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Quando in America provano a uccidere il presidente
Da Lincoln a Trump, passando per Kennedy e Reagan: la storia americana è costellata di attentati al presidente. The Donald è già al terzo tentativo
27 APR 26
Ultimo aggiornamento: 07:47 AM

Foto di William Lang per AP Photo via LaPresse
Ogni tanto in America c'è chi decide di provare ad ammazzare il presidente. Quattro presidenti sono stati assassinati, i tentativi però sono stati assai di più. Donald Trump, dopo quanto accaduto alla White House Correspondents’ Dinner, è già arrivato a quota tre tentativi fortunatamente andati male.
L’ultimo episodio, avvenuto a Washington durante la cena annuale dei corrispondenti della Casa Bianca, ha riportato al centro una costante della storia americana: la vulnerabilità del presidente, figura potentissima ma esposta. L’attacco è stato sventato, ma il solo fatto che qualcuno sia riuscito ad avvicinarsi così tanto a Donald Trump, per giunta in un evento all'interno di un hotel che doveva "essere blindato", come era stato definito nei giorni precedenti alla cena, ha riacceso interrogativi sulla sicurezza e, soprattutto, sul clima politico.

Non è una novità. La storia degli Stati Uniti è attraversata da episodi simili fin dalle sue origini. I casi più drammatici sono quelli che si sono conclusi con la morte del presidente: Abraham Lincoln nel 1865, colpito da John Wilkes Booth; James A. Garfield nel 1881, ucciso da Charles J. Guiteau; William McKinley nel 1901, vittima dell’anarchico Leon Czolgosz; e infine John F. Kennedy nel 1963, assassinato da Lee Harvey Oswald a Dallas. Quattro eventi che hanno segnato profondamente la storia del paese.
Accanto agli attentati riusciti, esiste una lunga lista di tentativi falliti, spesso altrettanto significativi. Già nel 1835 Andrew Jackson sopravvisse a un tentativo di attentato perché le pistole dell’aggressore si incepparono. Un secolo dopo, nel 1912, Theodore Roosevelt fu colpito durante un comizio ma riuscì comunque a parlare prima di farsi curare. Nel 1933 Franklin D. Roosevelt fu bersaglio di un attentato a Miami: lui rimase illeso, a venire ucciso fu il sindaco di Chicago. Nel 1950 toccò a Harry S. Truman, quando due nazionalisti portoricani attaccarono la Blair House. Negli anni Settanta la tensione non diminuì: Gerald Ford fu oggetto di due distinti tentativi nel giro di poche settimane.
L’episodio più noto dell’epoca contemporanea resta quello del 1981, quando Ronald Reagan venne gravemente ferito da John Hinckley Jr.. Reagan sopravvisse, ma il caso dimostrò quanto anche un sistema di sicurezza evoluto potesse essere vulnerabile.
Con il passare dei decenni, gli attentati si sono trasformati. Più che azioni dirette, sono aumentati complotti e minacce sventate. Richard Nixon fu obiettivo di piani mai realizzati; Bill Clinton affrontò diversi episodi di sicurezza, tra cui un uomo armato vicino alla Casa Bianca; George W. Bush scampò a una granata lanciata durante una visita in Georgia nel 2005, fortunatamente inesplosa.
Anche nel XXI secolo la minaccia non è diminuita. Barack Obama è stato oggetto di numerosi tentativi di omicidio sventati dalle autorità. E oggi Trump si inserisce in questa lunga sequenza, con tre episodi che confermano quanto la figura presidenziale resti un bersaglio concreto e non solo simbolico.
L’attacco fallito alla cena dei corrispondenti è solo l’ultimo capitolo di una storia lunga più di due secoli.