Kash Patel è stato pagato da una società cinematografica russa con legami con il Cremlino

Secondo alcuni documenti, il candidato di Trump alla direzione dell'Fbi, ha ricevuto lo scorso anno 25.000 dollari da una casa di produzione cinematografica che promuove posizioni anti-occidentali sostenute dalla Russia

20 APR 26
Ultimo aggiornamento: 16:16
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Kash Patel (foto di Jim Lo Scalzo per EPA, via Ansa)

Kash Patelil candidato del presidente Donald Trump alla direzione dell'FBI, ha ricevuto lo scorso anno 25.000 dollari da una società cinematografica di proprietà di un cittadino russo che detiene anche la cittadinanza americana e ha prodotto programmi che promuovono teorie del complotto sul "deep state" e posizioni anti-occidentali care al Cremlino. Lo rivelano il modulo di dichiarazione patrimoniale presentato da Patel nell'ambito del processo di nomina e altri documenti.
Dai documenti ottenuti dal Washington Post emerge che Patel ha ricevuto il denaro da Global Tree Pictures, una società con sede a Los Angeles gestita da Igor Lopatonok, un regista i cui precedenti progetti includono una campagna di influenza filorussa finanziata da un fondo creato dal presidente russo Vladimir Putin.
Il pagamento a Patel è avvenuto in occasione della sua partecipazione a un documentario prodotto da Lopatonok che ritrae Patel e altri veterani del primo mandato Trump come vittime di una cospirazione che “ha distrutto la vita di coloro che si sono schierati con Donald Trump nel tentativo di rimuovere il presidente democraticamente eletto dalla sua carica”.
La serie in sei puntate, intitolata All the President's Men: The Conspiracy Against Trump, è andata in onda a novembre sulla rete online dell'emittente di destra Tucker Carlson. In uno degli episodi, Patel ha promesso di “chiudere la sede dell'Fbi e trasformarla in un museo del deep state”.
I dettagli relativi al pagamento ricevuto da Patel si aggiungono alle perplessità già sollevate dai parlamentari democratici e da numerosi esperti di sicurezza nazionale sulla sua nomina. Se Patel venisse confermato, l'agenzia responsabile della difesa contro le operazioni di spionaggio russo all'interno degli Stati Uniti sarebbe guidata da qualcuno che, solo pochi mesi prima, aveva intascato denaro da un presunto alleato del Cremlino.
“Il signor Patel ha fatto di più del necessario in questo processo di nomina e ratifica”, ha dichiarato Erica Knight, portavoce di Patel, in risposta alle domande del Post. “Questo include innumerevoli incontri con i senatori, la comunicazione e la rendicontazione di tutte le fonti di reddito, la presentazione di centinaia di pagine di documenti, le risposte a centinaia di pagine di domande agli atti, e sei ore di testimonianza con più cicli di interrogatorio davanti alla Commissione Giustizia del Senato. Il Senato ha valutato tutti i potenziali conflitti di interesse e le criticità sollevate. Il signor Patel attende con fiducia il voto in Commissione Giustizia del Senato previsto per giovedì e la rapida conferma da parte del Senato, così da poter iniziare a lavorare per rifocalizzare l'Fbi sulla sicurezza del nostro paese”.
Lopatonok non ha risposto alle richieste di commento. Un portavoce del senatore Chuck Grassley (repubblicano dell'Iowa), presidente della commissione, ha dichiarato in una nota: “Nel quadro del processo di nomina, Patel ha adempiuto a tutti gli obblighi di dichiarazione patrimoniale. L'Office of Government Ethics e il dipartimento di Giustizia hanno esaminato e approvato le sue dichiarazioni. Qualsiasi tentativo di sollevare dubbi sulle dichiarazioni finanziarie di Patel va respinto come un'evidente campagna diffamatoria”.
Il voto della Commissione Giustizia sulla nomina di Patel, inizialmente previsto per questa settimana, è stato rinviato alla prossima in seguito alle obiezioni dei membri democratici del panel. I democratici si sono opposti in modo compatto alla nomina di Patel, descrivendolo come un estremista con scarsa esperienza di leadership che userebbe l'Fbi per vendicarsi delle persone che lui e Trump considerano avversari.
Il senatore Dick Durbin (Illinois), il principale esponente democratico della commissione, ha affermato che il comitato dovrebbe convocare nuovamente Patel per ulteriori audizioni, anche riguardo all'indagine in corso e alla rimozione di funzionari del dipartimento di Giustizia e dell'Fbi che avevano lavorato ai casi del 6 gennaio.
