L’inciampo britannico con la Russia

Grandi critiche al governo di Starmer per l’acquisto di carburante per aerei e altri prodotti petroliferi raffinati in paesi terzi che utilizzano, almeno in parte, il greggio russo. La specificità inglese

22 MAG 26
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Foto LaPresse

E’ dal 2022 che il governo britannico vieta le importazioni dirette di carbone, gas e petrolio dalla Russia, ma in questo divieto c’è un “buco”: continua l’importazione di carburante per aerei e altri prodotti petroliferi raffinati in paesi terzi che utilizzano, almeno in parte, il greggio russo. All’inizio dell’anno, la cancelliera dello Scacchiere, Rachel Reeves, aveva detto che questa “scappatoia”, che ha un valore di 4 miliardi di sterline, sarebbe stata chiusa questa primavera, cioè ora, ma due giorni fa il governo ha deciso di rimandare la decisione a causa dell’aumento dei prezzi dei carburanti.
La notizia sarebbe passata sotto silenzio a livello internazionale – esattamente come accade con gli acquisti di risorse che l’Europa continua a fare dalla Russia o con le sanzioni americane a Mosca che avrebbero dovuto essere sospese per un mese ma siamo ormai a tre – se non fosse che il Regno Unito ha una specificità invero luminosa: ogni cosa che si trasforma in un qualche aiuto a Vladimir Putin accende il dibattito anche nella destra conservatrice (meno in quella estrema). E così è stata la leader dei Tory, Kemi Badenoch, che ai Comuni ha denunciato la decisione del premier Keir Starmer, accusandolo di aver tradito la sua promessa “whatever it takes” all’Ucraina (ha anche criticato la sospensione delle esplorazioni nel Mare del nord che contribuirebbero a rendere autonomo il Regno). Gli sfidanti di Starmer per la leadership del Labour e del governo, invece, sono stati sospettosamente più cauti: l’ex ministro Wes Streeting ha detto che le argomentazioni del premier lo hanno convinto (lo critica su tutto, ma su questo no); il sindaco di Manchester Andy Burnham non ha voluto commentare (non è un buon segno). Il governo ha cercato di spiegare le sue ragioni, ma senza contenere troppo gli evidenti danni. Come sempre, gli ucraini sono quelli che non si lamentano, non denunciano e agiscono: ieri hanno colpito ancora una volta una raffineria russa. Le loro sanzioni restano le più limpide ed efficaci.