I Castro scrivono a Trump (per fare affari)

Secondo fonti citate dal servizio d'informazioni Martí Noticias, il nipote di Raúl avrebbe cercato un canale diretto con Trump per aggirare Rubio. E prometterebbe aperture economiche senza svolta politica, mentre sull’isola cresce la tensione

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18 APR 26
Immagine di I Castro scrivono a Trump (per fare affari)

Il presidente cubano Miguel Diaz-Canel, (foto VCG/VCG via Getty Images)

I fratelli Fidel e Raúl Castro fecero di Cuba un Paese comunista; sembra ora che alcuni loro discendenti abbiano fretta di tornare al capitalismo – ma con alcune varianti. L’ultima notizia è il tentativo di contattare Trump che Raúl Guillermo Rodríguez Castro, figlio della figlia maggiore di Raúl Castro, avrebbe tentato di fare tramite una lettera inviata al di fuori dei tradizionali canali diplomatici, secondo quanto riferito a Martí Noticias da fonti del governo statunitense a conoscenza diretta della questione . Si dice per by-passare Marco Rubio, che essendo lui stesso di origine cubana sarebbe più esigente sulla necessità di una transizione anche politica, e provare a proporre al presidente-tycoon un accordo basato solo sul business.
Secondo alcune fonti, la lettera sarebbe stata inviata tramite un fidato emissario, l'uomo d'affari Roberto Carlos Chamizo González, giunto negli Stati Uniti lo scorso fine settimana ma rimandato a Cuba dopo aver tentato di concludere affari che – sempre secondo le fonti – non avevano l'accreditamento ufficiale. “Ha cercato di comportarsi come se stesse svolgendo una funzione diplomatica, ma non aveva alcun titolo riconosciuto”, ha dichiarato una delle fonti a Washington, che ha parlato a condizione di anonimato per poter trattare questioni delicate. Le stesse fonti hanno indicato che il documento recava un sigillo ufficiale cubano ed era redatto in un formato simile a quello di una nota diplomatica. “Non era una lettera personale. Aveva tutta la struttura di una comunicazione ufficiale, sebbene non sia arrivata attraverso i canali abituali”, ha spiegato un secondo funzionario consultato.
Martí Noticias non è stata in grado di verificare in modo indipendente il contenuto completo della lettera, ma, secondo le fonti, il messaggio includeva appelli a evitare una possibile escalation delle tensioni, affermava che il regime è pronto a un'incursione militare statunitense e proponeva di esplorare accordi economici e la revoca delle sanzioni. “È un tentativo di guadagnare tempo e aprire un canale diretto con il presidente. Vogliono sbarazzarsi del Segretario di Stato Marco Rubio perché capisce che senza un cambiamento sistemico non ci sarà alcuna reale possibilità di miglioramento”, ha affermato una delle fonti, che ha anche messo in dubbio le intenzioni del messaggio. Martí Noticias ha contattato il Dipartimento di Stato per un commento, ma è stato rimandato alla Casa Bianca. E la Casa Bianca non ha ancora risposto.
37 anni, l'imprenditore Roberto Carlos Chamizo González è stato collegato ad attività turistiche di lusso a Cuba con stretti legami con il governo. Le inchieste giornalistiche della reporter Claudia Padrón di CubaNet hanno documentato il suo legame con il ranch “El Patrón”: un esclusivo progetto di turismo rurale frequentato da membri dell'élite cubana, inclusi parenti dell'élite al potere. Secondo queste indagini, questo tipo di attività è persino riuscito a infiltrarsi nei circuiti controllati dal conglomerato militare Gaesa, cosa insolita per le imprese private sull'isola. Fonti del settore turistico citate da CubaNet indicano che l'inclusione di questi progetti nell'offerta ufficiale è il risultato di decisioni “di alto livello”, suggerendo legami con le strutture di potere all'interno del regime. Un articolo del Washington Post lo identifica con nome e cognome e afferma che ha studiato contabilità, ha vissuto a Dubai e possiede un Airbnb all'Avana.