Come direttore dell'Fbi, Patel ricoprirebbe una delle posizioni di più alto rango in un'amministrazione che ha lasciato intendere possibili inversioni di rotta nella politica americana verso la Russia. Trump ha messo in discussione il sostegno statunitense all'Ucraina, alimentando le preoccupazioni di funzionari americani ed europei che potrebbe cercare di porre fine alla guerra a condizioni favorevoli a Mosca. Il procuratore generale Pam Bondi si è affrettata a smantellare un'unità speciale istituita durante l'amministrazione Biden per far rispettare le sanzioni alla Russia e perseguire le violazioni commesse dagli oligarchi filo-Putin. Il pagamento ricevuto da Patel è indicato come “compenso onorario” in un rapporto di dichiarazione patrimoniale presentato all'U.S. Office of Government Ethics, l'ente preposto alla revisione delle dichiarazioni finanziarie dei candidati confermati dal Senato all'interno del potere esecutivo.
Il rapporto di dichiarazione, insieme all'accordo etico che ha firmato, offrono un quadro più dettagliato dei redditi e delle attività di Patel rispetto alle risposte scritte che aveva fornito ai senatori in vista della sua audizione di conferma il mese scorso. Sia il rapporto che l'impegno etico sono stati completati lo scorso mese, ma non sono stati resi pubblici fino a quando non sono stati pubblicati sul sito dell'Office of Government Ethics due giorni dopo l'audizione di Patel.
Nella documentazione presentata, Patel ha descritto attività di consulenza per clienti tra cui la società mediatica di Trump e l'ambasciata del Qatar, oltre alla scrittura di libri. Patel ha dichiarato di essersi già ritirato da alcune delle sue attività e che avrebbe interrotto gli altri incarichi durante il suo mandato come direttore dell'Fbi, impegnandosi anche a cedere le sue quote in società tra cui Apple, Eli Lilly, Palantir e Meta, la società madre che controlla Facebook e Instagram.
Patel non si è tuttavia impegnato a recidere completamente i legami con le attività e le imprese in cui aveva operato tra i due mandati di Trump. Ha dichiarato che continuerà a percepire royalties e proventi di licenza per i libri pubblicati e ha anche affermato che manterrà le azioni in una società con sede nelle Isole Cayman dove aveva lavorato come consulente.
Lopatonok, originario dell'Ucraina e trasferitosi dalla Russia a Los Angeles nel 2008, non ha mai fatto mistero della posizione filorussa dei suoi progetti. In un'intervista podcast dello scorso anno, Lopatonok ha ammesso di essere stato accusato di essere “un agente russo, un agente del Cremlino, e così via” a causa delle sue produzioni filmiche filorusse. “Non me ne importa nulla, perché credo che i popoli del mondo abbiano bisogno di una visione alternativa rispetto alla narrativa dei media mainstream”, ha dichiarato. Lopatonok si è recato a Mosca almeno tre volte tra il 2012 e il 2014, stando ai suoi post sui social media, e si è pubblicamente espresso contro le proteste del 2014 a Kyiv che portarono alla caduta del presidente ucraino filorusso. Nell'ottobre di quell'anno, Lopatonok ha distribuito Maidan Massacre, un film che cercava di confutare le conclusioni ampiamente accertate secondo cui forze e mercenari filorussi erano responsabili dell'uccisione di decine di attivisti antigovernativi durante le proteste.
Nel 2019, Lopatonok e un socio hanno pubblicato un altro documentario, Revealing Ukraine, che aderisce alla narrativa del Cremlino. Alla sua prima in Italia, Lopatonok è apparso sul red carpet insieme a Viktor Medvedchuk, facoltoso ex parlamentare ucraino e alleato di Putin che compare nel film. Medvedchuk è stato successivamente accusato di tradimento in Ucraina, ma nel 2022 è stato trasferito in Russia nell'ambito di uno scambio di prigionieri. Pochi mesi dopo l'invasione su vasta scala dell'Ucraina da parte della Russia, nel febbraio 2022, Lopatonok ha iniziato a far circolare una proposta per un nuovo progetto che puntasse a “fermare il processo di finanziamento della guerra, fermare la fornitura di armi e l'inondazione dell'Ucraina con denaro proveniente dagli Stati Uniti e dai loro satelliti”, secondo un documento ottenuto dal Post.
Tale proposta è stata inviata a un membro del team di Dmitrij Peskov, storico portavoce di Putin e vicecapo dell'amministrazione del Cremlino. Il documento recava istruzioni indicanti che il suo contenuto doveva essere approvato da Peskov, secondo due funzionari dell'intelligence europea a conoscenza del documento, che hanno parlato in forma anonima per poter discutere di informazioni riservate. Nel documento, Lopatonok scriveva di avere già l'approvazione e il sostegno del loro partner di “molti anni”, incluso il potente direttore di un canale televisivo statale russo, nonché del presidente bielorusso Alexander Lukashenko. Peskov non ha risposto alla richiesta di commento. Non è chiaro come il Cremlino abbia risposto alla proposta di Lopatonok.
