Pressione o intervento? Il dilemma cubano alla Casa Bianca

Si moltiplicano le voci su una imminente operazione contro l’isola. L’Amministrazione americana si prepara al potenziale collasso del governo totalitario cubano già quest’estate, mentre Rubio si mostra fiducioso sui colloqui in corso tra Washington e L’Avana

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Foto ANSA

Mentre da varie fonti rimbalzano indiscrezioni su un attacco americano contro Cuba che sarebbe ormai imminente, la petroliera russa “Universal”, con 240.000 barili di gasolio a bordo, ha cambiato rotta, e si presume che non raggiungerà più l’isola. Non si sa esattamente cosa sia successo, ma i dati di monitoraggio marittimo hanno mostrato come la nave abbia abbandonato la rotta per L’Avana, dopo essere rimasta immobile nell’Atlantico per settimane. All’inizio di questa settimana i registri di navigazione indicavano ancora Cuba come destinazione finale, ma l’informazione è stata successivamente modificata in “in attesa di ordini”.
Il caso della Universal arriva in un momento particolarmente delicato per l’isola, nel mezzo di una crisi energetica gravissima: prolungati blackout, limitazioni nei trasporti pubblici e difficoltà nell’approvvigionamento di distributori di benzina e centrali elettriche, problemi che sfociano in continue proteste popolari. L’ultimo carico significativo di petrolio era arrivato a fine marzo, con un’altra nave russa che aveva avuto il via libera da Trump. Ma da allora le importazioni di energia si sono drasticamente ridotte, mentre Washington ha intensificato la pressione sui paesi e sulle aziende che forniscono energia al regime di Miguel Díaz-Canel. Ad aprile Mosca aveva promesso di rafforzare le sue forniture di petrolio a Cuba, e il ministro dell’Energia russo, Sergey Tsivilev, aveva promesso l’arrivo di una seconda petroliera, dopo che la “Anatoly Kolodkin” aveva scaricato circa 730.000 barili di greggio nel porto di Matanzas. “Non lasceremo i cubani in gravi difficoltà”, era stata la rassicurazione, mentre funzionari cubani e russi negoziavano meccanismi per stabilizzare l’approvvigionamento energetico. I colloqui includevano anche possibili investimenti russi nell’esplorazione petrolifera e in progetti per la produzione di energia elettrica a Cuba. Ma adesso appare tutto bloccato.
C’è un gioco di sponda tra Putin e Trump in questa contropartita che ha a che fare con il rallentamento degli aiuti di Washington all’Ucraina di Volodymyr Zelensky? O più semplicemente, come si è visto in Iran, Mosca è troppo impegnata con la sua guerra in corso per poterne rischiare un’altra? Sia pure nella difficoltà di decifrare le intenzioni di un personaggio come il presidente americano, che ogni giorno può dire cose diverse da quelle dette il giorno prima, in molti ormai ritengono che Trump stia cercando in un successo a Cuba un compenso allo stallo con Teheran. Dopo l’incriminazione di Raúl Castro, l’invio della portaerei Nimitz, l’arresto in Florida della sorella dell’amministratore delegato del conglomerato Gaesa, che per conto dei militari controlla il 70 per cento dell’economa cubana, e il fermo sempre in Florida della figlia di un elemento di spicco del regime come il generale Ulises Rosales del Toro (già capo di Stato maggiore delle Forze armate rivoluzionarie, ministro dello Zucchero e dell’Agricoltura e vicepresidente del Consiglio dei ministri), si moltiplicano le voci su una imminente operazione contro l’isola. “Avremo una guerra con Cuba nelle prossime settimane”, ha addirittura preannunciato in una intervista ai media locali la governatrice di Porto Rico Jenniffer González, nota sostenitrice di Trump.
L’Amministrazione americana si sta preparando al potenziale collasso del governo totalitario cubano già quest’estate, e ha simulato nuovi piani di risposta militare nel caso in cui l’isola sprofondi nel caos, ha scritto il bene informato sito statunitense Axios citando funzionari della Casa Bianca. Secondo le fonti, il presidente non ha in realtà ancora autorizzato un’invasione e preferirebbe invece una transizione pacifica, che però cercherà di determinare con l’imporre sempre sanzioni economiche fino a strangolare il regime dell’Avana con una lenta e progressiva stretta. Secondo Politico, il Pentagono ha comunque gettato le basi per lanciare un attacco o invadere Cuba se Trump lo ordinerà. E si prepara per varie opzioni, dalla cattura della leadership cubana a una serie di attacchi di precisione.
Il governo cubano si aspetta comunque il peggio, e ha chiesto formalmente aiuto alle Nazioni Unite per fermare una possibile “aggressione militare”, denunciando il rischio di un “bagno di sangue”. Mercoledì il segretario di stato americano, Marco Rubio, ha espresso la sua fiducia che i colloqui in corso tra Washington e L’Avana porteranno a un esito favorevole per il popolo cubano, ma ha avvertito al contempo che il collasso dello stato caraibico costituirebbe una minaccia diretta alla sicurezza degli Stati Uniti.