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La gauche invoca il cordone sanitario contro Sansal
Quest’uomo coraggioso, che non teme di indicare i pericoli dell’“islamofascismo” e dell’assopimento delle élite, viene presentato come “una figura ambigua”. L'appello contro lo scrittore
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23 APR 26

Foto LaPresse
C’è agitazione in Belgio all’avvicinarsi del 25 aprile, data della cerimonia di insediamento di Boualem Sansal come membro dell’Accademia reale di lingua e letteratura francesi del regno, che lo ha eletto accademico lo scorso 11 ottobre. “Rinunciate, per favore!”. E’ con questa esortazione che si conclude un lungo messaggio pubblicato dalla romanziera belga Sandra de Vivies, che invita l’Accademia reale a riconoscere il proprio errore.
Sansal dovrebbe occupare il seggio 37, precedentemente occupato da Michel del Castillo, imprigionato dai franchisti in Spagna. Sei mesi dopo la sua liberazione, il vento su Sansal è cambiato.
Romanziere algerino di lingua francese, ateo dichiarato, sopravvissuto al terrore islamista degli anni Novanta e poi alle prigioni di Algeri (ieri anche lo scrittore Kamel Daoud è stato condannato a tre anni per un romanzo), Sansal viene oggi dipinto come un appestato. Da quando è uscito dalle carceri algerine, Sansal non solo ha lasciato Gallimard per Grasset, ma ha anche ostentato la sua amicizia con Philippe de Villiers ed Éric Zemmour e ha rilasciato una intervista a Louis Sarkozy per il canale belga 21News, nel cui capitale Vincent Bolloré è entrato tramite Lagardère. Il cantante belga Mousta Largo ne ha concluso che Sansal è “lo zerbino dell’estrema destra e il testimonial di tutti i fascisti di Francia”. La tesi di Sansal, secondo cui Bruxelles sarebbe sottoposta a una “conquista dei territori”, non piace alle élite belghe. Dire ad alta voce che l’islam politico non è una fantasia paranoica ma una realtà sociologica e territoriale, documentata da statistiche, inchieste e cronaca quotidiana, diventa prova di deriva reazionaria.
Julien Truddaïu, responsabile del Centro d’azione laica di Bruxelles, arriva persino a evocare il ricorso al cordone sanitario: “Rifiutare questa consacrazione è il minimo dell’igiene democratica”. Che cosa è cambiato in sei mesi? Nulla nell’opera di Sansal, che da decenni denuncia con lucidità il totalitarismo islamista e l’incapacità europea di difendere la libertà. E’ cambiato invece il suo rifiuto di recitare il copione del buon selvaggio pentito o del dissidente addomesticato. E così su Libération ieri è apparso un saggio della romanziera iraniana Fariba Hachtroudi: “Perché non mi riconosco più nella letteratura di Sansal”. E’ bastato molto poco, cambiare un editore, perché il romanziere algerino diventasse persona non grata. Il Monde descrive Sansal come uno scrittore mediocre e un opportunista. Quest’uomo coraggioso, che non teme di indicare i pericoli dell’“islamofascismo” e dell’assopimento delle élite, viene presentato come “una figura ambigua”. Era successo anche a Daoud, dopo che ha pubblicato un articolo sui fatti di Colonia. “L’occidente dimentica che il rifugiato proviene da una trappola culturale che si riassume soprattutto nel suo rapporto con Dio e la donna”. Pochi giorni dopo parte l’appello di sociologi, storici e antropologi della gauche che accusano Daoud di “riciclare i triti cliché orientalisti e islamofobi”.
Ieri, parlando con Tv5 Monde, Sansal ha ricordato che la sua rottura con la gauche si è consumata al tempo della sua prigionia: “Non ci si mette in ginocchio perché il potere algerino ti tiene ostaggio. No, bisogna restare in piedi. Ero una pecora di cui si negoziava il prezzo della carne”. Intanto Virginie Despentes guida il fronte degli scrittori che hanno lasciato Grasset dopo il licenziamento di Olivier Nora da parte di Vincent Bolloré. Dolo pochi giorni dopo l’attentato a Charlie Hebdo, la Despentes scrisse su les Inrocks a proposito dei due terroristi responsabili della strage: “Li ho amati persino nella loro goffaggine, quando li ho visti con le armi in mano seminare il terrore urlando ‘abbiamo vendicato il Profeta’”. Ognuno ha i suoi eroi.
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Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.