“Riporteremo l’Iran all’età della pietra”. Trump accelera sulla guerra e minaccia (ancora) la Nato

Nel discorso alla nazione, pronunciato questa notte (ora italiana), il presidente americano rivendica i successi militari contro l’Iran, promette nuovi attacchi e agita lo spettro dell’uscita dall’Alleanza atlantica. Teheran replica con toni durissimi e minaccia ritorsioni “devastanti”

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2 APR 26
Ultimo aggiornamento: 10:33 AM
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Donald Trump - Foto Ansa

Nel discorso alla nazione pronunciato nella notte tra il 1° e il 2 aprile, Donald Trump ha sostenuto che la guerra contro l’Iran è “vicina al completamento”, rivendicando di aver già neutralizzato gran parte delle capacità militari di Teheran e di essere prossimo al raggiungimento degli obiettivi strategici. "Grazie ai progressi che abbiamo ottenuto, posso dire che siamo in grado di finire il nostro lavoro in un tempo molto, molto breve", ha detto. Il presidente ha parlato dunque di una possibile conclusione entro poche settimane, ma allo stesso tempo ha annunciato una nuova fase di attacchi molto intensi, lasciando senza risposta la questione centrale di come e quando il conflitto potrà realmente terminare. 
Nel suo intervento, Trump ha giustificato l’operazione come necessaria per impedire all’Iran di dotarsi dell’arma nucleare, ribadendo la disponibilità a colpire ulteriori obiettivi strategici in caso di minacce. In questo quadro, ha anche evocato la possibilità di un disimpegno degli Stati Uniti dalla Nato, riaprendo uno dei dossier più sensibili nei rapporti con gli alleati europei. Agli americani, invece, ha chiesto pazienza, e spiegato che la guerra è un “investimento per il futuro” dell’America.
Secondo Le Monde, il discorso si è distinto per i toni particolarmente aggressivi: Trump avrebbe promesso di “riportare l’Iran all’età della pietra”, senza però delineare alcuna vera strategia di uscita dal conflitto, rafforzando l’impressione di una guerra dagli obiettivi ancora incerti.
Alla retorica della Casa Bianca ha risposto duramente Teheran. Il portavoce del comando militare iraniano, Ibrahim Zolfaghari, ha promesso attacchi “devastanti” contro Stati Uniti e Israele, accusando Washington di aver scatenato il conflitto e avvertendo che il prezzo dell’aggressione sarà alto. “La guerra continuerà fino alla vostra definitiva e permanente umiliazione, al vostro pentimento e alla vostra resa”, ha dichiarato, aggiungendo che, dopo i colpi già inflitti, sono attese azioni “ancora più devastanti, ampie e distruttive”.
Le reazioni internazionali restano contrastanti: mentre Washington rivendica progressi militari, osservatori e alleati sottolineano l’ambiguità del messaggio, il rischio crescente di escalation e le possibili conseguenze geopolitiche di un eventuale strappo americano con l’Alleanza atlantica.