Il Sudan abbandonato

Tre anni di guerra civile, stupri, pulizia etnica, esecuzioni di massa e fame. Spesso ci si riferisce al Sudan come alla crisi “dimenticata”, ma in realtà si è scelto di abbandonare i sudanesi. Quando la realpolitik si accorgerà che è stato un errore di calcolo drammatico per interessi più vasti, il paese si sarà disintegrato

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15 APR 26
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Persone riempiono i contenitori d'acqua a un punto di distribuzione gratuito. Foto LaPresse

Da tre anni l’esercito sudanese combatte le Rapid Support Forces (Rsf), un gruppo paramilitare nato dalle milizie janjaweed accusate di genocidio nel Darfur. Queste due forze, che un tempo collaboravano sotto la guida di Omar al Bashir, deposto durante la splendida primavera sudanese dell’aprile del 2019, si contendono il controllo del Sudan, con il sostegno, chi di qui, chi di là, chi ovunque, di paesi come Egitto, Arabia Saudita, Qatar, Turchia, Iran, Russia ed Emirati Arabi Uniti. Dal 15 aprile del 2023, quando le Rfs hanno rifiutato di sciogliersi e di rientrare nell’esercito regolare come prevedeva l’accordo di transizione dal governo militare a uno civile, 13,6 milioni di sudanesi sono stati costretti a fuggire, centinaia di migliaia sono morti.
Secondo il World Food Programme, il paese sta attraversando la più grande crisi alimentare del mondo. Oltre il 40 per cento della popolazione mangia a stento una volta al giorno e il numero di bambini che muoiono di malnutrizione è in costante crescita. E ci sono la violenza, gli attacchi con i droni, gli stupri utilizzati dalle Rsf come arma di sottomissione, la pulizia etnica, la ferocia che ricorre in ogni testimonianza: uomini costretti ad assistere agli stupri delle mogli e delle figlie, e poi ad ammazzarle; figli costretti a uccidere le sorelle e i padri e le madri, e poi ad arruolarsi, e via così, di orrore in orrore. I sopravvissuti non hanno di che mangiare, i centri per gli sfollati non hanno più spazio, molti si costruiscono dei rifugi con bastoni e tessuti, che spesso vengono razziati. Il Sudan riceve soltanto una piccola parte degli aiuti umanitari necessari, in gran parte a causa dei tagli voluti dall’Amministrazione Trump.
Spesso ci si riferisce al Sudan come alla crisi “dimenticata”, ma non è una definizione corretta, perché non è una questione di distrazione: si è scelto di abbandonare i sudanesi, e quando la realpolitik si accorgerà che è stato un errore di calcolo drammatico per interessi più vasti, il Sudan si sarà disintegrato, annichilito dalla crudeltà e dalla fame.