Sánchez accoglie i leader progressisti, ma è un europeista incompiuto

A Barcellona con l'evento Global Progressive Mobilisation, il primo ministro spagnolo vuole proiettarsi come la nemesi di Trump in Europa. Ma molto raramente riesce a essere un motore dell’Ue. Più spesso rompe il consenso europeo per perseguire interessi più nazionali

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17 APR 26
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Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez. Foto Ansa

Bruxelles. Il primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez, oggi e domani a Barcellona sarà l’ospite e il protagonista di un grande happening del progressismo mondiale: la prima Global Progressive Mobilisation. Sánchez accoglierà il brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, il colombiano Gustavo Petro, l’indiano Rahul Gandhi, nonché leader di partiti, movimenti e sindacati europei. Insieme discuteranno di “un’alternativa progressista in un’èra di crescente influenza dell’estrema destra”, hanno spiegato gli organizzatori. Le parole d’ordine saranno pari opportunità, difesa della democrazia e dello stato di diritto, giustizia sociale, politiche verdi e soprattutto pace. Sánchez vuole proiettarsi come la nemesi di Trump in Europa. Dopo diversi tentativi infruttuosi, finalmente può rivendicare questa aura. Il Partito socialista europeo e le sue componenti nazionali sperano di uscire dalla loro lunga crisi capitalizzando il sentimento di rigetto che provoca il presidente americano. Ma Sánchez è un leader europeista incompiuto. Gran parte di ciò che fa sulla scena europea e internazionale trova origine nella politica interna spagnola. Molto raramente Sánchez riesce a essere un motore dell’Unione europea. Più spesso – come dimostra il suo viaggio in Cina dello scorso fine settimana – rompe il consenso europeo per perseguire interessi più nazionali.
A prima vista la Spagna di Sánchez è una storia di successo. La crescita economica è molto più forte degli altri grandi paesi della zona euro (2,8 per cento nel 2025) e i conti sono in ordine (2,2 per cento di deficit). Sull’Iran, gli altri leader europei, anche quelli che avevano inizialmente sostenuto l’obiettivo del cambio di regime, si sono allineati al “questa non è la nostra guerra” di Sánchez. Lui è stato il primo a condannare la violazione del diritto internazionale da parte di Donald Trump. Era accaduto anche sulla guerra di Israele contro Hamas a Gaza. Nell’estate 2025 la Commissione alla fine ha proposto di sospendere la parte commerciale dell’accordo di associazione con Israele, come chiesto da Sánchez un anno prima. Sulla sanzione per Gaza non è stata ancora trovata la maggioranza qualificata tra i governi e ora Sánchez chiede la stessa cosa per il Libano.
Pacifista, Sánchez chiede la creazione di un esercito europeo. “Forze armate dell’Ue con soldati da tutti i 27 stati membri, che lavorano sotto un’unica bandiera con gli stessi obiettivi”, ha detto Sánchez il 26 marzo in Parlamento. Eppure la Spagna è un attore riluttante del rafforzamento della difesa europea. Lo scorso anno Sánchez ha rifiutato l’accordo alla Nato per portare la spesa per la difesa al 3,5 per cento del pil. Non era solo una richiesta di Trump. E’ anche una necessità di fronte alla doppia minaccia del disimpegno americano e dell’imperialismo russo. Sánchez ha anche rotto il consenso europeo con il suo viaggio in Cina, il quarto in quattro anni, dove ha sostenuto la visione mondiale di Xi Jinping e usato parole ambigue su Taiwan. Sulle violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani da parte di Pechino è rimasto in silenzio.
I tentativi di Sánchez di distinguersi nell’Ue come leader alternativo all’estrema destra e alla destra tradizionale sono stati diversi. Nel 2025 sull’immigrazione ha cercato di promuovere una politica umanista e aperta in contrapposizione con l’Europa fortezza. Nel 2026 sulla competitività ha pubblicato un documento che ricalcava gran parte delle proposte di Mario Draghi, in contrapposizione a quelle della coppia formata da Giorgia Meloni e Friedrich Merz, giudicate troppo conservatrici. Ma dopo discorsi e documenti, Sánchez non si è mai battuto davvero nei vertici europei, né ha cercato di coalizzarsi con altri leader europeisti come Emmanuel Macron. Semmai, le sue iniziative hanno permesso di tenere sotto controllo il partito di estrema sinistra Soumar e di mettere in difficoltà il Partido Popular e Vox. Ma niente è efficace sul piano elettorale come gli insulti e le minacce di Trump. Malgrado gli scandali di corruzione, l’emorragia del Psoe nei sondaggi si è interrotta.