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In Polonia Trump lega l’invio delle truppe alle sue preferenze politiche
Il capo della Casa Bianca dice di inviare i soldati per la stima che lo lega al presidente polacco Nawrocki, agita i timori e i punti fermi di un paese molto atlantista che il prossimo anno va al voto
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Il presidente americano, Donald Trump, ha annunciato che saranno inviati 5.000 soldati americani di stanza in Polonia e dopo i messaggi contrastanti in cui sembrava che anche Varsavia dovesse subire la riduzione del sostegno americano nel suo territorio, il capo della Casa Bianca ha fatto sapere che è tutto merito del presidente Karol Nawrocki. “In seguito alla riuscita elezione dell’attuale presidente della Polonia, Karol Nawrocki, che ho avuto l’onore di appoggiare, e in virtù del nostro rapporto con lui, sono lieto di annunciare che gli Stati Uniti invieranno ulteriori 5.000 soldati in Polonia”, ha scritto Trump sul suo social Truth. La Polonia temeva un ridimensionamento del personale americano sul suo territorio, le truppe che arriveranno – non si quando – probabilmente saranno spostate dalla Germania. La rotazione era prevista e Varsavia si è assicurata di non subire tagli rischiosi con attente e lunghe negoziazioni che hanno coinvolto i vertici della Nato, il ministero della Difesa di Varsavia e l’esercito polacco. La Polonia è un paese in cui le questioni di difesa e la Russia entrano in campagna elettorale e il prossimo anno i polacchi voteranno, assieme a francesi, italiani, spagnoli (quattro dei cinque paesi più grandi dell’Ue) e finlandesi.
Trump entra nelle campagne elettorali europee, interferisce, manda i suoi uomini, come accaduto con il vicepresidente J. D. Vance, inviato a Budapest per appoggiare il premier Viktor Orbán. Durante la comparsata americana, Vance fece anche una telefonata con Trump, fece sentire la sua voce all’Ungheria mentre elogiava Orbán, ma agli ungheresi non interessò molto il sostegno della Casa Bianca e votarono in gran numero l’attuale premier Péter Magyar. Quello che il presidente americano poteva portare in dote a Orbán non era altro che un sostegno ideologico e lo sfoggio di avere come alleato il capo degli Stati Uniti d’America. Il marchio di Trump non è un portafortuna né una onorificenza, ma in Polonia è diverso e il presidente americano ha promesso di portare in dote molto di più del legame ideologico: ha collegato Nawrocki alle esigenze di sicurezza, un argomento centrale per un paese che confina con l’Ucraina in guerra e anche con l’exclave russa di Kaliningrad. L’attuale presidente polacco ha vinto le elezioni un anno fa, era sostenuto dal partito PiS, che si è sempre presentato come un partito atlantista e antirusso. Quando Mosca ha attaccato l’Ucraina nel 2022, il PiS non le ha negato sostegno e la Polonia ha dato accoglienza a molti rifugiati che venivano dall’Ucraina. Nawrocki però rappresenta un’evoluzione del partito, un possibile ponte con l’ultradestra polacca molto meno atlantista, non antirussa e non filoucraina: una virata del tutto orbaniana del PiS.
La ridistribuzione delle truppe e il loro effettivo insediamento in Polonia è materia molto più complicata di quello che Trump mette nero su bianco nel suo messaggio su Truth, ma il presidente americano ha legato la difesa e l’alleanza alle sue preferenze politiche e in un paese come la Polonia suona come un ricatto.
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Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)
