La scelta elettrica di Parigi contro la crisi

La Francia punta sull’elettrificazione e non sui sussidi come invece stanno facendo Italia, Germania e Spagna. Ma può farlo perché ha il nucleare. Infatti grazie all'atomo dispone di energia abbondante, pulita e a basso costo. Quindi non si tratta di avviare un percorso ma di accelerare su una strada già battuta

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15 APR 26
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Il presidente francese Emmanuel Macron e il primo ministro Sebastien Lecornu. Foto LaPresse

Il primo ministro francese, Sebastien Lecornu, ha annunciato un’accelerazione nel piano per elettrificare il paese: i fondi stanziati per la conversione all’elettrico di edifici, trasporti, industria e infrastrutture digitali verranno all’incirca raddoppiati, da 5,5 a 10 miliardi di euro l’anno. “Un paese – ha detto Lecornu – è libero solo se può restare in piedi quando il mondo cade nel caos. Finché dipenderemo da petrolio e gas, continueremo a pagare le guerre degli altri”. Parigi ha in mente misure draconiane, che includono il divieto di acquistare caldaie a gas dalla fine di quest’anno, incentivi per la sostituzione di quelle esistenti con pompe di calore, agevolazioni per i veicoli elettrici. Misure, insomma, che si pongono in netto contrasto sia con quanto fatto dalla stessa Francia durante la crisi energetica del 2022, sia con quanto stanno facendo altri paesi Ue che usano la leva fiscale per mitigare gli aumenti energetici.
Al tempo stesso, si tratta di provvedimenti controversi, che altri hanno dovuto abbandonare: l’ex cancelliere tedesco, Olaf Scholz, sul divieto di nuove caldaie a gas aveva subìto una cocente sconfitta. In Francia, però, è diverso: Lecornu si richiama implicitamente al precedente di Pierre Messmer, il premier che nel 1974, dopo il primo choc petrolifero, lanciò il più colossale programma nucleare della storia. Ed è proprio quell’iniziativa che consente ai francesi di vedere nell’elettricità uno strumento di emancipazione dai combustibili fossili (che incidono sul consumo lordo di energia per il 60 per cento, contro una media Ue superiore al 70 per cento): grazie all’atomo dispongono di energia abbondante, pulita e a basso costo. Non per niente, già oggi una famiglia francese consuma attorno a 5.000 kWh annui, circa il doppio di una italiana. Quindi non si tratta di avviare un percorso ma di accelerare su una strada già battuta. Mentre Italia, Germania e Spagna puntano su costose misure di breve termine, come il taglio delle accise, la Francia guarda al lungo termine – e può farlo solo perché l’ha già fatto cinquant’anni fa.