Così il banchiere punk-rock Pigasse si prepara alle presidenziali francesi contro l’ascesa del Rn

Il proprietario del settimanale Les Inrockuptibles ed ex azionista di maggioranza del Monde sogna di salvare la Francia dall’ondata di estrema destra cavalcata dal Rassemblement national di Le Pen e Bardella. Il battesimo da quasi-candidato e la voglia di rivincita sull’“usurpatore di destra” Macron

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Matthieu Pigasse (foto Getty)

Parigi. Quando Matthieu Pigasse, nel gennaio dello scorso anno, disse a France Inter che non sarebbe rimasto “con le braccia conserte” in vista delle presidenziali del 2027, in pochi immaginavano che il banchiere punk-rock del capitalismo francese, proprietario del settimanale Les Inrockuptibles ed ex azionista di maggioranza del Monde, non aspirasse soltanto fare il consulente di idee o a mettere il proprio portafoglio al servizio di uno dei tanti candidati della sinistra francese, bensì sognasse di essere il salvatore della Francia dall’ondata di estrema destra cavalcata dal Rassemblement national di Marine Le Pen e Jordan Bardella. A undici mesi dal primo turno delle elezioni, Pigasse ha deciso di fare sul serio, in un momento in cui anche gli altri aspiranti candidati all’Eliseo, dal leader di Place Publique Raphaël Glucksmann al frontman di Renaissance Gabriel Attal, hanno dato un’accelerata ai loro progetti presidenziali. Colui che ora fa parte del team di Centerview Partners, banca d’investimento statunitense di cui dirige l’ufficio parigino, si appresta a costituire un comitato elettorale, passo indispensabile prima di lanciare la campagna, secondo quanto rivelato ieri da Canard enchaîné. I sostenitori del banchiere hanno già registrato il dominio pigasse2027.fr. E i suoi collaboratori assicurano che “intensificherà la sua presenza mediatica” nelle prossime settimane. Il battesimo da quasi-candidato di Pigasse è avvenuto lo scorso 21 aprile, nel quadro del programma di infotainment “Quotidien”, e d’ora in poi “moltiplicherà le sue apparizioni sui social network”.
“Si tratta di farlo conoscere al grande pubblico e di dimostrare che ha esperienza e un programma”, ha detto al Canard un membro del suo entourage. Pigasse, nostalgico sia della sinistra mitterandiana sia della sinistra plurale di Jospin, promette ai francesi “il potere di vivere”: potrebbe essere uno dei suoi slogan di campagna e forse anche il titolo del suo libro-programma in uscita dopo l’estate. Nei mesi estivi, fa sapere il suo entourage, farà il tour nelle università dei partiti di sinistra, rivolgendosi in particolare “alla gioventù e alla diversità”. Anche al raduno di Place Publique? Difficile, anzi, praticamente impossibile.
Per Pigasse, Glucksmann è troppo “di destra” e rappresenta una sinistra troppo parigina. Da che pulpito, replicano alcuni. “In Francia si parla di ‘gauche caviar’ per i socialisti da salotto, ma lui è l’incarnazione dell’‘estrema sinistra caviar’, un paradosso vivente. L’ho incrociato nel dehors del Fouquet’s a Parigi l’unica volta che ci ho messo piede”, dice al Foglio in forma anonima un esperto di media. Il Fouquet’s, ossia il ristorante bling bling con vista sugli Champs-Elysées dove Nicolas Sarkozy, nel 2007, festeggiò la sua vittoria, dopo aver costruito la sua campagna come “candidato del popolo”. Pigasse è “pienamente consapevole”, ha detto al Canard, che per presentarsi alle elezioni deve riunire attorno a sé un gruppo di sostenitori e creare un movimento tale da rendere credibile la sua candidatura.
“Ci sono due soluzioni. O mi appoggio a un partito o a una coalizione di partiti, oppure creo una mia struttura”, ha confidato il banchiere. Che sembra più propenso per la seconda, alla maniera di En marche!, ossia la creatura fondata da Emmanuel Macron nel 2016. Pigasse, il nuovo Macron? Sarebbe il suo sogno, anzi, la sua rivincita sull’“usurpatore di destra” (così Pigasse chiama Macron in privato), che nel 2017 gli avrebbe rubato il posto e anche il titolo di uno dei suoi libri, Révolutions, togliendo la “s”. E se non dovesse crearsi la dinamica che rende un candidato “presidenziabile” c’è sempre Mélenchon, ossia il leader della France insoumise, il partito della sinistra radicale. Pigasse adora Mélenchon. Ha votato per lui alle ultime due edizioni delle presidenziali e ha trasformato la radio di cui è proprietario, Radio Nova, nel megafono del mélenchonismo. “Ci conosciamo da trent’anni”, dice Pigasse quando viene sollecitato sul suo rapporto con Mélenchon. Quando era alla banca Lazard, ha contribuito a ristrutturare le finanze del Venezuela, facilitando all’epoca un incontro fra il frontman di Lfi e Chávez. Il Wall Street Journal ha rivelato due giorni fa che Pigasse è stato nuovamente scelto dal governo venezuelano, con l’avallo della Casa Bianca, per gestire la ristrutturazione del debito pubblico del paese. L’accordo sarebbe stato concluso durante una proiezione privata del documentario di Melania Trump a Washington.