Shelly Kittleson libera e l’Iraq, che è un test per la tregua

La liberazione della giornalista americana si intreccia all'accordo sul cessate il fuoco in Iran. La settimana sulle montagne russe del premier al Sudani

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9 APR 26
Immagine di Shelly Kittleson libera e l’Iraq, che è un test per la tregua

(foto LaPresse)

La giornalista americana Shelly Kittleson è stata rilasciata martedì sera dalla milizia sciita irachena Kataib Hezbollah solo poche ore prima dell’annuncio del cessate il fuoco fra Stati Uniti e Iran. Secondo molti osservatori, non si tratterebbe di una coincidenza e prevale l’ipotesi che la fine del rapimento della giornalista e la pausa dei combattimenti siano in qualche modo collegati. In attesa che Shelly faccia ritorno a casa – secondo quanto risulta al Foglio, fino a ieri sera la giornalista era ancora all’ambasciata americana di Baghdad, in attesa di lasciare il paese – mercoledì mattina l’Iraq si è svegliato con i combattenti delle milizie filoiraniane del Fronte di mobilitazione popolare immortalati mentre ballavano e festeggiavano l’accordo per il cessate il fuoco, rivenduto dalla propaganda locale come la grande vittoria dell’Iran contro gli americani. Poco dopo, è stato annunciata la riapertura, entro tre giorni, dello spazio aereo iracheno – che era rimasto chiuso sin dall’inizio della guerra. Infine, alcune milizie vicine a Teheran hanno promesso di volere sospendere gli attacchi contro gli americani. Tra queste c’è il gruppo per la Resistenza islamica dell’Iraq, che in 39 giorni di conflitto ha rivendicato ben 831 attacchi con droni e missili lanciati soprattutto contro i peshmerga del Kurdistan iracheno. Prese tutte insieme, queste notizie lasciano intendere che Baghdad è ottimista sui risvolti futuri della tregua con l’Iran. Con un caveat: il governo iracheno è in buona parte una diretta emanazione dei pasdaran.
Da linea del fronte della guerra contro gli Stati Uniti, l’Iraq potrebbe così trasformarsi in laboratorio del cessate il fuoco con l’Iran. E mentre l’architetto di questo precario esperimento – Mojtada Khamenei – siede a Teheran, a Muhammad Shia al Sudani, il premier uscente iracheno, spetterebbe ora l’arduo compito di garantire la durata della tregua in Iraq. Una missione quasi impossibile, visti i precedenti e l’impossibilità di tenere a freno le milizie filoiraniane.
Al Sudani, che ha raccolto più voti di tutti alle elezioni del novembre scorso ma non abbastanza per riconfermarsi automaticamente per un secondo mandato, ha vissuto l’ultima settimana di rapimento di Shelly Kittleson come fosse sulle montagne russe. All’inizio, quando Kataib Hezbollah era già il principale sospettato del rapimento della giornalista, sembrava che al Sudani fosse ormai politicamente finito. Il suo equilibrismo diplomatico fra le milizie filoiraniane e gli Stati Uniti era di nuovo messo in discussione da Washington, come accaduto in occasione del rapimento di Elizabeth Tsurkov, la ricercatrice rapita nel 2023 sempre da Kataib Hezbollah. Il dilemma degli americani è noto: come fidarsi di un capo di governo che si regge su gruppi armati che invece di obbedire a lui rispondono a Teheran? Una volta iniziata la guerra in Iran, a peggiorare le cose erano state le ultime dichiarazioni di al Sudani, che giustificavano i contrattacchi delle milizie contro gli Stati Uniti. Ora, la liberazione di Kittleson, avvenuta in tempi rapidi, potrebbe cambiare le cose. Nel comunicato diffuso ieri che annunciava la liberazione di Kittleson, i terroristi hanno elogiato “le posizioni patriottiche assunte dal primo ministro uscente”. Una specie di investitura ufficiale da parte delle milizie filoiraniane. Le trattative con Kataib Hezbollah sono avvenute anche con l’aiuto di al Sudani, che conosce molto bene quel mondo. Per fare un esempio, il capo del suo ufficio stampa, Rabee Nader, aveva ricoperto in passato lo stesso ruolo in Asaib Ahl al Haq e Kataib Hezbollah, entrambi gruppi armati sanzionati dagli Stati Uniti in quanto gruppi terroristici filoiraniani. Per non parlare del sostegno politico che la coalizione parlamentare che appoggia il premier riceve dall’Hoquq, il partito politico di Kataib Hezbollah che a novembre a ottenuto sei seggi.
Se al Sudani riuscirà ora a capitalizzare la liberazione di Kittleson per riscuotere consensi in seno all’Amministrazione Trump lo diranno i prossimi giorni. Il rispetto della tregua in Iraq potrebbe essere un’ottima dote.