•
La sinistra francese “costruisce il 2027” senza primarie né Mélenchon
Le primarie dividono: socialisti ed ecologisti non trovano un accordo. Vallaud e Jadot le considerano inadeguate, preferendo un percorso politico che costruisca prima il progetto e poi il candidato
di
21 APR 26

Raphaël Glucksmann fondatore di Place publique (foto EPA/CHRISTOPHE PETIT TESSON)
Parigi. Né con la France insoumise (Lfi), il partito della gauche radicale di Jean-Luc Mélenchon, né con chi invoca le primarie per designare il candidato dei progressisti alle prossime presidenziali, ma una terza via che riunisca tutte le componenti della sinistra attorno a un unico progetto, moderno e a vocazione maggioritaria. Dinanzi all’avanzata senza precedenti dell’estrema destra alle ultime elezioni comunali, e ai sondaggi che accreditano il probabile candidato alle presidenziali del Rassemblement national (Rn) Jordan Bardella fino al 38 per cento, l’eurodeputato e leader di Place publique Raphaël Glucksmann, il capogruppo dei deputati socialisti Boris Vallaud e l’ecologista ribelle Yannick Jadot vogliono essere “gli attori del sussulto”, si legge nel manifesto “construire2027”, pubblicato sabato sull’omonimo sito. “Gran parte delle nostre élite si sta rassegnando e si prepara all’annunciato passaggio della Francia nel campo trumpista e putinista (…). Non ci rassegniamo alla vittoria di Rn nel 2027 (…). Vogliamo vincere adesso”, affermano gli autori del manifesto. Tra i firmatari figurano esponenti di spicco del Partito socialista (Ps), come il capogruppo dei senatori Patrick Kanner, e oppositori interni al primo segretario Ps Olivier Faure, ma anche diversi sindaci ed eletti locali, oltre ad alcuni parlamentari ecologisti, comunisti o di Place publique di Glucksmann.
La sinistra socialista e ecologista resiste nelle metropoli e nelle banlieue, ma non riesce più a farsi ascoltare nelle zone rurali e periurbane, e rischia, per la terza volta consecutiva, di essere eliminata dal secondo turno delle elezioni presidenziali. Le condanne morali, i paragoni storici con gli anni Trenta e i paralleli con l’America di Trump, “per quanto pertinenti e preoccupanti possano essere, non bastano più” per convincere l’elettorato a non votare la formazione lepenista, “vogliamo ora opporre all’estrema destra una speranza per il paese, un progetto credibile e aggregante che gli consenta di ritrovarsi attorno a un destino comune”, affermano i quaranta esponenti della gauche che aderiscono all’iniziativa lanciata dal trio Glucksmann-Vallaud-Jadot. “Ciò richiede, innanzitutto alla sinistra e agli ecologisti, di reinventarsi, affinché possiamo partecipare pienamente al rinnovamento delle tradizioni che rappresentano il meglio della Francia: il paese della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, dei servizi pubblici per tutti, delle lotte per l’uguaglianza e le libertà, della fiducia nella scuola, dell’accesso universale alla sanità, della legge del 1905 sulla laicità”, proseguono.
La gauche, a eccezione di Lfi, è per il momento divisa sulle modalità di designazione di un candidato alle presidenziali. Le primarie annunciate dai Verdi e dai socialisti fedeli alla linea del primo segretario Faure sembrano sempre più improbabili a causa delle divisioni interne dei due partiti. Vallaud e Jadot, in particolare, si oppongono con forza alle primarie. Il primo le ritiene “insufficienti”, e invoca “un altro cammino” per la costruzione di una “grande coalizione”. Il secondo difende un’“ecologia di rottura” e ha molti più punti in comune con Glucksmann che con i vertici del suo partito. I firmatari di “construire2027” ritengono che solo la costruzione di “un progetto di ampio respiro” e della “squadra che lo attuerà” consentirà di far emergere una “candidatura che avrà un vasto consenso” alle prossime presidenziali. Concretamente, i firmatari prevedono un piano in tre fasi. La prima consiste nel far emergere “dieci, quindici idee incisive ma comprensibili” provenienti dai feedback sul campo. La seconda è la composizione della squadra incaricata del progetto che Jadot immagina come un “governo fittizio”. La terza fase riguarda infine il nome del futuro candidato, che verrà scelto entro la fine dell’estate. Ma in che modo? A questa domanda cruciale, i firmatari del testo non danno una risposta definitiva. “Non abbiamo definito completamente le modalità di questa designazione, ma crediamo nell’intelligenza collettiva, che ci porterà a scegliere la persona che incarnerà al meglio il progetto”, dice Jadot. Tutti i sondaggi indicano Glucksmann come l’unico del campo progressista che ha la forza di qualificarsi al secondo turno delle presidenziali. Ma prima dei francesi, dovrà convincere gli altri tenori della sinistra a puntare su di lui.