Trump proibisce a Israele nuovi attacchi in Libano e costringe Bibi a una decisione impopolare

Per la prima volta Washington “proibisce” a Israele un’azione militare. Netanyahu cede, ma il prezzo politico è alto e cresce il dissenso interno

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18 APR 26
Immagine di Trump proibisce a Israele nuovi attacchi in Libano e costringe Bibi a una decisione impopolare

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu durante un incontro a Gerusalemme (foto EPA/RONEN ZVULUN / POOL)

“Proibire” è un verbo pesante e il presidente americano Donald Trump lo ha usato per limitare le attività dell’alleato che ha combattuto al suo fianco contro la Repubblica islamica dell’Iran. Se il conflitto contro il regime di Teheran era una guerra americana combattuta anche da Israele, quello contro Hezbollah, in Libano, era invece un’operazione totalmente israeliana per rispondere all’attacco del gruppo sciita finanziato dall’Iran che ha aperto la guerra dopo l’eliminazione della Guida suprema Ali Khamenei. Donald Trump ha scritto sul suo social Truth: “Israele non bombarderà più il Libano. Gli Stati Uniti gli hanno PROIBITO di farlo”. Come ha notato il giornalista israeliano Anshel Pfeffer è la prima volta che un presidente americano proibisce qualcosa a Israele e lo fa con un primo ministro, Benjamin Netanyahu, molto vicino, lodato, difeso, per il quale Trump ha anche chiesto la grazia per i problemi giudiziari.
La proibizione è arrivata anche nell’ambito di un cessate il fuoco molto impopolare in Israele, secondo l’Institute for National Security Studies di Tel Aviv, il 61 per cento della popolazione israeliana è contrario al cessate il fuoco. Yair Lapid, leader del partito di centrosinistra Yesh Atid, ha commentato: “Lo scontro in Libano può concludersi solo in un modo: l’eliminazione permanente della minaccia sui villaggi del nord”, quindi di Hezbollah. Il generale Gadi Eisenkot, ex capo maggiore di Tsahal, ha ricordato a Netanyahu: “Sei stato tu a dire: un primo ministro che non può resistere alla pressione esterna non entrerà nell’ufficio del primo ministro. Hai fallito. E’ ora di elezioni”. Spesso Trump e Netanyahu hanno inscenato divisioni, questa volta il premier israeliano ha voluto mostrare che la decisione era condivisa e nel suo discorso prima dell’inizio dello Shabat ha parlato di un percorso non militare, lungo ma necessario, per arrivare a un accordo con il Libano. 
Israele sapeva che la guerra in Iran sarebbe finita quando lo avesse deciso Washington, la guerra in Libano contro Hezbollah era invece una questione tutta israeliana, una guerra simbiotica ma separata. Trump vuole l’accordo con l’Iran, i contorni per la firma di un memorandum sono già pronti, i dossier sono separati, ma la valutazione è che la prosecuzione dei bombardamenti devastanti in Libano non faccia bene alla popolarità della Casa Bianca né ai colloqui con Teheran. Fra se stesso e Netanyahu, Trump ha scelto se stesso. Soltanto il presidente americano poteva costringere il premier di Israele a prendere una decisione tanto dolorosa per la sua popolarità interna.