Nel marzo 2023, Lopatonok è stato nominato direttore artistico di una campagna di influenza russa che ha ricevuto circa 31.000 dollari di finanziamento da una fondazione creata da Putin per iniziative culturali, secondo documenti ottenuti dal Post. La campagna, intitolata To Russia With Love, richiedeva la partecipazione con video online nell'ambito di un concorso per contrastare le rappresentazioni nei media occidentali di “quanto sia terribile vivere in Russia e quanto sia bello trasferirsi in occidente”, come si legge in un documento di richiesta di finanziamento.
Lopatonok, 57 anni, ha affrontato ripetute difficoltà finanziarie, tra cui una causa intentata da un ex socio in affari che lo accusava di appropriazione indebita di fondi. Lopatonok ha respinto le accuse, ha intentato una controquerela e la vicenda si è conclusa con un accordo stragiudiziale. Nel 2018, Lopatonok ha dichiarato bancarotta due volte, stando ai documenti giudiziari. Altri documenti indicano che Lopatonok è collegato a una società di recente costituzione in Russia. L'anno scorso, Vera Tomilova, una produttrice cinematografica che ha collaborato frequentemente con Lopatonok, ha registrato a Mosca una società chiamata Global 3 Pictures. Il nome richiama quello della società con sede a Los Angeles che ha pagato Patel, Global Tree Pictures. Nei registri russi figura come referente un indirizzo email riconducibile a Lopatonok. Tomilova non ha risposto alle richieste di commento.
Tomilova ha co-scritto e co-prodotto la serie All The President's Men e ha elogiato il contributo di Patel al progetto, scrivendo in un post online che “è una grande persona e riesce a vedere le cose con chiarezza e obiettività”. Carlson, l'ex conduttore di Fox News la cui rete online ha trasmesso il programma, ha usato i suoi programmi per esprimere sostegno alla Russia nella guerra contro l'Ucraina e si è recato a Mosca l'anno scorso per un'intervista con Putin. In una breve telefonata, Carlson ha dichiarato che la sua rete ha stretto un accordo con i produttori per la messa in onda della serie documentaristica, ma che il suo coinvolgimento si è fermato lì. “Non so letteralmente nulla di questa vicenda”, ha detto Carlson. “Non ho realizzato il film e di certo non ho pagato Kash Patel”. Neil Patel, amministratore delegato di Tcn, ha dichiarato al Post che la rete ha pagato i produttori per il film con un accordo “basato sulla performance”, senza voler precisare l'importo corrisposto.
La società di produzione moscovita Global 3 Pictures ha aperto conti presso la banca statale russa Vtb, secondo i registri pubblicati dall'Agenzia federale delle entrate della Russia. Vtb è nel mirino delle sanzioni del Tesoro americano dal 2014, quando la Russia ha annesso illegalmente il territorio ucraino della Crimea. Le successive restrizioni imposte nel 2022 vietano ai cittadini americani di effettuare qualsiasi transazione con Vtb senza previa autorizzazione del governo statunitense.
Kash Patel è salito alla ribalta durante il primo mandato di Trump come membro combattivo dello staff della commissione Intelligence della Camera, dove ha svolto un ruolo chiave nei tentativi repubblicani di screditare le indagini sui legami di Trump con la Russia. In una lunga intervista nel documentario All The President's Men, Patel critica aspramente le valutazioni dell'intelligence americana secondo cui la Russia avrebbe interferito nella campagna presidenziale del 2016 per favorire la candidatura di Trump.
Patel descrive poi Russia e Cina come “nostri dinamici avversari”, ma afferma che Mosca non rientra tra i “veri nemici” degli Stati Uniti, una definizione che riserva invece all'Iran, ai gruppi terroristici tra cui al Qaida e ai trafficanti di droga.
Tra gli altri partecipanti al documentario figurano l'ex consigliere della campagna di Trump Stephen K. Bannon, l'ex sindaco di New York Rudy Giuliani e l'ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn, dimessosi all'inizio del 2017 dopo aver reso dichiarazioni false sui propri colloqui con l'ambasciatore russo.
Dai documenti depositati nell'ambito della procedura fallimentare di Giuliani emerge che la Global Tree Pictures di Lopatonok ha versato alla società di Giuliani, Giuliani Communications, 100.000 dollari in due rate per la sua partecipazione come ospite alla docuserie. Un portavoce di Giuliani non ha risposto alle richieste di commento.
  
Questa è la traduzione dell'articolo del Washington Post "Kash Patel was paid by Russian filmmaker with Kremlin ties, documents show" uscito il 7 febbraio 2025