S’ode la sghignazzata delle vittime di Kristi Noem, devastata dalle tettone chattose del marito

L'ex ministra americana della repressione degli immigrati ora invita a pregare per lei e per il marito Bryon, dopo che il Daily Mail ha svelato il suo modo di evadere dall’atmosfera famigliare attraverso le chat della bimbofication. La vendetta è una forma di giustizia. Così devono pensarla anche i deportati in Ecuador

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3 APR 26
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Kristi Noem. Foto LaPresse

C’era una volta il sano vecchio brillante travestitismo. Con la sua vetta teologica internazionale, Paolo Poli. Con Sarah Bernhardt nella parte di Amleto. Poi è arrivata, con somma soddisfazione nostra, la vendetta di Cricket, il cucciolo che a un anno e quattro mesi si beccò una fucilata di Kristi Noem, governatrice del South Dakota e ministra della repressione degli immigrati in carico fino a poco fa al solito Trump, perché era troppo eccitato nelle battute di caccia. La vendetta, secondo una filosofa francese irritata col mondo, ma non solo secondo lei, è una forma di giustizia. Così devono pensarla anche i deportati in Ecuador, non certo stinchi di santo, a parte alcuni trascinati lì per errore, che ebbero comminata come pena accessoria una fotografia dietro le sbarre a illustrare la ferocia America first della cara Kristi, che ora invita a pregare per lei e per il marito Bryon, dopo che il Daily Mail ha svelato il suo modo di evadere dall’atmosfera famigliare attraverso le chat della bimbofication. Tette in silicone grandi come il Cupolone, altri accessori fetish di scarsa ma roboante pretesa perversione, conversazioni erotiche da commedia di Ionesco venuta male. Simbologie che hanno pochissimo della cristianissima retorica famigliare e matrimoniale delle Kristi e dei Bryon, improbabili nuclei ma scintillanti della galassia trumpiana. Il rimpianto per la compostezza delle cene eleganti percorre l’universo mondo.
Cricket e i detenuti assistono ora allo spettacolo della rovina definitiva di una carriera già in parte consumata dalla feroce ma incompetente efficienza della caccia all’immigrato illegale che ha funestato di lutti Minneapolis e altre città americane, quando agli ordini di un indimenticato Greg Bovino e della Noem si sparava in faccia alle casalinghe democratiche o si ammazzava, dieci contro uno, un tizio che protestava a norma di Costituzione. Bryon va per i sessanta, il suo strumento di piacere, si fa per dire, è lo stesso degli adolescenti inquieti, il telefonino. Ma il bimbolinguaggio allude alla carcassa erotica di un culto raffazzonato e impotente dell’immagine della femmina e del maschio, costretti dalla moda a passare dal gioco en travesti, dall’icona barocca del balletto di corte, dallo scambio drammatico e melodrammatico di genere della vecchia cultura teatrale e operistica della decadente Europa, al l’ego dell’orgasmo siliconico, la fine di tutti i giochi e l’inizio di tutte le noie. Bore first!, seguito da abbondanti preghiere a riscatto del peccatuccio insignificante esteticamente molesto. Il Daily Mail ha consacrato le tettone chattose del marito di Kristi sull’altare della tipica famiglia americana al governo nell’èra del narcisismo penoso e del vago capriccio sadomaso per sé, vessatorio per gli altri. Meravigliosa nemesi, astuzia della storia immersa nella sua stessa ironia, tutte queste prediche per l’oggettivazione plastica e di plastica del cattivo gusto. E intanto Cricket dal suo paradiso perdona e prega. Ghignano i detenuti ecuadoriani per una photo opportunity in cui non avrebbero mai sperato, con la famiglia del persecutore perseguitata, occhio per occhio, tetta per tetta.