Trump impone l’America first anche agli aiuti alimentari d’emergenza

Solo prodotti “made in Usa”. Il presidente americano trasforma l’emergenza in geopolitica: il cibo destinato a sette paesi vulnerabili dovrà essere prodotto solo negli States, invertendo vent’anni di liberalizzazione degli aiuti e rischiando di schiacciare le agricolture locali pur di sostenere l’export agricolo americano

29 MAG 26
Immagine di Trump impone l’America first anche agli aiuti alimentari d’emergenza

Foto Ap, via LaPresse

Donald Trump ha imposto la sua dottrina America first anche agli aiuti alimentari di emergenza. Un nuovo accordo tra il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite e il fondo Food for Peace, programma di punta degli Stati Uniti in questo ambito, stabilisce infatti che gli alimenti distribuiti gratuitamente in sette paesi vulnerabili dovranno essere prodotti negli Stati Uniti.
Dopo diversi mesi di preparazione, i dettagli sono stati resi noti in un documento di cinquanta pagine pubblicato dal dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, che gestisce Food for Peace da quando, all’inizio del 2025, iniziò lo smantellamento dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (UsAid). Si tratta della prima tranche di un accordo a beneficio di Etiopia, Kenya, Repubblica democratica del Congo, Ruanda, El Salvador, Guatemala e Haiti. L’importo stanziato è di 357 milioni di dollari, pari a 307 milioni di euro. Tutti gli alimenti distribuiti in questi paesi, compresi gli alimenti per combattere la malnutrizione, devono dunque essere “made in Usa”, mentre negli ultimi anni lo era stato solo un terzo degli aiuti alimentari statunitensi, secondo una valutazione fatta nel 2023 dall’ong InterAction. In effetti, Food for Peace era stato lanciato nel 1954, in piena Guerra fredda, per vendere le eccedenze di prodotti agricoli americani e rafforzare le alleanze strategiche di Washington. Si era però visto che ciò poteva avere effetti devastanti sull’agricoltura locale, e dunque col tempo era prevalso il differente approccio della liberalizzazione degli aiuti: la possibilità di acquistare liberamente cibo da tutti i paesi e non solo dal paese donatore, in modo da ridurre i costi di trasporto, sostenere la produzione locale, evitare la spedizione di alimenti non idonei e promuovere la sovranità alimentare dei paesi beneficiari. Va ricordato che gli Stati Uniti hanno fornito il 45 per cento degli aiuti del Programma alimentare mondiale nel 2024.