Arriva ai vertici dell’Arma la “trama Leire Díez” per salvare Sánchez e il Psoe dalle indagini

La faccendiera socialista avrebbe incontrato Mercedes González più di una volta. Secondo gli investigatori si trattava di convincere la direttrice dell’Arma ad avviare procedimenti amministrativi contro gli agenti che conducevano indagini scomode

5 GIU 26
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Foto LaPresse

Madrid. Da quanto emerso nelle prime ore, dopo l’irruzione della Guardia Civil nella sede del Partito socialista spagnolo (Psoe) il 27 maggio, pareva delinearsi una trama con al centro un nucleo occulto dedito a raccogliere informazioni e danaro per ricattare o corrompere investigatori, magistrati o testimoni che potessero nuocere al governo e al primo ministro in persona, Pedro Sánchez. Man mano che i media spagnoli pubblicano stralci dell’inchiesta, l’impressione iniziale trova conferma, ma la portata dell’intreccio si fa più vasta e tocca apparati dello stato di altissimo livello, tanto da configurarsi sempre più come un Watergate spagnolo. Mercedes González, Leonardo Marcos e Manuel Llamas sarebbero i tre nuovi elementi chiave della manovra, ma i nomi diranno ben poco a un lettore italiano e forse anche a uno spagnolo. Si tratta di due direttori civili e del direttore operativo militare della Guardia Civil, il corpo di gendarmeria che in Spagna ha un comando bicefalo: militare e civile, con quest’ultimo che dipende direttamente dal ministro dell’Interno, l’ex giudice Fernando Grande-Marlaska. Qualche giorno fa il ministro aveva ribadito tutta la sua fiducia ai vertici dell’Arma, ma giovedì i vertici del Psoe hanno dovuto riconoscere come veridica una parte di quanto si legge nelle carte dell’inchiesta.
La faccendiera socialista Leire Díez ha incontrato González più di una volta. Secondo fonti del Psoe, le due avrebbero preso solo un paio di caffè, mentre per gli investigatori si trattava di convincere la direttrice dell’Arma ad avviare procedimenti amministrativi contro gli agenti che conducevano indagini scomode. In altre intercettazioni, per esempio mentre dà istruzioni al capitano Yepes (indagato), Leire Díez parla di González come di una sua amica. Insomma, colei che Sánchez cita come banale “ex militante” si sarebbe data da fare per proteggere l’immagine di colui che, con deferenza quasi religiosa, Díez chiamava “One”, l’uno. Sarebbe stata lei a offrire il proprio know-how a Santos Cerdán, allora segretario amministrativo del Psoe e fedelissimo di Sánchez poi arrestato corruzione in un’altra inchiesta.
E neppure Mercedes González è una banale militante. Era già stata direttrice della Guardia Civil per qualche mese, prima di dimettersi nel 2023 per candidarsi alle legislative. Eletta, aveva poi lasciato lo scranno da deputata per tornare nell’Arma e sostituire il suo successore, quel Leonardo Marcos che si era a sua volta dimesso nel 2024. Adduceva motivi personali, ma tutti sapevano che il motivo vero erano le intercettazioni di un’altra inchiesta in cui un altro strettissimo collaboratore di Santos Cerdán, Koldo García, affermava di aver ricevuto una soffiata proprio da Marcos sulle indagini che la Guardia Civil svolgeva su di lui. Insomma, i vertici dell’Arma (i carabinieri spagnoli) intralciavano indagini che i sottoposti dovevano svolgere di nascosto dai propri superiori. E la notizia della perquisizione alla sede del Psoe ha quasi fatto passare inosservato un blitz simile che, nelle stesse ore, la Guardia Civil effettuava nella sua stessa sede nazionale. E poi ci sono i pagamenti camuffati da spese di campagna elettorale (tra gli indagati c’è una dirigente federale che avrebbe ritoccato le fatture). Uno di questi versamenti serviva a ottenere gli audio delle conversazioni nelle saune del suocero di Sánchez, che mettono in imbarazzo molta gente in quanto crocevia di servizi di prostituzione.
In questo nuovo fascicolo giudiziario si precisa che il Psoe ha deviato 18 mila euro dalla campagna elettorale per le elezioni europee del 2024 per comprare quelle registrazioni compromettenti a un piccolo giornale che ne era in possesso, Crónica Libre, evitarne la pubblicazione e usarle in tribunale come prova delle persecuzioni di cui i socialisti erano oggetto. Gli audio provengono da questa sorta di grande archivio centrale delle registrazioni illecite, quello del commissario di polizia José Manuel Villarejo, a cui attingevano un po’ tutti, anche al tempo del governo Rajoy, per il quale il commissario si trova ora al centro di un processo che sembra sempre più speculare all’inchiesta attuale sul partito del premier socialista che nel 2018 ha rovesciato il precedessore proprio in nome di una “questione morale”.
E’ un intreccio di nomi e fatti che risulta sempre più difficile riassumere per chi si lasci sfuggire qualche puntata del serial Sánchez, preferendo magari gli episodi sul suo brillante posizionamento internazionale. Questo Watergate è un po’ Game of Thrones, bisogna rimanere incollati allo schermo.