Mogadiscio è di nuovo nel caos

Scontri tra esercito e milizie dell’opposizione dopo che il presidente Hassan Sheikh Mohamud ha prorogato per un anno il suo mandato

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Immagine di Mogadiscio è di nuovo nel caos

Foto LaPresse

Le proteste erano state annunciate, ma sono finite con scontri armati a Mogadiscio, dopo che il presidente Hassan Sheikh Mohamud ha prorogato per un anno il suo mandato, in scadenza il 15 maggio. Già nei giorni scorsi i leader dell’opposizione, infiltrati nelle milizie, avevano stabilito postazioni nelle roccaforti dei loro clan in città. La strada Maka al Mukarama, la principale arteria della capitale somala, si è trasformata in un campo di battaglia, colpi di mortaio sono caduti non solo su quartieri densamente popolati ma anche sul mercato di Bakara, il più grande della Somalia. Filmati diffusi sui social media mostrano colonne di fumo che si levavano sullo skyline della città.
L’ex presidente Sharif Sheikh Ahmed, al potere dal 2009 al 2012, ha scritto su Facebook che le forze governative hanno preso di mira la sua casa e ha accusato il governo di Mohamud di aver “modificato illegalmente la Costituzione”. In un post su X l’ex primo ministro Hassan Ali Khaire ha accusato le truppe governative di aver utilizzato armi pesanti, tra cui armi anticarro e droni, in una zona densamente popolata, parlando di “un attacco militare prolungato e indiscriminato” con l’obiettivo di uccidere lui e Ahmed. Gli scontri sono iniziati mercoledì sera intorno alle ore 17 all’incrocio di Dabka, dove le forze governative e le guardie del corpo di Hassan Ali Khaire si sono accusate a vicenda di aver dato inizio agli scontri. I leader dell’opposizione accusano il governo del presidente Hassan Sheikh Mohamud di voler imporre riforme senza consenso. I funzionari federali affermano che il governo sta guidando la Somalia verso un sistema elettorale basato sul principio “una persona, un voto”, abbandonando il modello elettorale indiretto, in cui gli anziani dei clan svolgono un ruolo centrale, per orientarla verso elezioni dirette. La Somalia ha tenuto per l’ultima volta elezioni con il sistema “una persona, un voto” nel 1969, e poi ci sono stati i 22 anni del regime di Siad Barre e una guerra civile che, come si vede, ancora non si è del tutto conclusa.