Le esplosioni in Burundi e i timori dell'ennesimo colpo di stato

Con il presidente Ndayishimiye alla guida di turno dell’Unione africana, le esplosioni a Bujumbura riaccendono il timore di nuovi golpe, in un continente dove i colpi di stato sono aumentati e l’influenza occidentale pesa sempre meno

1 APR 26
Ultimo aggiornamento: 18:44
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Il presidente del Burundi Evariste Ndayishimiye (foto Epa, via Ansa)

In Burundi, il piccolo paese dell’Africa orientale incastonato tra Ruanda, Tanzania e Repubblica democratica del Congo, le forti esplosioni che hanno seminato il panico nella città di Bujumbura sono state attribuite dalle autorità a un incidente in un deposito militare di munizioni, causato da un guasto elettrico. Tuttavia, molti residenti dell’ex capitale – ancora oggi città più popolosa e centro economico del paese – riferiscono di aver udito anche colpi di arma da fuoco, alimentando la circolazione di versioni contrastanti.
Le prime segnalazioni, intorno alle 19, indicavano detonazioni provenienti dall’area di Musaga, nel sud della città, dove si trovano diverse installazioni militari. Testimoni parlano di colonne di fumo visibili a distanza e di persone in fuga dai quartieri limitrofi. Nel vuoto di comunicazioni ufficiali immediate, alcune fonti hanno evocato anche scenari più gravi, inclusa l’ipotesi di un tentativo di colpo di stato.
Il contesto regionale contribuisce a rendere queste interpretazioni particolarmente sensibili. Negli ultimi anni, una sequenza di colpi di stato in diversi paesi africani, dal Sahel all’Africa occidentale, ha progressivamente eroso gli equilibri istituzionali e ridotto l’influenza stabilizzatrice delle potenze occidentali, creando un clima di maggiore incertezza politica. In questo quadro, pesa anche il ruolo internazionale del presidente Évariste Ndayishimiye, che dal 14 febbraio ricopre la presidenza di turno dell’Unione africana, mentre il Burundi resta il paese con il pil nominale più basso al mondo.
La storia recente del paese è segnata da episodi analoghi. Il 13 maggio 2015, il generale Godefroid Niyombare tentò un colpo di stato contro l’allora presidente Pierre Nkurunziza, nel pieno delle proteste contro la sua candidatura a un terzo mandato, giudicata incostituzionale dalle opposizioni. Nonostante l’annuncio della destituzione mentre Nkurunziza si trovava in Tanzania, le forze lealiste ripresero rapidamente il controllo. Anche nel settembre 2022, la rimozione del primo ministro Alain-Guillaume Bunyoni venne ufficialmente collegata a un suo presunto coinvolgimento in un tentato golpe contro Ndayishimiye. Diverse letture alternative parlarono però di un’operazione politica volta a un più ampio riassetto dell’amministrazione e della magistratura.
A Bunyoni è succeduto Gervais Ndirakobuca, rimasto in carica fino al 5 agosto scorso, figura a sua volta controversa: nel 1993, da capo guerrigliero, fu coinvolto nell’assassinio di Melchior Ndadaye, primo presidente democraticamente eletto del paese.
In ogni caso il quadro complessivo resta quello di un sistema politico fragile, segnato da tensioni ricorrenti e da una cronica opacità nelle dinamiche di potere.