Orbán lascia la sedia vuota nell’Ue e boicotta il prestito a Kyiv

Péter Magyar ha già assicurato che toglierà i due veti del premier ungherese sconfitto alle elezioni, che non andrà al vertice informale dei capi di stato e di governo a Cipro il 23 e 24 aprile

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18 APR 26
Immagine di Orbán lascia la sedia vuota nell’Ue e boicotta il prestito a Kyiv

Foto ANSA

Bruxelles. Le speranze dell’Unione europea di adottare rapidamente il prestito da 90 miliardi di euro all’Ucraina e il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, dopo la sconfitta di Viktor Orbán alle elezioni, andranno deluse. Il premier ungherese ha deciso di praticare la politica della sedia vuota nell’Ue nel tempo che manca alla sua effettiva cacciata dal potere. Orbán non andrà al vertice informale dei capi di stato e di governo a Cipro il 23 e 24 aprile. Il suo ministro degli Esteri, Péter Szijjártó, boicotterà la riunione dei ministri degli Esteri che si terrà martedì a Lussemburgo. E’ in quell’occasione che l’Alto rappresentante, Kaja Kallas, avrebbe voluto annunciare la svolta sul prestito all’Ucraina e sulle sanzioni alla Russia. Péter Magyar ha già assicurato che toglierà i due veti di Orbán. Kallas sperava anche di sboccare le sanzioni contro i coloni violenti in Cisgiordania, che l’Ungheria ha bloccato dal dicembre del 2024. E’ l’unica sanzione contro Israele su cui gli altri ventisei stati membri sono tutti d’accordo. Ma che sia sull’Ucraina, il medio oriente o altri temi che hanno a che fare con l’Ue, Orbán ha dato istruzioni ai suoi diplomatici di continuare come prima. “I nostri colleghi ungheresi ci hanno detto che non sono nelle condizioni di manifestare un cambiamento di posizione radicale fino a quando il nuovo premier non sarà in carica”, spiega al Foglio un diplomatico di un altro paese. Le decisioni su Ucraina e Israele “saranno prese dalle nuove autorità quando saranno in carica”, avrebbe detto l’ambasciatore di Orbán, secondo quanto riferito da un’altra fonte.
La politica della sedia vuota fu adottata dalla Francia nel 1965-66, quando l’allora presidente Charles de Gaulle ritirò i suoi rappresentanti dagli organismi decisionali della Comunità economica europea (Cee) per un conflitto legato alla Politica agricola comune e il suo finanziamento. Per sette mesi la Cee non fu in grado di prendere alcuna decisione a causa della regola dell’unanimità. Da allora tutto è cambiato. La Cee è diventata l’Ue e il voto a maggioranza qualificata ha in gran parte sostituito l’unanimità. Ma non in politica estera. Orbán ha usato il suo potere di veto per ostacolare e alla fine paralizzare il sostegno dell’Ue all’Ucraina nella guerra di aggressione della Russia. E conta di farlo fino all’ultimo giorno. Dover aspettare il 9 maggio, per l’Ue non è un semplice fastidio. L’Ucraina ha urgente bisogno di fondi per continuare a pagare gli stipendi e procedere con gli ordini di armamenti. La Commissione sta lavorando per procedere rapidamente all’esborso delle prime tranche del prestito, ma ogni giorno di ritardo indebolisce Kyiv. Sulle sanzioni alla Russia, la potenziale elezione di un primo ministro in Bulgaria domenica potrebbe introdurre nuova incertezza. Il partito dell’ex presidente Rumen Radev, considerato filo-russo e critico delle sanzioni, è nettamente in testa nei sondaggi. Sulle sanzioni contro i coloni violenti in Cisgiordania – che includono i ministri israeliani Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich – alcuni diplomatici temono che la Repubblica ceca possa tornare a dire “no” dopo la partenza di Orbán.
Impossibilitati a muoversi sull’Ucraina, i ministri degli Esteri dell’Ue martedì si concentreranno anche sulla situazione in medio oriente. La guerra in Iran rimane una priorità: dopo il vertice della coalizione dei volenterosi a Parigi, Kallas ha detto che la missione navale Aspides potrebbe contribuire in qualche modo alla libertà di navigazione. “E’ già operativa nel Mar Rosso e può essere rapidamente potenziata per proteggere la navigazione in tutta la regione. Questa potrebbe essere la soluzione più rapida per fornire supporto”, ha detto. Tuttavia diverse fonti escludono una missione sotto bandiera europea anche a Hormuz. L’altra priorità è il Libano. L’Ue intende incoraggiare il negoziato diretto con Israele e insisterà per evitare che la sorte del Libano sia legata alle trattative con l’Iran. I ministri degli Esteri discuteranno la possibilità di lanciare una missione di politica estera e di sicurezza di natura civile e militare per rafforzare l’esercito libanese di fronte a Hezbollah.