Quanto in alto vuole arrivare Matthieu Pigasse

L’autoproclamato banchiere rock ‘n’ roll del capitalismo parigino è in missione per portare all’Eliseo le idee di Jean-Luc Mélenchon, ossia del leader della sinistra radicale e megafono della galassia pro Pal francese

4 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 07:43
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Foto LaPresse

Parigi. Non ricordate a Matthieu Pigasse che nel 2007 ha fatto parte dei Gracques, gruppo di riflessione di orientamento liberale che ha contribuito al repertorio intellettuale del macronismo: si arrabbierebbe molto. E non ricordategli neppure che è stato un fedelissimo di Dominique Strauss-Kahn, ossia l’unico esponente del Partito socialista che non considerava il liberalismo una parolaccia: preferisce parlare di altre amicizie. Oggi Pigasse, l’autoproclamato banchiere rock ‘n’ roll del capitalismo parigino, è in missione per portare all’Eliseo le idee di Jean-Luc Mélenchon, ossia del leader della sinistra radicale e megafono della galassia pro pal francese. “La sinistra è in una fase di stallo: come negli scacchi, non ci sono né vincitori né vinti. Se volete che io abbia un ruolo, ditemi quando e come. Ho voglia di scendere in campo? Se le condizioni lo consentono, la risposta è sì, senza esitazione”, ha detto al Figaro Pigasse. Che ha già fatto registrare il dominio pigasse2027.fr., ha intensificato la sua presenza mediatica ed è convinto di poter essere l’uomo del rassemblement in una sinistra più litigiosa che mai. “Ciò che mi interessa è trasformare il paese. Posso mettere a disposizione la mia esperienza: quella nella pubblica amministrazione e nei ministeri”, ha dichiarato l’ex enarca, che oggi dirige l’ufficio parigino di Centerview, banca di investimento americana.
Ma sono in pochi a essere convinti dalla sua candidatura. Anche un amico di lunga data come Louis Dreyfus, presidente del direttorio del Monde (Pigasse è stato azionista di maggioranza del quotidiano dell’intellighenzia parigina e continua a possedere una quota simbolica del 2 per cento), gli ha consigliato di fare attenzione, perché la politica non è la finanza. Altri gli fanno notare che se si candida rischia di essere votato soltanto dalla rive gauche. “E’ un rivoluzionario di Saint-Germain-des-Prés, sempre in abito Dior! Si dà da fare per far parlare di sé e, soprattutto, si considera vittima di un’anomalia: si ritiene più intelligente, più interessante e più esperto di Macron”, ha detto al Figaro in forma anonima un vecchio compagno di scorribande. Già, Macron, “l’usurpatore di destra”, come lo chiama in privato, colui di cui vorrebbe vendicarsi perché ha fatto tutto quello che ha sempre sognato prima di lui: diventare ministero dell’Economia prima, e presidente della Repubblica poi. I collaboratori di Pigasse sanno bene che il banchiere di Centerview è conosciuto soprattutto nei salotti del Tout-Paris e nei corridoi dell’alta finanza, che la sua notorietà, per ora, non oltrepassa il péripherique, la tangenziale che cinge Parigi. E per questo stanno elaborando un vasto piano mediatico in vista dell’uscita del suo prossimo libro in autunno: un manifesto politico che sarà pubblicato dalle edizioni dell’Observatoire e il cui titolo provvisorio, “Tout est possible”, mira, secondo l’autore, “a dimostrare che si può cambiare la vita delle persone, che l’entusiasmo è una forza politica”.
Secondo le informazioni del Foglio, nel caso in cui la candidatura all’Eliseo non prendesse quota, Pigasse è il candidato numero uno al ruolo di ministero dell’Economia nella squadra di governo sognata dal frontman della France insoumise (Lfi). Per ora è “il Bolloré di Mélenchon”, come scrive Franc-Tireur, il settimanale liberale diretto dal filosofo Raphaël Enthoven. Alla stregua del magnate bretone, che ha messo il suo impero mediatico a servizio dell’estrema destra, Pigasse ha trasformato Les Inrockuptibles e Radio Nova, il settimanale e la radio di cui è proprietario attraverso il gruppo Combat, in due fortini del mélenchonismo. Non c’è intervista in cui non ricorda di aver votato per il leader di Lfi alle ultime due edizioni delle presidenziali e di conoscere Mélenchon da trent’anni. I due, oltre alla prossimità ideologica, condividono l’amore per il Venezuela. Mélenchon, nel programma presidenziale del 2017, spiegava che la Francia non sarà mai sola, anche se vuole uscire dalla Nato, rinegoziare i trattati con l’Europa e uscire dall’Organizzazione mondiale per il commercio, perché potrà aderire all’Alleanza bolivariana, che fu creata nel 2004 da Hugo Chávez e Fidel Castro. Pigasse, dopo aver contribuito a ristrutturare le finanze di Caracas quando era banchiere presso Lazard, lo farà nuovamente per conto di Centerview: un contratto ottenuto anche grazie alle sue amicizie “bolivariane”. E’ quella che Franc-Tireur ha definito la “Venezuela Connection”.