Si può uccidere la Nato senza abbandonarla? Soluzioni trumpiane e chi se ne avvantaggia

Trump non accetta il fatto che gli europei, nonostante le sue minacce, non si facciano trascinare in una guerra contro l’Iran su cui non sono stati né consultati né informati. Ma ritirarsi dal Trattato Nord Atlantico sarebbe molto complicato per lui

3 APR 26
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Foto ANSA

Bruxelles. Nel suo discorso di mercoledì primo aprile Donald Trump non ha annunciato il ritiro degli Stati Uniti dalla Nato, come molti temevano in Europa dopo la sua intervista sul Daily Telegraph. Ma alcuni leader europei hanno preso coraggio per denunciare l’opera di distruzione che Trump sta compiendo contro l’Alleanza. Trump “erode la sostanza” della Nato, ha detto il presidente francese, Emmanuel Macron. Il premier polacco, Donald Tusk, si è spinto fino a evocare una collusione con Vladimir Putin. “La minaccia di far saltare la Nato, l’allentamento delle sanzioni contro la Russia, una grave crisi energetica in Europa, l’interruzione degli aiuti all’Ucraina”, ha scritto Tusk su X: “Tutto questo sembra rientrare nel piano ideale di Putin”.
Trump non accetta il fatto che gli europei, nonostante le sue minacce, non si facciano trascinare in una guerra contro l’Iran su cui non sono stati né consultati né informati, che non ha obiettivi chiari definiti e i cui esiti considerano disastrosi sul piano geopolitico oltre che economico. Il capro espiatorio del suo fallimento è stato individuato nella Nato, i cui membri europei, nella mitologia Maga, vivono sulle spalle degli americani, senza alcun vantaggio per gli Stati Uniti. Uscire consentirebbe a Trump di creare un’altra crisi per nascondere il disastro in Iran e rimobilitare la base isolazionista che contesta il suo intervento militare nel Golfo. In un’intervista alla televisione estone, l’Alto rappresentante, Kaja Kallas, ha definito le minacce di Trump di lasciare la Nato, a causa del mancato sostegno sull’Iran, come “un pretesto per fare qualcosa che è stato pianificato da molto tempo”. Ma ritirarsi dal Trattato Nord Atlantico sarebbe molto complicato per Trump. Una legge adottata nel 2023 con una maggioranza bipartisan al Congresso – paradossalmente promessa dall’attuale segretario di stato, Marco Rubio, per evitare colpi di testa di Trump in caso di rielezione – impone un voto dei due terzi dei membri del Senato. Il presidente potrebbe ignorare la legge e firmare un ordine esecutivo. Ma si esporrebbe a ricorsi legali, nonché a una rivolta di una parte del suo Partito repubblicano.
Tuttavia, anche senza uscire, Trump può uccidere la Nato. In effetti è ciò che già sta facendo con le sue ripetute dichiarazioni sulla “tigre di carta”, che distruggono la credibilità della deterrenza dell’Alleanza. Emmanuel Macron glielo ha ricordato ieri, accusando Trump di minare la Nato. “Organizzazioni e alleanze come la Nato sono definite da ciò che non viene detto, ovvero dalla fiducia che le sostiene”, ha ricordato Macron: “Se si mette in dubbio il proprio impegno ogni giorno, se ne erode la sostanza”. Il presidente francese ha chiesto a Trump di “essere serio” e “smettere di dire il contrario di ciò che hai detto il giorno prima”.
“Per uccidere la Nato basta rimettere in discussione l’adesione all’articolo 5”, spiega al Foglio un ex ambasciatore di un paese membro dell’Alleanza: “Nel momento in cui si mette in dubbio la partecipazione degli Stati Uniti alla difesa collettiva, la deterrenza dell’Alleanza si svuota”. Ci sono altri modi per uccidere la Nato, senza doverne uscire. Basta “annunciare improvvisamente il ritiro di gran parte del contingente americano in Europa”, dice l’ex ambasciatore. Secondo un altro ex ambasciatore alla Nato, l’americano Ivo H. Daalder, questa “è la più grave crisi nella storia della Nato”, perché la fiducia – elemento essenziale di un’alleanza militare – “forse è stata definitivamente distrutta” e “l’America di Trump non è più affidabile come alleato in tempo di guerra”.
Dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca, la speranza di mantenere gli Stati Uniti impegnati nella sicurezza dell’Europa aveva spinto gli europei a fare dolorose concessioni al presidente americano: la spesa per la Difesa al 5 per cento, l’accettazione di un negoziato impari con la Russia, il pagamento delle armi americane per l’Ucraina, l’accordo sui dazi al 15 per cento. Con la guerra in Iran, qualcosa è cambiato. Gli europei non sembrano più presi dal panico di fronte a Trump. Gli emissari che hanno l’attenzione del presidente americano telefonano (il presidente finlandese, Alexander Stubb, lo ha fatto mercoledì prima del discorso di Trump) o vengono inviati a Washington (il segretario generale della Nato, Mark Rutte, andrà la prossima settimana). Ma le critiche sono esplicite e le contrapposizioni sono dirette. Macron ieri ha detto che è “irrealistico” riaprire lo Stretto di Hormuz con la forza e che è necessario trovare una forma di “coordinamento con l’Iran”. Come Tusk, anche Kallas si è chiesta “chi trae vantaggio” dalle dichiarazioni di Trump. La risposta: “Vladimir Putin e figure simili”.