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Che dramma le vacanze forse compromesse dall’Apocalisse
La febbre del pieno di benzina, collegata al destino dello Stretto di Hormuz, non sfugge al sospetto di una esagerazione. Ma dice che si può anche vivere un mondo apocalittico a patto di essere sicuri di percorrerlo secondo la programmazione dei tour operator
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12 APR 26

(AP Photo/Ethan Swope)
Non c’è bisogno di essere esperti in energia per capire che qualcosa di eccentrico, di strano, si impadronisce della coscienza collettiva quando si parla di vacanze, di tempo libero. Intendo: aerei e traghetti (in particolare per le isole). Non si era ancora fermata all’imbocco dello Stretto fatale la prima petroliera che già si alzava la polvere informativa sulla tragedia della scarsità di rifornimenti per la grande giostra. In parte tutto questo viene dalla speculazione, la vecchia borsa nera ammodernata e rivisitata nel sistema dell’informazione totale e immediata. Le notizie sulla eventuale penuria di kerosene, collegate al destino dello Stretto di Hormuz, e in generale la febbre del pieno di benzina, sono ben mascherate da preoccupazioni anche comprensibili sul rialzo a catena dei prezzi, sull’inflazione, sui tassi di interesse e sul destino di sistema dell’economia mondiale.
Ma c’è qualche elemento in più di esagerazione predittiva sul tremendo problema di come organizzare, come programmare, a quali prezzi medi, con quali procedure di disdetta, rimborso, riprotezione, trasferimenti turistici previsti tra qualche mese. In una pagina mettiamo la fine della civiltà in 24 ore, guerre tecnologiche energivore, il dramma dell’umanità cosiddetta, nella pagina seguente passiamo, con grande scioltezza, al dramma del prossimo viaggio di piacere messo in calendario per l’estate e forse compromesso dall’Apocalisse. Non si sfugge al sospetto di un’esagerazione, di una grottesca e ansiogena campagna di avvertimento che passa dai serbatoi di auto, aerei e traghetti. Si sa che il grosso del rifornimento per i mezzi di trasporto e le industrie è assicurato da una certa abbondanza, che viene dagli Stati Uniti, nonostante il semiblocco della vena giugulare di Hormuz. Poi si scopre che la società liquida, come si dice dopo Bauman, è la società del kerosene. E che ne siamo prigionieri per ragioni abbastanza chiare.
Un analista sottile del contemporaneo, Janan Ganesh, ha osservato che la mancanza di stress, con la diminuzione delle ore di lavoro, con gli effetti prevedibili dell’Intelligenza artificiale combinati con le famiglie senza figli o con un solo figlio, insomma il nostro modo di vivere nel leisure, nel tempo liberato dal lavoro e dall’idea costrittiva della necessità, tutto questo comporta che un lieve stress, quando si presenta, risulti del tutto inaccettabile o più difficile da sopportare. Keynes diceva che nel mondo del 2030 quindici ore di lavoro sarebbero bastate, e che la conquista di questo spazio temporale libero sarebbe stato un test complicato per noi. Le domande basiche dell’esistenza sono soddisfatte, la nostra scelta di fondo è consumare di più e lavorare di meno, e in questo non c’è niente da eccepire o lamentarsi, è così, è un’acquisizione che non si corregge moltiplicando i figli o tornando alla stakanovismo e alla penuria. Un certo equilibrio è derivato per un gran tempo dal fatto che lo spettro delle alternative era limitato, che certe cose erano implicite in una qualche pesantezza del vivere. Ora, con tutta questa leggerezza sociale, con la nuova catena di abitudini, ci possiamo permettere di vivere un mondo apocalittico a patto di essere sicuri di percorrerlo secondo la programmazione sicura dei tour operator, che non deve essere compromessa da dettagli come l’annientamento di Israele o della millenaria civiltà persiana.
Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.