Ufficialmente guardia del corpo del nonno Raúl, detto Raúlito e anche “El Cangrejo” (Il Granchio) per essere nato con sei dita, Raúl Guillermo Rodríguez Castro a sua volta è noto per il suo controllo non ufficiale sull'accesso alle attività commerciali sull'isola. Si sa che, attraverso prestanome controlla un impero imprenditoriale con otto case, una serie di locali che rifulgono di luce anche durante i continui blackout, aziende di spedizioni con cui guadagna dagli invii dei migranti negli Usa ai parenti rimasti nell’isola, e propaggini tra Panama e Venezuela, oltre a scorrazzare in Bmw e yatch.
A febbraio secondo Axios ci sarebbe stato un contatto diretto tra Raúlito e Rubio, ma evidentemente, il Segretario di Stato avrebbe posto condizioni di svolta politica che al “Granchio” non sono piaciute, per cui ha tentato l’altra strada.  L'invio della lettera coincide in effetti anche con le recenti dichiarazioni del leader cubano Miguel Díaz-Canel in un'intervista a Nbc News, in cui ha ribadito il suo rifiuto di attuare i cambiamenti richiesti da Washington, come il rilascio dei prigionieri politici e lo svolgimento di elezioni multipartitiche. Il contesto bilaterale si è fatto teso negli ultimi mesi. Trump ha inasprito la sua retorica nei confronti dell'Avana e, dopo la cattura di Nicolás Maduro a gennaio, ha accennato a possibili azioni nei confronti di Cuba, indicando che un eventuale intervento potrebbe essere “amichevole” o meno.
In questo scenario, fonti statunitensi ritengono che all'interno della struttura di potere sull'isola “vi sia una reale preoccupazione per la possibilità di un'escalation”. “Stanno cercando di guadagnare tempo e trovare interlocutori che non siano condizionati dalla linea dura di Washington”, ha affermato una delle fonti. Rubio ha appunto ribadito che qualsiasi cambiamento nella politica statunitense verso Cuba è subordinato al rilascio dei prigionieri politici, allo svolgimento di elezioni libere e a riforme strutturali del sistema politico. Organizzazioni indipendenti hanno documentato un aumento del malcontento sociale sull'isola negli ultimi mesi. L'Ong Cubalex ha segnalato almeno 229 proteste a marzo, pari a una media di sette manifestazioni al giorno in tutto il paese.
Peraltro, il 30 marzo era stato Sandro Castro, il controverso influencer figlio di un figlio di Fidel, a rilasciare una intervista alla Cnn in cui ha dichiarato che la maggior parte dei cubani sull'isola desidera abbracciare il capitalismo e che il presidente Miguel Díaz-Canel non ha svolto un buon lavoro: dichiarazioni che invece fanno eco agli appelli di Rubio per un cambio di leadership nella capitale cubana, e sembrano suggerire una divergenza nella terza generazione dei Castro, in cui peraltro non si stanno muovendo solo loro due.
Un altro coinvolto nei negoziati con l'amministrazione Trump è Alejandro Castro Espín, 60 anni, unico figlio maschio di Raúl Castro. Seconda generazione. Ingegnere formatosi a Cuba e nell'Unione Sovietica, e generale di brigata dell'esercito cubano, ha ricoperto posizioni di rilievo nei servizi segreti cubani e ha scritto libri critici nei confronti degli Stati Uniti, come “L'impero del terrore”. Secondo quanto riportato dai media, Castro Espín sta svolgendo un ruolo di primo piano anche nei colloqui con i funzionari statunitensi. Questo ruolo non è una novità per lui: nel 2014, guidò la delegazione cubana nei colloqui segreti con l'amministrazione Obama, che portarono a un breve riavvicinamento nei rapporti con gli Stati Uniti.
Un quarto della terza generazione in prima linea è Óscar Pérez-Oliva Fraga, 54 anni, la cui nonna era una sorella maggiore di Fidel e Raúl Castro. Attualmente vice primo ministro e ministro del commercio estero e degli investimenti esteri di Cuba. Ingegnere dai modi gentili e pronipote di Raúl e Fidel Castro, è balzato agli onori della cronaca questo mese dopo aver annunciato uno dei più grandi cambiamenti politici da quando i Castro hanno preso il potere nel 1959: consentire agli esuli cubani di possedere attività commerciali e investire a Cuba. Uno stile Gattopardo per cambiare tutto in modo che nulla del potere della famiglia nell'isola cambi?