“Se non fosse per il Mossad sarei morto”. Così l’Iran voleva uccidere il tedesco Beck

L’ex deputato dei Verdi tedeschi e presidente della Società di amicizia Germania-Israele racconta di essere stato bersaglio di un piano della Forza Quds per assassinarlo. Non è un caso isolato, ma il sintomo di una guerra asimmetrica che Teheran conduce contro chiunque osi opporsi al suo delirio escatologico

4 GIU 26
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“Senza il Mossad sarei morto, i nostri servizi di intelligence erano ciechi”. Volker Beck, storico dirigente dei Verdi tedeschi, deputato del Bundestag dal 1994 al 2017 e oggi presidente della Società di amicizia Germania-Israele, rivela un complotto della forza iraniana al Quds per ucciderlo e che Israele ha allertato l’intelligence tedesca.
Bersaglio di un complotto iraniano per assassinarlo, Beck racconta allo Spiegel che deve la sua vita al Mossad. La vecchia vita di Beck intanto è finita: si muove in veicoli blindati, con una protezione permanente della polizia e in isolamento. 
“Anche per portare a spasso il cane serve un veicolo blindato” racconta Volker Beck. “Ho ridotto drasticamente gli appuntamenti fuori casa”. Il complotto iraniano alla sua vita è stato reso pubblico la settimana scorsa dopo che il principale sospettato, identificato solo come Ali S., cittadino danese, è stato accusato di spionaggio, tentata cospirazione per omicidio e incendio doloso aggravato. Tawab M., cittadino afghano che secondo i pubblici ministeri ha svolto un ruolo di supporto, è accusato di tentata cospirazione per omicidio. Secondo il reportage dello Spiegel, i servizi di intelligence di vari paesi, a cominciare dal Mossad israeliano, hanno monitorato Ali S., operativo della Forza Quds sospettato di pianificare l’assassinio di Beck e del presidente del Consiglio centrale degli ebrei in Germania Josef Schuster. Ad Ali S. sarebbe stato chiesto a gennaio 2025 di aiutare a sorvegliare figure legate alla comunità ebraica. Un mese dopo è arrivato in autobus a Berlino e ha inviato il suo primo rapporto ai referenti iraniani. Poi ha volato in Iran via Turchia e vi è rimasto per due mesi. Le segnalazioni del Mossad hanno messo Ali S. nel mirino.
“Una mattina di venerdì, la polizia di stato mi ha chiamato e mi ha chiesto di organizzare un incontro” ha rivelato Beck. “Durante quell’incontro mi è stato detto che esisteva una minaccia concreta contro di me. Quando per ogni attività di svago devono essere mobilitate da sei a dieci persone della sicurezza, ci pensi due volte”. Non è un caso isolato, ma il sintomo di una guerra asimmetrica che Teheran conduce contro chiunque osi opporsi al suo delirio escatologico.
La Svezia ha accusato l’Iran per l’uccisione del rifugiato iracheno  Salwan Momika, che aveva incendiato il Corano.  Due anni fa, investigatori in Germania e Francia hanno rivelato che agenti iraniani hanno assunto criminali per sorvegliare ebrei e attività commerciali ebraiche a Parigi, Monaco e Berlino.  Il killer in questo caso doveva essere il tedesco-iraniano Ramin Yektaparast, che reclutò un conoscente (anch’egli tedesco-iraniano) per l’attacco alla sinagoga di Bochum e a quella di Dortmund. Poi quattro colpi contro la sinagoga di Essen e l’abitazione del rabbino locale.
 Interpellato su come la Germania dovrebbe rispondere, Beck ha detto che Berlino deve adottare una linea molto più dura contro le attività iraniane sul suolo tedesco. “Sappiamo che l’Iran pianifica attacchi all’estero contro obiettivi ebraici, oppositori e amici di Israele. Da quando c’è stato l’attacco al ristorante Mykonos a Berlino nel 1992, in cui furono uccisi quattro oppositori iraniani, è chiaro come l’Iran tratti i suoi nemici. L’Iran si prepara continuamente, in caso di confronto militare con Stati Uniti o Israele, ad attaccare obiettivi soft, istituzioni ebraiche o filoisraeliane meno protette, per dare una risposta simbolica e intimidire o almeno destabilizzare gli alleati di Stati Uniti e Israele all’estero. Finora non ci sono state conseguenze. Questo deve cambiare”. Beck, che non è ebreo, suona la sveglia: “O riusciamo a trasmettere la sensazione che siamo al fianco degli ebrei quando vengono attaccati, oppure resta il messaggio: peccato per voi, ma non ci riguarda”. Una società che non sa proteggere chi difende i suoi valori fondanti – libertà di parola, esistenza di Israele, rifiuto del fanatismo islamista – è una società che ha già abdicato. La risposta, conclude Beck, non può essere solo più polizia davanti alle sinagoghe, ma espulsioni di agenti iraniani sotto copertura diplomatica e una svolta culturale: chiamare l’Iran per ciò che è, sponsor del terrore globale. La al Quds non dorme. Nemmeno noi possiamo permettercelo.