olocausto. Quindi, dalla prospettiva del tempo, stiamo andando bene. Siamo pronti a fare molti compromessi, ma posso dirvi che sono stato a capo del comitato di Sicurezza israeliano in tutti i negoziati con i siriani, con i giordani, con i palestinesi e altri, e non abbiamo ancora un partner per quello. E se vogliamo sopravvivere dobbiamo cercare di proteggerci”.
Non si aspetta molto dagli alleati, Dayan. “Siamo molto contenti e ringraziamo se qualcuno degli europei ci aiuta, ma non contiamo su di loro. Siamo grati agli americani, ma non significa che siamo d’accordo su tutto. Non significa che saremmo perduti senza gli americani, ma è molto utile. Contiamo sugli accordi di pace con l’Egitto e con la Giordania. Non sono perfetti, ma sono importanti. In Siria c’è una specie di terrorista mascherato e poi c’è il Libano: non pensiamo che possano combattere davvero Hezbollah per il loro stesso bene. Non ci piace la posizione della Cina in questa situazione, ma cooperiamo su certe questioni”. Ma in ultima istanza, Israele ha un solo alleato. “C’è un proverbio ebraico che dice: se io non sono per me stesso, chi sarà per me?”.
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Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.
