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La distribuzione del valore •
In Corea si sciopera sull’AI. Il caso Samsung
Quarantottomila operai e tecnici di Samsung Electronics hanno sospeso uno sciopero che minacciava la fornitura mondiale dei chip Hbm, su cui poggiano i data center e le Gpu dell’intelligenza artificiale. Nuove frontiere sulla partecipazione degli utili
26 MAG 26

Foto ANSA
Il 21 maggio scorso quarantottomila operai e tecnici di Samsung Electronics hanno sospeso uno sciopero che minacciava la fornitura mondiale dei chip Hbm (divisione memory) su cui poggiano i data center e le Gpu dell’AI. L’accordo prevede un sistema decennale di bonus legato all’utile dei semiconduttori. E’ il rovescio della formula con cui in Italia si raccontano i tagli di questi mesi. Da noi “è stata l’AI” giustifica le riduzioni di personale e cancella la responsabilità manageriale. In Corea del sud l’AI giustifica un superciclo di profitti record e cancella la domanda di chi abbia diritto a una quota.
Stessa logica, due direzioni. Stesso alibi. I numeri. Primo trimestre 2026, utile operativo Samsung di trentotto miliardi di dollari, più settecentocinquantacinque per cento sull’anno, retribuzioni dirigenti-dipendenti cinquantadue a uno. L’ottanta per cento di quegli utili viene dalla divisione semiconduttori, dove anche la sindacalizzazione è all’ottanta. Rendita concentrata, rappresentanza organizzata sulla concentrazione. I sindacati chiedono di abolire il tetto al cinquanta per cento sul bonus e una quota strutturale dell’utile. SK Hynix ha agganciato il dieci per cento per dieci anni, Samsung il 21 maggio è andata poco oltre, dieci virgola cinque in azioni, sei virgola due di aumento base, intesa ancora da ratificare. Il rovescio della prassi italiana, dove le ristrutturazioni si trattano ex post.
Il giorno dopo, Hyundai, Kia e Kakao hanno avanzato richieste analoghe. La Federazione degli imprenditori ha chiesto che Samsung non sia trattata come precedente universale, confermando che è proprio così che il movimento operaio la sta usando. Il contagio smentisce la tesi dell’aristocrazia operaia. I lavoratori Samsung che ottengono una quota non tolgono nulla ai lavoratori in subappalto (come spesso avviene in Italia), creano un riferimento che spinge verso l’alto le rivendicazioni dell’intero sistema.
Sotto i numeri c’è un piano politico. Tra il 2016 e il 2017 un milione e mezzo di coreani ha occupato Seul ogni sabato per l’impeachment della presidente Park Geun-hye, travolta da uno scandalo anche legato a Samsung. Il presidente di Samsung, il potente Lee Jae-yong, aveva pagato quaranta milioni di tangenti per una fusione che gli consegnava il gruppo. Park destituita, Lee condannato a cinque anni, entrambi graziati. La Corea del sud ha vissuto una delle più grandi mobilitazioni dagli anni Ottanta contro l’intreccio fra Samsung e potere politico. Lo sciopero del 2026 si muove lì.
La risposta istituzionale è scomoda. Il tribunale di Suwon ha vietato l’occupazione degli stabilimenti, il premier ha minacciato l’arbitrato d’emergenza usato solo quattro volte in oltre settant’anni, il presidente Lee Jae-myung, centrosinistra, ha parlato di “richieste eccessive”. Quando la posta è alta, lo stato in Corea si mobilita di conserva, a protezione della produzione, qualunque sia il governo.
Doppia differenziazione. LG, sempre sudcoreana, ha avuto sindacati per decenni e da vent’anni ha scelto un modello cooperativo: l’antisindacalismo Samsung non è una fatalità ma una scelta strategica della holding pagata in morti, suicidi, arresti. A Taiwan Tsmc opera senza sindacato, con profit-sharing individualizzato, e il prezzo lo pagano i subappaltati. Due modelli irriducibili. In Europa, senza densità sindacale né capitale umano comparabili, l’equilibrio si sta formando senza che nessuno lo contratti.
L'Italia non produce chip Hbm, ma il caso non è lontano se vogliamo costruire un “metodo”. La domanda Samsung è chi prende cosa nell’economia dell’AI, e con quali strumenti istituzionali. Da noi oscilliamo fra l’attesa di un beneficio diffuso senza meccanismi distributivi e la sola richiesta di protezione contro le ristrutturazioni. La distribuzione del valore non avviene da sola, va contrattata, agganciata a indicatori pubblici e a orizzonti pluriennali, come stanno cominciando a fare i sindacati coreani.
Lo sciopero Samsung, anche sospeso, rappresenta il primo laboratorio della contrattazione collettiva nell’èra dell’AI. Il capo delle risorse umane – non basta chiamarli responsabili di People & Culture – ha ringraziato e chiesto scusa ai lavoratori insieme all’accordo, che sarà votato nei prossimi giorni. Studiarlo è una precondizione per chi pensa al lavoro come questione di democrazia, non come variabile residuale dell’innovazione. Non per imitarlo, per capire prima quali domande arriveranno anche qui.