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Orbán e i fondi Ue non restituiti. Su 1,4 miliardi segnalati per frode ne sono tornati 250 milioni. Il 12 aprile si vota
Il 16 per cento di tutte le irregolarità europee in un decennio porta il timbro di Budapest. Dal caso Tiborcz ai 18 miliardi congelati, la partita con Orbán si decide alle urne e Magyar promette l'adesione all'Eppo
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31 MAR 26

Il primo ministro ungherese Viktor Orbán a Budapest (AP Photo/Denes Erdos)
Secondo i dati dell’Olaf, l’ufficio antifrode dell’Ue, tra il 2015 e il 2024 l’Ungheria ha restituito solo 250 milioni degli 1,4 miliardi di fondi comunitari segnalati come potenzialmente fraudolenti (gare truccate, conflitti d’interesse, frodi e costi gonfiati), ossia il 18 per cento a fronte della media europea di recupero del 71. Il risultato è sproporzionale: il 16 per cento di tutte le irregolarità segnalate nel decennio riguarda l’Ungheria. L’Olaf si occupa proprio di questo: monitorare la spesa europea e le entrate, come i dazi che gli stati membri riscuotono per conto dell’Ue. Il problema è che l’Olaf può solo indagare, raccomandare il recupero dei fondi e di conseguenza l’avvio di procedimenti giudiziari. A quel punto dovrebbero entrare in gioco o i tribunali nazionali, oppure la procura europea (Eppo), a cui però l’Ungheria non ha ancora aderito insieme alla Danimarca e all’Irlanda. Nel corso di questi dieci anni l’Olaf ha raccomandato azioni giudiziarie in Ungheria per 52 casi ma solo 17 sono stati portati a giudizio. Il caso più noto è quello della Elios Innovatív, società del genero di Orbán, István Tiborcz, che secondo l’Olaf avrebbe vinto gare truccate per l’illuminazione pubblica, e per questo dovrebbe restituire 43,7 milioni. E invece la procura ungherese ha archiviato tutto. L’antifrode europeo, senza l’Eppo e senza la collaborazione dell’Ungheria e della rispettiva procura nazionale, si trova così a corto di strumenti. D’altro canto, il governo Orbán non cerca in nessun modo di fare un passo verso l’Ue. Anzi, oltre a opporre il veto agli aiuti verso l’Ucraina, riferisce al Cremlino i segreti condivisi in Consiglio. Il voto ungherese del 12 aprile sarà dunque decisivo. Tisza, il partito di Péter Magyar in orbita Ppe è in netto vantaggio sul premier ungherese nei sondaggi (49 vs. 41), e ha messo l’adesione all’Eppo tra le priorità. La vittoria di Myagar sarebbe un passo verso l’Ue (sull’Ucraina la posizione però resterebbe “no alle armi”) che Bruxelles potrebbe accogliere riaprendo il dossier da 18 miliardi dei fondi europei destinati all’Ungheria congelati nel 2022.