I tagli della Bbc per salvare la tv pubblica dall’estinzione

Il nuovo direttore in pectore Matt Brittin prospetta tagli del 10 percento di spesa per recuperare 500 milioni di sterline in due anni: vuol dire tagliare un lavoratore ogni dieci

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16 APR 26
Ultimo aggiornamento: 04:46 PM
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Foto LaPresse

Si prospettano grandi tagli alla Bbc, l’ennesimo scossone per la rete pubblica inglese, che ha 9 canali televisivi – più quelli locali e internazionali e on demand – e una cinquantina di stazioni radio. La British Broadcasting Corporation, per decenni istituzione e simbolo di imparzialità giornalistica, a novembre è stata al centro di uno scandalo che ha fatto traballare la sua immagine. Il direttore generale, Tim Davie, e la ceo di Bbc News, Deborah Turness, si erano dimessi per “sistemici pregiudizi e mancanza di imparzialità” nella copertura delle notizie, in particolare su Gaza, sulle questioni di genere e su Donald Trump. La pietra dello scandalo era stato un documentario dove frasi di Trump pronunciate il 6 gennaio del 2021 – il giorno dell’attacco al Campidoglio delle truppe Maga – erano state montate per farlo sembrare più combattivo e insurrezionalista di quanto non fosse (il presidente americano nel frattempo ha fatto causa alla Bbc per 10 miliardi di dollari per diffamazione).
Ora la rete pubblica britannica ha un nuovo direttore generale in pectore, Matt Brittin, che comincerà effettivamente il 18 maggio e che ha sostituito Davie. Brittin, 57enne che ha studiato a Cambridge, viene da Google, dove è stato presidente della divisione Europa-Africa-medio oriente. Quando è stato annunciato, dopo un periodo in cui nessuno sembrava volesse il lavoro considerato tra i più faticosi del panorama mediatico, Brittin ha detto: “E’ un momento di grandi rischi, ma anche di grandi opportunità”. Alcuni hanno criticato il fatto che venisse dal mondo delle Big tech e non dal tradizionale mondo di giornali e news. Ma in questa scelta altri, come il ceo della Cnn, hanno visto invece un “pagamento anticipato sul futuro” per una necessaria transizione usando nuovi device e nuove tecnologie.
Prima dell’ingresso ufficiale di Brittin si è deciso ora per un “downsizing radicale”, come l’ha definito il Financial Times. Si parla di tagli del 10 percento di spesa per recuperare 500 milioni di sterline in due anni. Vuol dire tagliare un lavoro ogni dieci, cioè dai 1.800 ai 2.000 dipendenti. Al momento la produzione di contenuto, che va dall’informazione all’intrattenimento, occupa circa 3 miliardi del budget annuo. La direzione ha parlato anche della probabile cancellazione di alcuni canali e di diversi programmi, oltre che di controlli “più serrati sulle spese di viaggio” e sulla “selezione del personale”, riduzione di spese eccessive per la partecipazione a “conferenze, premi ed eventi”, e poi limature alle costose consulenze manageriali. Tra le cause della situazione finanziaria dell’azienda la direzione ha inserito la “turbolenta economia globale”. Ma è vero che la Bbc non ha saputo affrontare in questi anni l’esplosione delle piattaforme di streaming come Netflix, e ha perso una notevole fetta di pubblico, con una grossa diminuzione degli introiti che arrivano dal canone annuo. Il canone, che è stato alzato da poco a 180 sterline, negli ultimi anni ha coperto più di metà dei costi dell’azienda, ma con i numeri che scendono drasticamente di anno in anno c’è bisogno di trovare altri soldi, o di risparmiare.
La ministra della Cultura, dei Media e del Digitale, Lisa Nandy, ha detto che la Bbc, “come ogni istituzione”, deve prendere “delle decisioni difficili”. Mercoledì ha incontrato Brittin per discutere un nuovo piano finanziario e di gestione dei fondi. Il governo Labour ha promesso che si assicurerà che la Bbc trovi i fondi necessari tramite altri metodi se – tra fughe verso Netflix e simili – il canone non sarà sufficiente. Un mese fa Leigh Tavaziva, la direttrice operativa dell’azienda, ha annunciato le sue dimissioni. Poche settimane prima aveva spiegato che il numero delle persone che paga il canone era declinato più rapidamente di quanto si aspettassero – si parla di oltre 300 mila nuclei familiari in meno. Di recente la Bbc ha fatto un nuovo accordo con YouTube per mettere i contenuti sulla piattaforma, ma per alcuni queste mosse per adattarsi sono arrivate tardi. L’Ofcom, l’autorità regolatrice indipendente sulle comunicazioni, ha detto l’anno scorso che se continua su questa strada la televisione pubblica rischia di diventare “un animale in via d’estinzione”.