I Volenterosi si vedono a Parigi. Ma resta la domanda: che fare con Trump?

Europa divisa sul ruolo degli Stati Uniti: Macron vuole fare senza il presidente americano, Berlino insiste per coinvolgerlo, Roma resta in mezzo. Intanto Teheran annuncia la riapertura dello Stretto

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17 APR 26
Ultimo aggiornamento: 06:41 PM
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I leaders europei riuniti a Parigi (foto di Tom Nicholson/Getty Images)

Parigi. Nel giorno del vertice a Parigi dei “volenterosi di Hormuz”, una coalizione di cinquanta paesi europei, mediorientali e asiatici che promuove una missione internazionale difensiva per garantire la libertà di navigazione e la sicurezza dello Stretto, sono ancora gli Stati Uniti il convitato di pietra: c’è chi vuole fare senza Donald Trump e la sua inaffidabilità (la Francia), chi pensa che non si possa fare nulla senza di lui (la Germania) e chi spera in un coinvolgimento, ma se non ci sarà, ci si adatterà (l’Italia). In ogni caso, bisogna avere conferma della tregua nello Stretto per poi procedere con la missione, ci dicono fonti italiane, il che vuol dire che l’orizzonte temporale non è poi così lungo. Mentre il vertice era appena iniziato, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi ha annunciato la riapertura dello Stretto di Hormuz. 
Il presidente francese Emmanuel Macron e il premier britannico Keir Starmer hanno co-guidato la conferenza, in presenza della premier italiana Giorgia Meloni e del cancelliere tedesco Friedrich Merz, e stavano appena iniziando a scambiarsi idee quando Araghchi ha comunicato: “In linea con la tregua in Libano, il passaggio di tutte le navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz è dichiarato completamente libero per il restante periodo della tregua, lungo la rotta coordinata già annunciata dall’Organizzazione portuale e marittima della Repubblica islamica dell’Iran”. La reazione del presidente americano non si è fatta attendere: “L’Iran ha appena annunciato che lo Stretto dell’Iran è completamente aperto, operativo e pronto per il transito completo. Grazie”, ha detto Trump, aggiungendo che il blocco navale americano resterà in vigore e poco dopo riprendendo il suo esercizio quotidiano preferito: prendersela con la Nato. Macron, Starmer, Meloni e Merz stavano dettagliando in conferenza stampa i contenuti della riunione, annunciando la creazione di una missione “neutra e indipendente” per garantire la libertà di circolazione una volta cessate le ostilità tra Stati Uniti e Iran, e Trump ha postato su Truth: la Nato è una “tigre di carta”, e deve “stare alla larga” dallo Stretto di Hormuz. “Ora che la situazione nello Stretto di Hormuz si è risolta, ho ricevuto una telefonata dalla Nato in cui ‘gli alleati’ mi hanno chiesto se avessimo bisogno di aiuto. Ho detto loro di starne fuori, a meno che non vogliano semplicemente riempire le loro navi di petrolio. Sono stati inutili nel momento del bisogno: una tigre di carta”, ha scritto Trump.
Nelle ultime settimane il presidente americano ha intensificato le critiche nei confronti della Nato, minacciando di ritirare gli Stati Uniti dall’alleanza. Una minaccia, quella del ritiro, che gli europei ritengono sufficientemente credibile, a tal punto da iniziare a immaginare una nuova architettura per una “Nato europea”, come rivelato mercoledì dal Wall Street Journal. E’ con lo stesso spirito di autonomia strategica che è stata costruita l’iniziativa di ieri, una convergenza delle democrazie indipendenti oltre i confini dell’Ue, già invocata da Macron durante il suo recente tour nel sud-est asiatico: una “terza via”, come la definiscono fonti dell’Eliseo. Il dossier Hormuz, tuttavia, resta inevitabilmente intrecciato con le mosse di Washington nella regione e le posizioni tra i leader dei “volenterosi di Hormuz” divergono sul coinvolgimento o meno degli Stati Uniti. Macron spinge per una missione difensiva a guida franco-tedesca senza “i paesi belligeranti”, dunque senza gli Stati Uniti, Merz ha invece definito “auspicabile” il coinvolgimento di Washington nella missione internazionale, indicando come necessari per una partecipazione della Germania il via libera del Parlamento tedesco e una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite. E l’Italia? Secondo fonti italiane sentite dal Foglio, Meloni preferirebbe una soluzione in cui sia coinvolta anche l’America, ma se non ci dovesse essere si va avanti lo stesso.