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La Russia addestra gli influencer alle fake news in America latina
Secondo un rapporto della Digital News Association, Mosca ha addestrato oltre mille creatori di contenuti ispanici per promuovere campagne di disinformazione e alimentare il sentimento anti-Washington. L’ecosistema propagandistico russo e l'“effetto verità illusoria”
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2 APR 26

© foto Ansa
La Russia ha addestrato oltre mille creatori di contenuti e influencer in America latina per promuovere campagne di disinformazione. Lo afferma un rapporto presentato negli Stati Uniti redatto dalla Digital News Association (Dna), secondo cui queste attività hanno coinvolto giornalisti provenienti da Argentina, Bolivia, Cile, Colombia, Cuba, Messico, Nicaragua e Venezuela. L’indagine è iniziata con una piattaforma di intelligenza artificiale che ha permesso di monitorare le notizie pubblicate in spagnolo contenenti “componenti dell’apparato mediatico finanziato dalla Russia”.
Questi comunicatori, addestrati dall’emittente statale “Rt en Español”, si aggiungono ai circa duecento creatori di contenuti ispanici che Mosca impiega in Russia per diffondere informazioni in America latina, ha spiegato il giornalista investigativo Jeffrey Scott Shapiro, coordinatore del Russian Propaganda Alert presso la Dna. Gli account associati a “Rt en Español” e “Sputnik Mundo”, anch’essi allineati al Cremlino, contano oltre 18 milioni di follower su Facebook e più di 6 milioni su YouTube. Inoltre, Shapiro ha indicato che esistono almeno 16 siti web creati dalla Russia che sono “falsi”, ovvero che tentano di impersonare altre testate giornalistiche note – come nella notissima operazione Doppelganger del 2022 contro l’Ucraina.
Tra gli strumenti utilizzati dalla Russia ci sono la “manipolazione narrativa” dei conflitti in corso, e l’aumento del sentimento “antimperialista” e “anticoloniale” diffuso in America latina, ha spiegato Gelet Martínez, fondatore di Adn Cuba e Adn América. I russi si adattano all’ideologia dei governi per seminare “tribalismo”, perché, sebbene in America latina sfruttino le idee di sinistra, negli Stati Uniti si sono infiltrati nei movimenti conservatori. Come è noto, anche in Europa la propaganda del Cremlino ha come interlocutori privilegiati partiti e movimenti sovranisti.
L’indagine ha individuato cinque tattiche impiegate dalla Russia nelle Americhe: la manipolazione emotiva delle informazioni; la selezione distorta dei fatti; l’immissione di teorie del complotto nell’immaginario collettivo; le false equivalenze; l’amplificazione degli estremismi. “Gli obiettivi sono fondamentalmente tre: polarizzare, generare sfiducia nelle nostre istituzioni e frammentare le nostre società. Oggi, con l’avvento di internet, tutto ciò sta diventando sempre più facile”, ha detto Martínez. Secondo gli esperti, i creatori di contenuti allineati con la Russia hanno sfruttato gli eventi negli Stati Uniti per alimentare il sentimento anti-Washington, per esempio attraverso i dazi doganali, le proteste contro l’Immigration and Customs Enforcement (Ice) e la guerra in Iran. Secondo i ricercatori, la disinformazione russa si è intensificata con l’aumento della pressione esercitata da Washington sugli alleati della Russia in America latina come Cuba, Nicaragua e Venezuela.
Eduardo Lobo Almazán, comandante delle Comunicazioni dell’Esercito spagnolo, ha spiegato che il modello russo della “diffusione a getto continuo di falsità” sfrutta i pregiudizi psicologici e le bolle informative per colonizzare l’agenda pubblica e minare le istituzioni. “La verità è il terreno decisivo del XXI secolo: non difenderla non è neutralità, è capitolazione strategica”, ha affermato l’ufficiale in un articolo pubblicato dal Centro di Studi superiori di Difesa nazionale, sotto l’egida del ministero della Difesa spagnolo. La tesi di Lobo Almazán avverte che la disinformazione russa funziona come vettore strategico, basato sulla manipolazione emotiva e cognitiva, il cui scopo è polarizzare, delegittimare e influenzare i processi elettorali in Europa e nella Nato. Questo vale anche per l’America latina e l’Africa.
L’ecosistema propagandistico russo, strutturato su tre pilastri – produzione, distribuzione e consumo – è organizzato in modo industriale per fabbricare narrazioni, amplificarle attraverso intermediari e bot e diffonderle in segmenti di pubblico specifici, trasformando la percezione in un campo di battaglia. Purtroppo, secondo questa analisi, le democrazie occidentali continuano a reagire con lentezza alla velocità e all’adattabilità di questa offensiva informativa. Il modello sviluppato dai servizi segreti di Putin opera sfruttando tre fattori: ripetizione, disponibilità e bias di conferma. Inondando i media con versioni contraddittorie e messaggi progettati per influenzare le emozioni e le convinzioni preesistenti, si ottiene il cosiddetto “effetto verità illusoria”, in cui la semplice ripetizione trasforma la falsità in apparente realtà.