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La politica internazionale come un tavolo verde
La distorsione della quasi-vincita, che tormentava il Giocatore di Dostoevskij, con l'Amministrazione Trump è diventata una infrastruttura economica. Sport, finanza, politica: il rischio non si osserva più, si coltiva
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7 APR 26
Ultimo aggiornamento: 07:15 PM

Trump non sarà più presidente prima del 2027?, scommette Polymarket
Ne “Il Giocatore” di Dostoevskij il protagonista Aleksej Ivanovic sa che la roulette lo distruggerà, eppure, con la lucidità di chi ha già perso tutto una volta, torna ancora al tavolo. A spingerlo c’è la convinzione viscerale che il prossimo lancio possa riparare ogni perdita precedente, quella stessa convinzione che Dostoevskij conosceva dall'interno: aveva scritto il romanzo in tre settimane per pagare debiti di gioco, dettandolo a una stenografa.
L'impulso che descrive appartiene a una struttura cognitiva condivisa, diffusa ben oltre la soglia clinica della patologia. I neuroscienziati la chiamano distorsione da quasi-vincita: il cervello registra ogni mancata sconfitta come segnale di imminente successo, anziché come conferma della casualità. I circuiti della dopamina rispondono all'incertezza più che alla ricompensa certa, il che rende il gioco d'azzardo capace di sfruttare l'architettura cognitiva umana contro il suo stesso interesse.
Questa struttura ha trovato oggi nello sport in generale, e nel calcio in particolare, la forma più popolare e redditizia. Le leghe europee hanno intrecciato la propria sostenibilità economica con l'industria delle scommesse attraverso sponsor sulle maglie, pubblicità a bordo campo e accordi sui dati con i bookmaker. In Italia, sebbene il Decreto Dignità del 2018 abbia vietato la pubblicità sul settore, le piattaforme proliferano e le scommesse live crescono, producendo una frizione tra divieto normativo e mercato reale che tutti fingono di non vedere.
A pensarci bene, il meccanismo è simile anche per chi investe in Borsa: il capitale è messo a rischio, l'esito è ugualmente incerto e il rendimento legato a variabili non controllabili. Quello che cambia è unicamente la narrazione, e quindi il grado di accettazione sociale: l'investitore, in teoria, studia i fondamentali e ragiona sul lungo periodo, il giocatore segue l'istinto. Nel day trading su azioni meme e nelle opzioni a breve scadenza, e ancor di più nel mercato delle criptovalute, quella distinzione scompare del tutto.
Kalshi e Polymarket hanno fatto un passo ulteriore, costruendo mercati di previsione in cui si scommette su eventi reali: chi vincerà le elezioni, se la Fed taglierà i tassi, se scoppierà una guerra. L'idea era razionale, poiché aggregare le aspettative disperse dovrebbe produrre previsioni più accurate degli esperti. In alcuni casi, funziona.
Il problema emerge quando questi mercati smettono di osservare la realtà e cominciano a plasmarla. Nello sport minore il meccanismo era già noto, dato che tennisti di bassa classifica ricevevano minacce prima di partite su cui qualcuno aveva scommesso pesante. Il match-fixing rivela una possibilità strutturale del sistema, attivata ogni volta che la posta supera la soglia di convenienza economica.
Con Trump, questa logica ha trovato un humus mai così fertile, lanciandolo su scala globale. I mercati di previsione hanno registrato movimenti anomali nelle ore precedenti all'annuncio dei dazi del 2 aprile 2025, con posizioni che suggerivano una conoscenza anticipata del decreto, tanto che chi aveva accesso all'informazione poteva trasformarla in posizione di mercato prima che diventasse pubblica. L'insider trading ha trovato nella nuova geografia delle scommesse un habitat meno regolamentato di Wall Street.
Nel conflitto con l'Iran il meccanismo è venuto definitivamente a galla, palesandosi apertamente: su Polymarket sono comparse concentrazioni anomale di capitali, le cosiddette balene, puntate sull'inizio della guerra entro finestre temporali precise. Un fenomeno che l’Amministrazione trumpiana non mira neanche a nascondere, dato che il figlio Barron è advisor sia di Polymarket che di Kalshi.
Il desiderio di piegare il caso alla propria volontà che muoveva il giocatore di Dostoevskij oggi dispone di strumenti estremamente più sofisticati, in un mercato globale in cui la scommessa, per alcuni, non è più una capacità divinatoria, ma una misura del grado di influenza che si può esercitare sulla realtà.