Il progetto europeo di Mario Orth, benefattore di Vienna

L'austriaco ha 32 anni, molti soldi, la vocazione di fare del bene e una patina di mistero. Vuole costruire un partito europeo e punta all’Italia, a piedi. La prima tappa della marcia (in diretta su Instagram) è Bolzano

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Mario Orth (foto Ansa)

Trentadue anni, un vulcano di energia e una montagna di denaro: Mario Orth, giovane benefattore viennese, o filantropo come lui preferisce definirsi, ereditiere con la vocazione di fare del bene al prossimo, e l’ambizione di entrare in politica. Personaggio mediatico con patina di mistero. Sportivo, dinamico, berretto da baseball calato in testa, abbigliamento casual, Orth possiede tre ville a Döbling, il XIX distretto dei ricchi, e in una che si affaccia fra sinuose colline di vigneti e le pendici del bosco viennese, ci vice. Sono grandi ville d’epoca e si trovano a Grinzing, il quartiere di Döbling famoso per gli Heurigen, le tipiche osterie con vinello locale, birra e robuste pietanze, tappa irrinunciabile di ogni turista a Vienna. Il suo sguardo punta lontano e, dopo anni di dolce far niente, crede di aver trovato uno scopo nella vita: aiutare gli altri. Fino a un paio di anni fa, come racconta al Foglio in un caffè del centro davanti a una melange, se l’è spassata in feste, viaggi, donne, divertimenti. Poi, non dovendo lavorare, è arrivata la presa di coscienza: non si può andare avanti così all’infinito, si è detto, voglio fare qualcosa di sensato nella vita, di utile per gli altri. La disposizione ad aiutare, racconta, è scritta nel dna di famiglia e aiutare la gente lo faceva anche prima di diventare ricco. Ma lui, che dice di essere molto credente anche se non va a messa tutte le domeniche, non si sente un samaritano. Considera la sua attività piuttosto un mandato sociale, di giustizia e solidarietà: diritti delle donne, femminicidi, infanzia, istruzione minorile, questi i temi che gli stanno a cuore.
Da qui l’idea di destinare una parte del suo cospicuo patrimonio in beneficenza: circa 1,4 milioni di euro finora. In particolare la sua attenzione è rivolta ai bambini bisognosi, ma non solo, anche a madri in difficoltà, con partner violenti, ragazze madri, vittime di violenza, o anche famiglie indigenti che non ce la fanno ad arrivare a fine mese e a pagare le bollette, che paga lui. Pare abbia aiutato 27 famiglie povere e sborsato una decina di migliaia di euro per saldare le utenze, ma era la cosa giusta da fare: “C’erano bambini che vivevano in appartamenti senza elettricità e riscaldamento“. Il denaro non gli manca: ha ereditato circa tre anni fa un grande patrimonio – non rivela quanto, ma accenna a una somma a tre cifre di milioni di euro (quindi, come minimo, 100 milioni di euro), più proprietà immobiliari di lusso, e investimenti vari che hanno fruttato bene in società e criptovalute. Lo circonda comunque un velo di mistero e le sue imprese umanitarie sono oggetto sia di elogi sia di diffidenza. Della sua biografia si sa poco, dell’origine dell’eredità ancora meno, per non parlare del suo orientamento politico. Sui media austriaci qualcuno è arrivato a congetturare una fantomatica parentela con la famiglia Gheddafi (il secondogenito di Muammar Gheddafi, Saif al Islam Gheddafi, ucciso a 53 anni lo scorso febbraio da un commando nella sua abitazione in Libia, aveva vissuto a Vienna negli anni Novanta stringendo amicizia anche con l’ex leader dell’Fpö, Jörg Haider), ma non è mai emerso nulla di ufficiale, solo illazioni sui tabloid. “Non sono schierato né a destra né a sinistra, sono di centro – dice Orth – Voglio solo aiutare e dare un segnale di solidarietà alle persone bisognose, far sentire che non sono sole”. La voce più critica nei suoi confronti è stata quella del settimanale investigativo di sinistra Falter e la cosa gli dispiace molto perché, sostiene, non dice la verità ed è malevolo. In generale comunque la sua attività riscuote non solo successo, ma anche incoraggiamento: la gente ha perso fiducia nella politica e nei partiti, “mi ferma per strada, mi cerca e incoraggia ad andare avanti, e mi dice anche che voterebbe subito per me”.
Dietro il benefattore potrebbe nascondersi un politico in fieri di nuovo formato. Gli ingredienti ci sono tutti: un profilo apolitico, carismatico, estraneo alle cordate e liturgie di partito, attento ai bisogni della gente e interprete della pancia del paese. Aiutare il prossimo e i poveri: chi potrebbe essere contro un programma del genere? Soprattutto se convalidato dalla realtà dei fatti? A due anni dall’inizio della sua attività di benefattore, infatti, Orth ha già fondato, e registrato al ministero dell’Interno, un partito: MLQ è la sigla, che sta per Mehr Lebensqualität (più qualità di vita). Sta mettendo a punto il programma e ha incaricato un esperto per la parte economica. Il suo ruolo sarà quello del frontman ed è intenzionato a correre alle elezioni il prima possibile. Voleva già presentarsi alle amministrative a Vienna nell’aprile del 2025, ma non ce l’aveva fatta perché ancora non aveva una squadra, “ero solo io”. Le prossime corse possibili sono le comunali in Stiria e in Carinzia, il Land meridionale che confina con l’Italia. “In Carinzia sono molto popolare, mi conoscono tutti, sono fiducioso che ce la farò”. Vuol dire che è disposto a entrare seriamente in politica? A fare il leader del partito, un’attività diversa dal benefattore? “Sì, sono pronto, mi interessa perché così si può smuovere qualcosa e stare dalla parte della gente”. La sua ambizione non si limita all’Austria, vorrebbe fondare un partito europeo: l’orizzonte austriaco gli va stretto, vuole allargarsi col suo partito a tutto il continente. E per cominciare parte dall’Italia, dove dice di essere stato contattato da emissari di un importante partito italiano (mistero su chi e quale partito).
