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la vittima collaterale
Le conseguenze della guerra contro l'Iran per l'Ucraina e la diplomazia Ue
Kyiv sta passando in secondo piano non solo per gli Stati Uniti, ma anche per l’Unione europea, imbarazzata dalla sua incapacità di mantenere la parola data sul prestito da 90 miliardi di euro. Il veto di Orbán e le urgenze ucraine
Bruxelles. Il commissario europeo alla Difesa, Andrius Kubilius, ieri ha suonato un campanello d’allarme sulle conseguenze della guerra in corso contro l’Iran per l’Ucraina che continua a difendersi dall’aggressione della Russia. “Gli americani non saranno davvero in grado di fornire un numero sufficiente di questi missili sia per i paesi del Golfo, sia per l’esercito americano, sia per le esigenze dell’Ucraina”, ha detto Kubilius. Nel frattempo, di fronte all’aumento dei prezzi del petrolio, l’Amministrazione Trump ha deciso di riaprire i rubinetti del greggio della Russia. Il segretario al Tesoro, Scott Bessent, ha annunciato la sospensione di 30 giorni delle sanzioni contro il petrolio russo per permettere all’India di acquistarlo e raffinarlo. Armi ed energia: l’Ucraina sta passando in secondo piano non solo per gli Stati Uniti, ma anche per l’Unione europea, imbarazzata dalla sua incapacità di mantenere la parola data sul prestito da 90 miliardi di euro.
Mosca ha molto da perdere sul piano strategico nella guerra lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, alleato storico della Russia nella regione e nella sfida agli occidentali. Ma nel breve periodo ha anche molto da guadagnare sul piano tattico. La decisione americana di sospendere le sanzioni per l’India è una boccata d’ossigeno finanziaria. L’obiettivo è “permettere al petrolio di continuare a fluire nel mercato globale” e “alleviare la pressione causata dal tentativo dell’Iran di prendere in ostaggio l’energia”, ha detto Bessent. “Questa misura deliberatamente di breve periodo non fornirà benefici finanziari significativi al governo russo”, ha assicurato. In realtà, la sospensione per la Russia vale da 2 a 4 miliardi di dollari per il solo mese di marzo. La possibilità di nuova crisi dei prezzi dell’energia sta distraendo l’Ue. Il tema sarà al centro del vertice dei capi di stato e di governo del 19 e 20 marzo.
I leader non sono ancora riusciti a superare il veto di Orbán sul prestito da 90 miliardi di euro che avevano promesso all’Ucraina. I leader di Commissione e Consiglio europeo sono più impegnati nella diplomazia attorno alla guerra in Iran che a risolvere il problema di Orbán, che è in difficoltà in campagna elettorale e sta moltiplicando gli atti ostili contro l’Ucraina. Il prestito è vitale per permettere a Kyiv di continuare a difendersi. Sintomo del nervosismo: la Commissione ieri ha usato parole molto dure per criticare una minaccia velata di Zelensky a Orbán di dare il suo numero di telefono all’esercito ucraino per convincerlo a sbloccare i 90 miliardi. “Questo tipo di linguaggio non è accettabile”, ha detto la Commissione: “Non ci devono essere minacce contro gli stati membri dell’Ue”. La penuria di armi dovuta al dirottamento verso medio oriente e Golfo dovrebbe essere un tema altrettanto urgente. “Solo per le esigenze dell’Ucraina occorrono almeno 2.000 missili Patriot”, ha spiegato Kubilius. Il commissario alla Difesa è impegnato in un tour per promuovere la fabbricazione di missili in Europa. Ma i tempi del programma di riarmo europeo non sono compatibili con le urgenze dell’Ucraina.