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I Borbone dei Parioli. La love story tra Jordan Bardella e la principessa
Lui è il trentenne che potrebbe correre alle elezioni presidenziali francesi il prossimo anno e lei è la figlia di Carlo di Borbone delle Due Sicilie. Si riaccende la saga tra i due rami di casa Savoia
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18 APR 26

© foto Ansa
Son tempi di basso Impero, si era capito. E se il governo Meloni traballa, se nemmeno un Papa è intoccabile, riciccia addirittura la monarchia. Si riaccende infatti la saga tra i due rami di casa Savoia, ma soprattutto scalpita il regno di Napoli. La principessina Maria Carolina di Borbone fa coppia col forse futuro premier francese Jordan Bardella. Da qualche tempo sono sulle prime pagine dei giornali, avvistati al Gran premio di Formula 1 a Monaco, adesso immortalati sulla copertina di Paris Match durante una vacanza ad Ajaccio in Corsica.
Lui è il trentenne che correrà alle elezioni l’anno prossimo se per Marine Le Pen si confermeranno gli impedimenti giudiziari, lei la principessa ventiduenne figlia di Carlo di Borbone delle Due Sicilie (che in realtà è francese, ma vabbè, l’araldica è una roba complicata, si sa).
Lui, entrato nel Front national a soli 17 anni, ha fatto una rapida ascesa. Lei ha soprattutto un grande passato dietro le spalle. E’ figlia di Charles Marie Bernard Gennaro (Gennaro!) di Borbone, pretendente – uno dei – al trono di non una ma ben due Sicilie. E della romana Camilla Crociani. L’augusta prosapia vive a Montecarlo, scatenati mondani sempre in prima fila, lo erano per la visita papale di qualche settimana fa, quella storica di Leone XIV, in elicottero comme il faut, lo erano alle Olimpiadi di Cortina, e in qualunque appuntamento mondano nei più remoti angoli del globo, fosse pure in Mongolia o Papuasia o Madagascar.
Ai più giovani il nome Crociani non dirà niente, ma richiama invece squisite vicende Prima Repubblica degne di serie televisive. Camilla è infatti figlia dell’ex re degli armamenti e dei radar Camillo Crociani, e della ancor più bombastica Edy Vessel, nome d’arte di Edoarda Vesselovsky: triestina, debuttò nel cinema nel 1959 in Guardatele ma non toccatele di Mario Mattoli, con Ugo Tognazzi e Johnny Dorelli, e compare poi in 8½ di Fellini. Ma presto lascia il cinema, il richiamo aeronautico è irresistibile.
Crociani aveva cominciato come commerciante di residuati bellici nel primo dopoguerra, e con una notevole scalata fondò nel 1956 la Industrial Import, che nel 1968 diventerà Ciset (in seguito Vitrociset). Consigliere della Lazio, presidente di Finmeccanica, a seguito dello scandalo Lockheed – tangenti a militari e funzionari di vari paesi per comprare commesse dell’aziendona americana – scappò alla cattura nel 1976 con una memorabile fuga in elicottero dal celebre villone del Circeo, quello famoso per un ascensore scavato nella roccia, tipo cattivo di 007. Rifugiatosi in Messico, vi perì nel 1980. Ma l’impero venne ereditato e gestito alla grande dalla mitica Edoarda. Con sede nei pressi dell’Aeroporto dell’Urbe, la Vitrociset era diventata un piccolo colosso, una piccola Palantir, l’azienda siliconvallica del sulfureo Peter Thiel: gestiva la rete dati delle forze di polizia e della Banca d’Italia, il traffico aereo dell’Enav e tante altre cose. Partecipata da Finmeccanica e oggi completamente di Leonardo dal 2021. Ai tempi d’oro Edoarda comandava i suoi radar dal villone ai Parioli, con dentro formidabili Picasso, e dal villone al Circeo con l’ascensore da 007.
Ma non può mancare una saga regale senza bega legale. Quella che contrappone la madre insieme alla figlia Camilla alla “ribelle” altra figlia Cristiana. La quale si ribellò all’ossessione nobiliare della madre, in fissa con blasoni e principi da far maritare alle sue due creature. Se una è diventata principessa di Napoli, l’altra fu avviata verso un Boncompagni Ludovisi, stirpe che non aveva due Sicilie ma almeno un’isola d’Elba (erano principi di Piombino con l’Elba incorporata). Ma il matrimonio fallì dopo pochi mesi, e la figlia si ribellò alla mamma per averla costretta a quelle nozze: in tedesco forse c’è una parola per il reato di costrizione a sposare un principe. La saga finì pure in tribunale per altre questioni: non un tribunale ordinario, noblesse oblige, ma quello delle Isole della Manica, dove risiedeva il trust di famiglia. La figlia ribelle accusò la madre Edoarda di aver svuotato un fondo di cui le due sorelle erano beneficiarie per trasferirne le ricchezze a beneficio solo di sé e di Camilla. Qualche anno fa arrivò la sentenza del tribunale di Jersey: restituire 100 milioni di dollari al fondo di famiglia. Poi non si seppe più nulla: per il resto, esistenza tranquilla, tra dobloni e blasoni. Ma adesso il colpo di scena di Bardella. Da non confondere con Sbardella, politico democristiano detto “lo Squalo”, ma quella è un’altra storia.
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Michele Masneri (1974) è nato a Brescia e vive prevalentemente a Roma. Scrive di cultura, design e altro sul Foglio. I suoi ultimi libri sono “Steve Jobs non abita più qui”, una raccolta di reportage dalla Silicon Valley e dalla California nell’èra Trump (Adelphi, 2020) e il saggio-biografia “Stile Alberto”, attorno alla figura di Alberto Arbasino, per Quodlibet (2021).