Embargo farsa e nuovo ambasciatore Ue. L’Opa di Atene in Libia

I ricatti di Haftar sui migranti tolgono alla missione Irini il mandato dell’Onu. E i greci soffiano la rappresentanza Ue a Tripoli a un italiano. Brutto colpo per Roma

26 MAG 26
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La nave greca Kanaris impegnata nell'operazione Irini (Irini pagina ufficiale di X)

I ricatti degli Haftar all’Europa, e in particolare alla Grecia, sul dossier dei migranti hanno fatto cadere ogni residuale ipocrisia europea riguardo all’embargo delle armi e del petrolio in Libia. La settimana scorsa, Francia e Grecia hanno rinunciato a presentare una richiesta di rinnovo del mandato dell’Onu per la missione dell’Ue Irini. Questo significa che dal prossimo primo agosto l’operazione militare continuerà senza però l’ombrello della risoluzione del Consiglio di Sicurezza 2819. Un favore di certo molto apprezzato da Bengasi. Il mancato rinnovo del mandato dell’Onu trae origine dalla questione delle ispezioni a bordo delle navi che contrabbandano petrolio dalla Libia, una competenza di cui oggi Irini è sprovvista per quanto riguarda i prodotti petroliferi. Alcuni stati membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu hanno minacciato di apporre il veto a qualsiasi potenziamento del mandato di Irini in tal senso e a quel punto, per evitare di palesare con un voto a New York le divisioni sul dossier libico, Grecia e Francia avrebbero rinunciato a sottoporre la richiesta di rinnovo.
Fonti del Foglio spiegano però che il passo indietro dei due paesi europei è frutto, ancora una volta, dei ricatti dei libici, in particolare degli Haftar. “La Grecia poteva cercare di elaborare un documento in grado di portare quantomeno all’astensione di Cina e Russia – spiega una fonte diplomatica al Foglio – Non è stato fatto perché su Atene pende sempre la minaccia di Haftar di fare arrivare più migranti a Creta”. “L’interesse dei paesi europei di fare rispettare l’embargo in Libia non esiste più – dice un altro funzionario diplomatico – L’embargo ormai è una barzelletta”.
Gli sforzi degli stati europei vanno ora in direzione di uno spostamento del focus della missione, non ultimo il monitoraggio della flotta ombra russa o la salvaguardia dei cavi sottomarini. E poi c’è l’immigrazione, intesa non come il soccorso in mare, bensì come l’attività di addestramento della Guardia costiera libica. Il potenziamento di Irini in funzione anti immigrazione è un vecchio pallino dell’Italia, che già nel 2022, con l’allora ministro della Difesa Lorenzo Guerini, aveva auspicato un ruolo della missione europea da “addestratore” dei guardiacoste di Tripoli.
I ricatti di Haftar di riaprire i flussi delle partenze dei migranti sono, come sempre, efficaci. Gli ultimi dati dell’Onu dicono che a Creta ci sono stati 2.024 arrivi, un calo minimo (-7 per cento) rispetto ai 2.168 del 2025, anno in cui Creta ha registrato 19.857 arrivi irregolari, con un aumento del 285 per cento rispetto agli oltre 5.000 arrivi del 2024. Per questo Atene è cauta nell’infastidire Bengasi sul fronte dell’embargo delle armi o del contrabbando di petrolio. Lo scorso anno è stato eclatante il caso dell’Aya 1, la nave carica di mezzi blindati diretti nell’est della Libia. Un’inchiesta del Foglio ha riportato delle pressioni che il governo greco, il premier Kyriakos Mitsotakis in persona, ha esercitato sulla missione Irini affinché il carico arrivasse ugualmente a destinazione a Bengasi. A Bruxelles, le pressioni greche sul commissario Ue per l’Immigrazione, Magnus Brunner, affinché l’Ue mantenga un profilo basso con Haftar continuano attraverso un membro del gabinetto del commissario, il greco Grigorios Delavekouras, che tre giorni fa si è presentato a Bengasi per la prima volta per partecipare a una riunione tecnica, che tra gli altri rappresentanti di Irini. Il ruolo di Atene nella gestione europea del dossier libico è culminato nelle ultime settimane e, secondo quanto risulta al Foglio, il prossimo ambasciatore dell’Ue in Libia, a partire da settembre, sarà un greco che si è imposto in un ballottaggio con un altro candidato italiano. Un brutto colpo per il nostro governo, dato che il ruolo finora era ricoperto dall’italiano Nicola Orlando. Intanto lo scorso 12 maggio una delegazione di funzionari di Irini si è recata a Bengasi per uno studio di fattibilità dell’apertura di un Mrcc – un Centro di coordinamento del soccorso marittimo – per replicare quello già creato a ovest, a Tripoli. Aprirne un altro in Cirenaica sarebbe la premessa necessaria per dare agli Haftar la possibilità di coordinare le intercettazioni e i respingimenti dei migranti in mare. A gestire le operazioni sarà la brigata Tariq Ben Zayed vicina a Haftar, accusata tra le altre cose di ripetute violazioni dei diritti umani.