Domenica 24 maggio è partito, a piedi, da Vienna per Bolzano, dove conta di arrivare venerdì: Bassa Austria, Stiria, Carinzia, Tirolo, 592 chilometri percorribili in auto in sei ore e 36 minuti. Lui è intenzionato a macinare 100 chilometri al giorno, si è allenato: “Conto di arrivare per venerdì 29”, appuntamento nella centrale Piazza Walther. Un’impresa non priva di rischi per la sua incolumità. Intercettato al telefono lunedì, dopo più di 24 ore di marcia e oltre 100 chilometri smaltiti, ha detto di essere “molto, molto stanco“, ha dormito col sacco a pelo in una filiale di banca, ha le gambe gonfie e il tallone sinistro che duole. Ma è intenzionato a tenere duro e sicuro di farcela “al 70 per cento, e se non ce la faccio, se crollo, pazienza, crepo e vado dal buon Dio, sono credente”. Per lui è importante il segnale di voler fare qualcosa per la gente: “E’ il progetto della mia vita, non ho paura di quel che mi può succedere, c’è vita dopo la morte”.
La sua marcia è organizzata con cura: vestiario adatto, scarpe da ginnastica giuste, barrette per sfamarsi durante il tragitto e acqua per dissetarsi. Viaggia da solo e racconta la sua avventura in streaming sul suo profilo instagram.
“Ogni ora mi fermo per un quarto d’ora e faccio una diretta”. Nelle località dove si ferma “mi aspettano vari reporter della stampa austriaca per interviste”. Nel capoluogo altoatesino ha anche in programma un incontro con un rappresentate del misterioso partito italiano. Poi, dopo un paio di giorni a Bolzano, il viaggio prosegue, questa volta però in aereo, per Bologna, Roma e Napoli. Nel proseguo del suo itinerario si scoprirà anche chi sono esponenti politici che lo hanno contattato perché interessati alla sua iniziativa.
L’intento del viaggio è sempre lo stesso: pubblicizzare la sua iniziativa, avere colloqui sul posto con istituzioni interessate al progetto, alle quali farà anche delle donazioni, e, auspicabilmente, trovare interlocutori disposti a impegnarsi nello stesso programma politico di beneficenza. All’arrivo a Bolzano farà una grossa donazione per progetti a favore dei poveri, dei bambini e contro la violenza sulle donne. Nel capoluogo altoatesino Orth c’è già stato tre volte, l’ultima solo un paio di settimane fa, e si è fatto notare con la distribuzione gratuita una volta di 250 pizze agli studenti universitari (“sono spartite in un baleno“), un’altra di kebab, e un’altra ancora di gelati.
In Austria il suo nome fa notizia: i media lo hanno ribattezzato “il benefattore di Vienna” e le sue imprese sono seguite con grande interesse dalla stampa austriaca, soprattutto i tabloid Kronenzeitung e Kurier, i più venduti nel paese. Una volta è la distribuzione gratuita di cibo, un’altra è la raccolta di denaro, oltre al suo, per finanziare progetti scolastici o sociali, un’altra ancora una maratona a piedi in inverno, al gelo lo scorso gennaio, da Vienna a Klagenfurt (capoluogo della Carinzia). 300 chilometri, macinati in quattro giorni, a temperature glaciali, nutrendosi di barrette proteiche e acqua per idratarsi. L’azione era volta a raccogliere fondi per sostenere le spese dei funerali di bambini malati deceduti: pare sia riuscito a mettere insieme 30 mila euro grazie anche alla generosità di tre famiglie del posto. Orth non distribuisce denaro ma lo dona in forma di aiuto sociale o alimentare e non reclamizza neanche le sue azioni che organizza in genere per strada, in edifici sociali, case popolari, cortili scolastici o atrii di stazione: espone un semplice cartello con la scritta “cibo gratis”, si sparge rapidamente la voce, e la gente accorre. Una volta, dall’inizio della sua avventura a fine 2023, ha distribuito pasti in quattro asili a Vienna (che avrebbe anche in parte fatto ristrutturare a sue spese). Un’altra ha dato kebab gratis a 1.500 studenti di una scuola a Klagenfurt, e un’altra, circa un anno fa, nel quartiere popolare di Margareten, il V distretto multiculturale di Vienna, ha distribuito pasti a tantissima gente: “Saranno state tremila persone, è venuta anche la polizia per garantire l’ordine e mi ha multato, ma io non immaginavo sarebbe venuta tanta gente: tutti possono venire, non solo i poveri, non faccio distinzioni”. A Vienna ha anche sostenuto la ristrutturazione di una scuola Montessori che gli aveva chiesto aiuto.
La sua scesa in campo politica è una scommessa, beneficenza e cibo gratis non bastano per un partito: il banco di prova alle urne – che sia in Austria, Italia o Europa – emetterà il verdetto finale sul futuro del suo progetto, in bilico fra realtà o velleità.