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L'editoriale del direttore

La pace dopo le tragedie. La guerra che Israele sta vincendo anche per noi

Claudio Cerasa

Perché la capitolazione dei nemici di Israele rafforza chi ha a cuore un futuro con più pace e più libertà. Due anni dopo il 7 ottobre, resterà la tragedia di Gaza e un medio oriente rivoluzionato

La guerra tragica e necessaria che dopo due anni di ferite, di morti, di drammi, di estremismi, di isolamenti e di successi Israele ha vinto su tutta la linea in medio oriente, costringendo Hamas a firmare un accordo di pace che prevede, oltre al rilascio degli ostaggi, il suo progressivo smantellamento e la sua necessaria fuoriuscita da Gaza, non sappiamo se porterà al Nobel per la Pace per Donald Trump, e a questo punto non ci sarebbe nulla di male. Ma sappiamo che dovrebbe portare ad aprire con urgenza gli occhi su un film importante che riguarda gli anni durante i quali Israele ha cambiato, forse per sempre, il destino del medio oriente, combattendo e vincendo una guerra al centro della quale non vi era solo la difesa di una democrazia aggredita ma vi era prima di tutto la difesa di qualcosa di ancora più importante dello stesso Israele: la capacità delle democrazie di non soccombere di fronte a chi cerca con il terrore di riscrivere ogni giorno le coordinate dell’ordine mondiale liberale. La guerra tragica e necessaria che dopo due anni di sangue Israele ha vinto su tutta la linea grazie alla forza del suo esercito è una guerra al termine della quale il medio oriente si presenta con un volto molto diverso rispetto a come lo avevano immaginato i terroristi il 7 ottobre 2023.

 

Il pogrom di Hamas, l’aggressione più brutale mai ricevuta dal popolo ebraico dopo l’Olocausto, aveva come fine ultimo non solo violare Israele, ma anche isolarlo dal resto del mondo. Sia allontanandolo dai paesi arabi, ai quali Israele si stava unendo attraverso gli Accordi di Abramo, Arabia Saudita in primis. Sia rafforzando l’asse del terrore che da Gaza arrivava a Teheran passando per Damasco. Sia, infine, costruendo la sceneggiatura perfetta, attraverso la prigionia degli ostaggi, attraverso i tunnel scavati sotto agli ospedali, le scuole di Gaza, per costringere Israele a intervenire nella Striscia in modo brutale, mettendo così a rischio la sua reputazione internazionale. Due anni dopo, la guerra tragica e necessaria portata avanti da Israele ha prodotto, dal punto di vista militare, risultati di segno completamente opposto. L’esercito israeliano, oltre ad aver preso il controllo militare su gran parte della Striscia, uccidendo, purtroppo insieme a tantissimi civili, i leader di Hamas, incluso l’artefice del massacro del 7 ottobre, Yahya Sinwar, ha avuto la meglio anche sui terroristi libanesi, su Hezbollah, il cui leader, Hassan Nasrallah, è stato ucciso in un bunker a Beirut. E con la sua azione militare Israele ha spinto i terroristi, in Libano, dietro al fiume Litani oltre il quale dovevano stare, in base alla risoluzione Onu 1701, mai fatta rispettare dalla comunità internazionale e resa nuovamente operativa solo grazie all’intervento brutale dell’esercito israeliano. Una volta sistemato Hezbollah, Israele, dando un contributo decisivo al regime change in Siria, grazie al quale un dittatore sanguinario di nome Assad, difeso in passato anche dalle truppe di Hezbollah, è stato costretto all’esilio in Russia, si è concentrato sulla testa della piovra, ovvero sull’Iran.

 

E con una campagna di dodici giorni, durante la quale in poche ore ha preso il possesso dello spazio aereo del regime degli ayatollah, ha colpito al cuore la principale minaccia esistenziale per lo stato ebraico, per l’occidente e per buona parte del medio oriente: il programma nucleare del governo rivoluzionario iraniano. Israele, con il supporto dell’America, oltre ad aver colpito il programma nucleare, ha distrutto le difese aeree iraniane, ha limitato lo spazio di azione di altri storici alleati dell’Iran, come le milizie sciite irachene, ha decapitato la leadership dei terroristi yemeniti  houthi, ha costretto paesi ambigui con il terrore come il Qatar a rendersi conto che chi non sceglie con chiarezza con chi stare in medio oriente rischia di essere punito. E nell’ultimo miglio di una guerra tragica e necessaria, ha chiuso un cerchio, mettendo di fronte ai follower del terrorismo una realtà molto diversa rispetto a quella immaginata il 7 ottobre. L’Iran si è indebolito, i suoi tentacoli si sono spezzati, l’America non ha abbandonato Israele e anche i paesi arabi che avrebbero dovuto allontanarsi dal popolo ebraico in questi due anni hanno mostrato di fronte a Israele una pazienza e una clemenza figlie di una convinzione profonda, che in medio oriente forse è ancora più chiara rispetto all’occidente: i nemici di Israele non sono solo nemici di Israele ma sono i nemici di tutti coloro che sognano di avere un mondo che non sia dominato dal terrore, paesi arabi compresi.

 

Il cancelliere Friedrich Merz, mesi fa, ha detto che Israele, in medio oriente, dal 7 ottobre in poi, ha fatto il lavoro sporco che l’occidente non ha avuto la forza di fare, combattendo con tutte le armi a disposizione contro gli stessi nemici che minacciano il nostro benessere e la nostra sicurezza. Degli ultimi due anni di guerra, molte cose non si possono cancellare. Il dramma del 7 ottobre, la tragedia dei civili morti a Gaza, il ritorno dell’antisemitismo e la guerra tragica e necessaria che Israele ha vinto per proteggere non solo se stessa ma anche un principio: quando un ebreo viene ucciso in quanto ebreo, la guerra non è contro uno stato, ma è semplicemente contro la nostra libertà.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.