Putin ora chiede agli oligarchi fondi per la guerra

Il bilancio è in rosso e il Cremlino chiede soldi per finanziare l'invasione in Ucraina. La guerra in Iran però ha fatto risalire il greggio, e la sospensione temporanea delle sanzioni statunitensi ha permesso a Mosca di venderne di più e a prezzi più in linea con il mercato anziché al ribasso illegalmente

28 MAR 26
Ultimo aggiornamento: 10:54 | 29 MAR 26
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Vladimir Putin EPA/SERGEI ILNITSKY

Giovedì, dopo il congresso dell’Unione russa degli industriali, Vladimir Putin ha incontrato a porte chiuse i maggiori oligarchi per chiedergli di contribuire al bilancio federale per finanziare la guerra. Suleiman Kerimov, quinto uomo più ricco della Russia, avrebbe promesso 100 miliardi di rubli, 1,2 miliardi di dollari. Anche Oleg Deripaska, magnate dell’alluminio, avrebbe accettato, mentre Igor Sechin, capo del colosso petrolifero Rosneft, avrebbe proposto obbligazioni di guerra federali. Nello stesso incontro Putin ha ribadito che la guerra continuerà finché Mosca non avrà preso il resto del Donbas. Il bilancio è però in rosso: il deficit federale a fine febbraio ha già raggiunto 3,45 trilioni di rubli, quasi l’intero target annuale.
Nel primo trimestre del 2026 le entrate da petrolio e gas dovrebbero fermarsi a 1,34 trilioni di rubli, circa 15 miliardi di dollari, ossia la metà rispetto allo stesso periodo del 2025. Il governo stava discutendo tagli del 10 per cento alle spese non militari, ma la decisione è stata rinviata perché la guerra in Iran ha fatto risalire il greggio, e la sospensione temporanea delle sanzioni statunitensi decisa da Trump ha permesso a Mosca di venderne di più, e a prezzi più in linea con il mercato anziché al ribasso illegalmente. E più la guerra in Iran continua, più Putin respira: secondo uno studio Carnegie, ogni aumento di 10 dollari nel prezzo mensile dell’Urals porta circa 1,63 miliardi di dollari in più al bilancio federale. Infine, sulla richiesta di Putin agli oligarchi il Cremlino ha smentito e confermato allo stesso tempo. Ieri il portavoce Dmitri Peskov ha negato la richiesta per le donazioni, ammettendo però che uno dei presenti all’incontro avrebbe offerto spontaneamente una “somma molto grande”, e che “molti considerano un dovere restituire” perché le loro fortune “sono nate negli anni Novanta proprio grazie allo stato”. Per vent’anni il patto tra Cremlino e oligarchi è stato “voi soldi, noi politica”. Ora, con un bilancio in rosso, i soldi servono indietro a Putin.