Trump vuole smantellare “l’arroganza” europea e punire la Nato degli ingrati

L’Amministrazione Trump vuole smantellare “l’arroganza” degli alleati europei della Nato a suon di minacce e di piccole vendette, logorando fiducia e solidarietà: gli europei si sentono di avere diritti e privilegi e invece sono soltanto degli ingrati
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25 APR 26
Ultimo aggiornamento: 09:10 AM
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L’Amministrazione Trump vuole smantellare “l’arroganza” degli alleati europei della Nato a suon di minacce e di piccole vendette, logorando fiducia e solidarietà: gli europei si sentono di avere diritti e privilegi e invece sono soltanto degli ingrati. Lo scoop della Reuters – che dettaglia il documento che circola al Pentagono sulle rappresaglie ai paesi che non hanno dato il loro pieno e incondizionato sostegno all’operazione americana contro l’Iran – mette a fuoco la tattica sfiancante di dividere gli alleati in buoni e cattivi e, soprattutto, di punire l’ingratitudine degli europei. 
L’ingratitudine non riguarda soltanto queste ultime settimane: è, secondo Donald Trump, strutturale. Gli europei approfittano da sempre dell’America, in particolare delle sue garanzie di sicurezza che sono alla base della Nato stessa, che nasce ed è a trazione americana: da quando è tornato alla Casa Bianca, il presidente americano dice di voler rientrare da questo investimento globale, chiede (e ottiene) che gli europei paghino di più per finanziare la Nato, pretende (e ottiene) di non finanziare più la difesa dell’Ucraina – attaccata dalla Russia, una minaccia a tutto l’occidente – ma non si accontenta. Trump dice anche che gli europei in Afghanistan stavano nelle retrovie, svilendo con poche, false parole l’impegno degli alleati dopo l’11 settembre – l’unica volta nella storia in cui è stato attivato l’articolo 5 del Trattato della Nato, quello che prevede di andare in aiuto di un alleato attaccato – e tutti i morti europei nella guerra contro il terrorismo islamico. Trump pretende anche che gli sia concesso di prendere – acquistare, conquistare, occupare: non si sa – la Groenlandia, che è territorio danese e quindi della Nato, e quando non ottiene quel “pezzo di ghiaccio” inizia a stilare la lista dei buoni e dei cattivi, minacciando i secondi di aumentare i dazi, e ora che l’arma economica è stata spuntata da una sentenza della Corte suprema, minaccia ritorsioni dentro la Nato. Nel documento visionato dalla Reuters si prospetta una sospensione dall’Alleanza atlantica della Spagna, che non ha lasciato libero accesso agli americani alle sue basi in questi quasi 60 giorni di guerra all’Iran: il Trattato della Nato non prevede neppure la possibilità di una sospensione, si tratta di una punizione in questi termini inesistente, ma è il messaggio che deve essere chiaro – gli ingrati saranno puniti. Vale anche per il Regno Unito, l’alleato non più molto speciale, al quale i trumpiani pensano di levare le Falklands, riaccendendo una disputa decennale con l’Argentina: anche qui, gli stessi abitanti delle isole al largo dell’Argentina hanno confermato con un referendum di essere territorio britannico, ma questi sono dettagli procedurali, è il messaggio che conta – gli ingrati saranno puniti. E la punizione massima è il ritiro dell’America dalla Nato: il ritiro di uno stato alleato è tecnicamente possibile, ma gli Stati Uniti non sono soltanto membri della Nato, sono anche la nazione-garante dell’Alleanza e quindi dovrebbero scriversi una lettera (al dipartimento di stato) di notifica della decisione e poi cedere i suoi diritti-doveri di garante a un altro stato. E’ un po’ come se gli Stati Uniti si ritirassero da loro stessi, ma di nuovo: è il messaggio che conta.
Che cosa possano fare gli alleati europei per restaurare una fiducia che sembra compromessa in modo irreversibile finché vige la rule trumpiana è difficile da dire, ma a parte costruire “il pilastro europeo” della Nato, una capacità di difesa autonoma, molto sta nell’ossessione di questa America per la gratitudine. “Hai mai detto una volta grazie?”, disse il vicepresidente J. D. Vance a Volodymyr Zelensky, presidente ucraino, nel catastrofico incontro nello Studio ovale del febbraio del 2025 (Zelensky ringraziava sempre, ringraziava tutti, ringrazia pure adesso che gli aiuti americani diretti non arrivano più, ma devono passare dagli acquisti europei all’interno del meccanismo Purl). L’ex ministro degli Esteri ucraino, Dmitro Kuleba, ha detto in un’intervista al Kyiv Independent che Trump ha rifiutato l’aiuto ucraino per la difesa dei paesi alleati del Golfo contro i droni iraniani che gli ucraini conoscono e respingono “per una ragione: non vuole essere in debito con l’Ucraina, vedrebbe come un’umiliazione il dover ammettere che non riesce a combattere l’Iran senza l’aiuto dell’Ucraina”. Trump non vuole dire grazie, sono soltanto gli altri alleati che devono dire grazie a lui, e se non lo fanno sono arroganti, sono ingrati, saranno puniti.