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Editoriali
I russi e il premier ungherese puntano di nuovo a Budapest. A Trump piace
Lavrov è stato considerato il capro espiatorio del fallimento dell'organizzazione per il vertice in Ungheria tra il presidente russo e quello americano. Ora però il ministro degli Esteri è pronto a incontrare Rubio, mentre il tycoon ha accolto Orbán alla Casa Bianca
Il ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, non è stato epurato. È talmente parte del progetto putiniano, talmente plasmato alle necessità di quel progetto, da non essere epurabile, neppure se, a detta di alcune pubblicazioni russe molto riprese dalla stampa occidentale, sia stato preso come capro espiatorio del fallimento dell’organizzazione per il vertice di Budapest fra Donald Trump e Vladimir Putin. Forse sarà stato rimbrottato per aver sostenuto con il segretario di stato americano e capo della Sicurezza nazionale, Marco Rubio, posizioni non malleabili, negando al capo del Cremlino un vertice rapido, nel paese europeo meno solidale con Kyiv, ma molto apprezzato anche da Trump: l’Ungheria. Sarebbe stata una goduria, per Putin, mettere piede nell’Unione europea, stringere la mano di Trump per la seconda volta in un anno.
Lavrov ha ricominciato a parlare, ha detto che le posizioni di Mosca non cambiano, Kyiv deve rinunciare alla Nato e anche alle regioni di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzia e Kherson, anche ai territori che l’esercito russo non è riuscito a occupare. Il ministro ha sostenuto che con Washington ci sono comunicazioni costanti e lui è pronto a incontrare Rubio per un colloquio sulla base delle proposte che il segretario già conosce. Venerdì scorso, Trump ha accolto alla Casa Bianca Viktor Orbán e il premier ungherese, secondo fonti russe, si sarebbe presentato con una proposta di pace per concludere la guerra in Ucraina. Lo stesso Orbán, in conferenza stampa, aveva detto di avere delle idee da illustrare a Trump, ma nessun punto è finora trapelato. L’incontro con il premier ungherese è stato potenzialmente più pericoloso per Kyiv di un vertice con Putin: agli occhi di Trump, Orbán è un attore neutrale. Invece il premier ungherese segue l’agenda del Cremlino sulla guerra contro l’Ucraina. Il capo della Casa Bianca ha detto di essere disposto a incontrare Putin e che, se ci saranno le condizioni per questo vertice, ci terrebbe fosse organizzato proprio a Budapest. Orbán ha lavorato bene per Putin e per se stesso.
L'editoriale dell'Elefantino