L’Ue senza Orbán dà il via libera al prestito all’Ucraina e alle nuove sanzioni alla Russia

Petrolio russo torna a scorrere via Druzhba dopo mesi di stallo. Zelensky, che parteciperà al vertice informale dell’Ue che si tiene a Cipro, ora punta all'apertura dei capitoli negoziali per l'adesione dell'Ucraina all'Ue

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23 APR 26
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Foto Epa via Ansa

Bruxelles. Due settimane prima di lasciare il potere, Viktor Orbán ha finalmente tolto il veto al prestito da 90 miliardi di euro dell’Unione europea all’Ucraina e al ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. L’approvazione formale è attesa solo per oggi, quando il greggio russo inizierà ad arrivare in Ungheria e Slovacchia. Ma ieri è stato raggiunto un accordo politico tra gli ambasciatori dei ventisette stati membri su entrambi i provvedimenti, bloccati da oltre due mesi. E’ “il segnale giusto”, ha detto Volodymyr Zelensky. Il presidente ucraino vuole un altro segnale dal vertice informale dell’Ue che si tiene oggi e domani a Cipro e al quale parteciperà in presenza: l’impegno ad aprire i capitoli negoziali per l’adesione dell’Ucraina dopo l’uscita di scena di Orbán.
Dopo aver riconosciuto la vittoria elettorale di Péter Magyar, Orbán ha deciso di andarsene dall’Ue con un ultimo gesto da leader che mantiene la parola data (anche se in realtà ha rinnegato i suoi impegni precedenti). Il via libera al prestito all’Ucraina era condizionato da Orbán alla ripresa delle forniture di petrolio attraverso l’oleodotto Druzhba. Tutti nell’Ue sapevano che si trattava solo di un pretesto. L’Ue sperava di annunciare l’accordo sul prestito e le sanzioni il 24 febbraio a Kyiv, nel quarto anno dell’anniversario dell’invasione. Druzhba era stato danneggiato da un bombardamento russo a fine gennaio. Con le sue infrastrutture energetiche distrutte all’80 per cento, l’Ucraina aveva altre priorità che riparare un oleodotto che permette al Cremlino di incassare miliardi di euro. L’Ue aveva annunciato l’intenzione di mettere fine a tutte le importazioni di greggio russo. Ma Orbán ha voluto utilizzare Druzhba come arma elettorale all’interno per cercare di recuperare voti e arma strategica all’esterno per indebolire Kyiv.
Il premier uscente non ha immediatamente desistito dopo la sua sconfitta elettorale. Data l’urgenza di fornire il prestito all’Ucraina, che rischia di trovarsi senza soldi per comprare armi per continuare a difendersi, è stato messo in scena di un grande scambio. Druzhba è stato in parte riparato. Il greggio russo è stato immesso nel sistema dell’oleodotto in Ucraina. Oggi inizierà a pompare petrolio verso Ungheria e Slovacchia. “In mattinata”, ha detto il governo slovacco. Cioè appena prima che si concluda la procedura scritta per approvare all’unanimità il prestito da 90 miliardi di euro e le sanzioni contro la Russia. Il sollievo è evidente nell’Ue. “Buone notizie da Bruxelles. Il blocco che si è protratto tropo a lungo è stato finalmente abbandonato”, ha commentato il ministro tedesco degli Esteri, Johann Wadephul: “L’Ungheria è tornata nella famiglia europea”. Nel frattempo, però, molti danni sono stati fatti da Orbán. L’Ucraina si trova in condizioni finanziarie precarie. In due mesi la Russia ha avuto tempo di prepararsi alle nuove sanzioni, vista l’abitudine del ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó, di trasmettere a Mosca informazioni riservate.
“La Russia deve porre fine alla sua guerra. E gli incentivi per farlo possono emergere solo quando il sostegno all’Ucraina e la pressione sulla Russia saranno sufficienti”, ha ricordato ieri Zelensky, che ha chiesto che il prestito dell’Ue sia messo in opera “rapidamente”. Ma ha anche detto di contare sull’Ue per fare progressi sulla “piena integrazione europea dell’Ucraina”. La partenza di Orbán libererà l’Ue di un altro veto dell’Ungheria, quello sull’apertura dei capitoli negoziali nel processo di adesione. La Commissione ha già dichiarato che Kyiv rispetta tutte le condizioni. Zelensky vorrebbe ottenere un segnale positivo dai capi di stato e di governo nel vertice che si terrà oggi e domani a Cipro, che Orbán ha deciso di disertare. Diversi stati membri si sono nascosti sul veto di Orbán al processo di adesione dell’Ucraina per non doversi esporre su un tema potenzialmente divisivo. “Parleremo con i leader europei anche dell’apertura dei capitoli per l’Ucraina: le condizioni per questo sono già state rispettate”, ha detto Zelensky. Diversi stati membri – tra cui Francia e Germania – si sono opposti all’ingresso accelerato dell’Ucraina. Secondo il Financial Times, Parigi e Berlino hanno offerto un’adesione simbolica con la partecipazione alle riunioni dei ministri, ma senza diritto di voto e senza beneficiare dei sussidi agricoli o di quelli per le regioni più povere. Il presidente ucraino potrebbe andare fisicamente a Cipro, invece che intervenire in videoconferenza. Porterà con sé anche l’offerta di diventare parte integrante del sistema di difesa dell’Europa.