La grande trasformazione dell’Ucraina, alleato indispensabile

 Con Trump ostile, l’Unione europea ha sempre più bisogno di Kyiv. Per l'editorialista del New York Times, David French, Zelensky “sta mostrando all’Europa e agli altri paesi come il mondo libero post americano può conservare la libertà e l’indipendenza”

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28 APR 26
Ultimo aggiornamento: 06:03 AM
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Il presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky (foto di Peter Dejon per AP Photo via LaPresse)

Il vento è cambiato, ha detto il presidente della Finlandia, Alexander Stubb, “noi europei dobbiamo capire che abbiamo bisogno dell’Ucraina più di quanto l’Ucraina abbia bisogno di noi”, e gli 800 mila soldati dell’esercito di Kyiv sono la garanzia di sicurezza più rilevante che ci sia oggi non soltanto per gli ucraini, ma per tutta l’Europa. Il presidente finlandese ha ribadito quel che molti altri leader hanno già evidenziato negli ultimi mesi e in particolare nelle ultime settimane quando Volodymyr Zelensky ha iniziato a girare per i paesi del Golfo e per l’Europa mettendo a disposizione degli alleati le innovazioni e le tecnologie ucraine. Non tutti si sono accorti di questa rivoluzione, anzi, in buona parte dei commenti anche italiani continua a prevalere la cosiddetta retorica dei “poveri ucraini” che sono sempre meno visibili e patiscono il fatto che gli Stati Uniti siano concentrati – e addirittura disposti a dirottare le armi che vendono agli europei destinate all’esercito di Kyiv – sull’operazione militare e diplomatica in Iran. Certamente il disimpegno americano in Ucraina – contestuale a un allineamento cieco e sordo alla Russia di Vladimir Putin – costa moltissimo in termini soprattutto di vite umane, e per quanto l’Europa abbia compensato il mancato sostegno americano, continua a muoversi a un ritmo ben più lento delle bombe e degli attacchi della Russia sull’Ucraina. Ma se c’è una cosa che gli ucraini non hanno mai fatto è proprio lamentarsi e aspettare con le mani in mano qualche decisione occidentale: è così che hanno cambiato il modo di fare la guerra, imparando a progettare propri sistemi di difesa (non tutti, ma tanti) e rallentando se non proprio respingendo l’avanzata russa. Hanno fatto anche un salto ulteriore: l’Ucraina si sta trasformando nella nazione indispensabile per l’Europa e forse non solo.
David French, editorialista del New York Times e veterano dell’operazione Iraqi Freedom, ha scritto un articolo dal titolo: “Vi presento il nuovo leader del mondo libero”, con una foto di Zelensky che stringe la mano ai suoi soldati. French scrive che il presidente ucraino “sta mostrando all’Europa e agli altri paesi come il mondo libero post americano può conservare la libertà e l’indipendenza”. Il primo punto è quel “post americano”: gli Stati Uniti sono ancora la nazione più potente del mondo e sono ancora parte della Nato, ma stanno “rapidamente abdicando al loro ruolo come leader del mondo libero”. French riassume in modo efficace l’ostilità permanente di Donald Trump nei confronti degli alleati europei, la minaccia di conquista della Groenlandia, territorio della Nato, che è stato il momento finora più rivelatore del collasso della fiducia tra europei e americani: “Non puoi minacciare il mondo libero – scrive – e allo stesso tempo guidarlo”. Il presidente americano ha scelto con insistenza ossessiva la minaccia, e così i suoi alleati hanno dovuto mettere in discussione il suo ruolo di guida. “Nessun paese può eguagliare il potere americano – conclude French – ma per la prima volta nella mia vita adulta, il cuore morale e strategico della difesa della democrazia liberale non lo sento battere a Washington. E nemmeno a Londra, Parigi, Berlino o Ottawa”, dice, che pure stanno rompendo tabù storici per adattarsi al nuovo mondo post americano, con la Germania che vuole creare l’esercito più forte e più “responsabile” d’Europa e la Francia che pensa ad allargare il suo ombrello di deterrenza nucleare ai paesi europei. E’ a Kyiv che batte il cuore della difesa del mondo libero, “dove un leader coraggioso e un popolo coraggioso hanno preso la torcia che l’America ha lasciato cadere”, scrive French, e l’enfasi romantica non deve distrarre dalla concretezza di questo cuore che non solo batte, ma diventa un alleato generoso – il più generoso che ci sia: l’Ucraina è in mezzo a un’aggressione violentissima che non accenna a diminuire perché l’allineamento con l’America alimenta la convinzione di Putin di poter vincere questa guerra – e solidale, pronto a condividere tecnologia ed esperienza. E quando gli europei si chiedono chi li difenderà dalla minaccia russa ora che gli Stati Uniti non sono più affidabili, la risposta è l’Ucraina: come molti leader – non tutti, e certo non molte opinioni pubbliche europee – stanno realizzando e dicendo, è questa la nostra “nazione indispensabile”.