Dopo anni di battaglie legali, l'erede recupera il quadro di Modigliani rubato dai nazisti

La Corte suprema di New York ha stabilito che “L’uomo seduto con bastone” faceva parte dei beni sottratti durante la persecuzione nazista, ordinandone la restituzione a Philippe Maestracci, erede del gallerista ebreo Oscar Stettiner

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6 APR 26
Ultimo aggiornamento: 05:39 PM
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Corte Suprema. Foto LaPresse

Parigi. Da una parte una facoltosa famiglia di collezionisti e mercanti d’arte di origini libanesi, dall’altra un piccolo agricoltore francese di 79 anni originario della Dordogna, e al centro un quadro del pittore italiano Amedeo Modigliani, “L’uomo seduto con bastone”, dipinto nel 1918 e rubato dai nazisti nel 1944 prima di riapparire sul mercato internazionale. Sono questi i protagonisti di una delle battaglie giudiziarie più palpitanti degli ultimi anni, iniziata nel 2015 quando Philippe Maestracci, nipote dell’antiquario ebreo di origini britanniche Oscar Stettiner, ha avviato un’azione legale negli Stati Uniti per ottenere la restituzione del quadro di Modigliani che apparteneva al nonno, e conclusasi venerdì scorso quando la Corta suprema di New York ha dato ragione all’agricoltore francese che potrà riavere il quadro appartenuto ai suoi antenati a ottantadue anni dalla sua sottrazione.
Sulla base di 54 documenti riuniti dai legali di Maestracci, il giudice Joel M. Cohen ha stabilito che il dipinto faceva effettivamente parte dei beni sottratti durante la persecuzione nazista, ordinando la restituzione all’erede del gallerista ebreo Oscar Stettiner, morto in Francia nel 1948. “Prima della sua confisca illegale, Oscar Stettiner era proprietario del dipinto o, quantomeno, godeva di un diritto di possesso superiore”, si legge nella sentenza. I legali della difesa, ossia del mercante d’arte di origini libanesi David Nahmad e della sua società International Art Center, che avevano acquistato il dipinto in un’asta di Christie’s nel 1996, “non hanno fatto alcuna obiezione pertinente e non hanno presentato alcuna prova che consentisse di identificare una persona diversa da Stettiner come proprietario del dipinto né di dimostrare che Stettiner si fosse volontariamente separato dell’opera”, ha sottolineato Joel M. Cohen. A sostegno della sua decisione, il giudice ha fatto leva in particolare sui documenti che attestano il prestito dell’opera per essere esposta alla Biennale di Venezia nel 1930, nonché una sentenza emessa nel 1946 da un tribunale francese dinanzi al quale Stettiner aveva fatto valere i propri diritti di proprietà sul dipinto dopo la Seconda guerra mondiale. Al Monde, a gennaio, Maestracci non si era esposto sul contenzioso in corso, dicendosi semplicemente “orgoglioso” che il nonno possedesse “opere così belle”.
Ieri non ha risposto alle sollecitazioni del Foglio per un commento sulla sua vittoria giudiziaria, a undici anni dalla decisione di rivolgersi alla società canadese Mondex, specializzata nel recupero di opere d’arte rubate, per avviare un’azione legale a New York. Mondex chiese alle autorità statunitensi di aiutare Maestracci a recuperare il suo quadro, che all’epoca era depositato nei Freeports di Ginevra, una zona franca altamente sorvegliata, esente da dazi doganali e tasse. La famiglia Nahmad aveva inizialmente assicurato di non essere proprietaria del quadro, sostenendo che appartenesse all’International Art Center, una società creata dallo studio legale panamense Mossack Fonseca. Ma quando i documenti dello studio sono stati resi pubblici nell’ambito della fuga di notizie nota come “Panama Papers” nel 2016, è emerso che David Nahmad era l’unico proprietario della società. La decisione della Corte suprema americana si inserisce in un più ampio sforzo internazionale volto a restituire opere d’arte saccheggiate durante la Shoah.